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Archivio per il tag “PETCOKE”

CRITICHE AL SINDACO PORTOBELLO, ASSOLTO IL BLOGGER PINO CIAMPOLILLO

Un ringraziamento lo esprimo agli amici Avvocati Fabio Falcone e Giuseppe Caltanisetta , grazie al loro impegno e alla loro alta professionalità, mi si è giuridicamente visto riconosciuto il diritto ad esprimere liberamente il mio pensiero critico contro ogni forma di illegalità e di gestione affaristico-clientelare della Cosa Pubblica.

Un ringraziamento particolare lo rivolgo a mio figlio Marco e mia moglie Angela (dipendente del Comune di Isola), con grande senso di responsabilità e di amore, ha dovuto subire nel tempo ed in silenzio, una serie interminabile di umiliazioni e di violenza psicologica (esercitata dai “dimissionati” amministratori) che hanno messo a dura prova la granitica forza della nostra famiglia. Grazie Amore








“ … Noi crediamo nella virtù rivoluzionaria della
cultura che dona all’uomo il suo vero potere ”.

 

 

 

 

 

 

 

 

DECRETO SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE ISOLA DELLE FEMMINE

CRITICHE AL SINDACO PORTOBELLO, ASSOLTO IL BLOGGER PINO CIAMPOLILLO
BRUNO, CIAMPOLILLO, DIFFAMAZIONE, ENEA VINCENZO, LA CUPOLA
DELLA POLITIKA A ISOLA DELLE FEMMINE, MAFIA, MATASSA, PALazzotto, POMIERO,
PORTOBELLO, SEMNTENZA 648 2014, VOTO DI SCAMBIO,

CRITICHE AL SINDACO PORTOBELLO, ASSOLTO IL BLOGGER PINO CIAMPOLILLO

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ISOLA DELLE FEMMINE Mafia: Crocetta, entro giugno firma per Giardino della memoria

Strage di Capaci, Tina Montinaro: «Basta antimafia da parata»

Tina Montinaro dice basta all’«antimafia da parata» dei politici. «Che dicano chiaramente Non ce ne frega un accidente della memoria di quel giorno, di rendere onore al sacrificio di cinque persone morte mentre servivano lo Stato”»

Tina Montinaro

Tina Montinaro
Tina Montinarola vedova di Antonio Montinaro, il caposcorta di Falcone ucciso nella strage di Capaci e presidente dell’associazione Quarto Savona Quindici, in una nota bacchetta le istituzioni e la classe politica regionali: «Anche quest’anno le istituzioni regionali e la classe politica siciliana si sono contraddistinte per il manifesto disinteresse verso la memoria diAntonio MontinaroVito Schifani e Rocco Di Cillo, i tre poliziotti morti il 23 maggio del 1992 sull’autostrada A29, insieme al giudice Giovanni Falcone e a sua moglie Francesca Morvillo. Ci auguriamo – scrive Tina Montinaro – che, per conservare un briciolo di coerenza e onestà intellettuale, non sfoggino la solita retorica del ricordo, buona solo a far passerella sul palcoscenico dell’antimafia parolaia». La vedova Montinaro sottolinea come sia dal 2012 che «si attende che partano i lavori per la realizzazione del Parco della memoria Quarto Savona 15, quello spazio che doveva nascere sul tratto della A29 che collega Capaci a Palermo dove è avvenuto l’attentato e in cui avrebbe potuto trovare una degna collocazione il relitto dell’auto su cui viaggiavano mio marito Antonio, Vito e Rocco. Avevamo avuto l’assicurazione dall’allora governatore Raffaele Lombardo che ci sarebbero stati i finanziamenti, ma oggi non si trova nè la delibera promessa nè i finanziamenti, ai quali avrebbe partecipato anche l’Anas». Le risposte mancate, non riguardano soltanto il precedente governatore della Sicilia. Tina Montinaro spiega di aver chiesto «più volte all’attuale presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, di incontrarmi per fare chiarezza ma è stato tutto inutile, come vane sono state le rassicurazioni di molti politici, pronti, solo a parole, a farsi promotori dell’avvio dei lavori». 
La vedova del caposcorta di Giovanni Falcone, se questi sono i risultati dell’interesse della politica a perseguire un percorso della memoria, chiede ai politici di dire chiaramente «”Non ce ne frega un accidente della memoria di quel giorno, di rendere onore al sacrificio di cinque persone morte mentre servivano lo Stato”. Sarebbe quanto meno un atto di coraggio».

http://100passijournal.info/strage-di-capaci-tina-montinaro-basta-antimafia-da-parata/



Mafia: Crocetta, entro giugno firma per Giardino della memoria









Palermo, 21 mag. – (Adnkronos) – “I lavori di riqualificazione del Giardino della memoria ‘Quarto Savona Quindici’ sono stati già definiti il 5 marzo scorso con il direttore compartimentale dell’Anas e con il commissario straordinario di Isola delle Femmine, Matilde Mulé”. Così il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, risponde a distanza a Tina Montinaro, presidente dell’associazione Quarto Savona Quindici e moglie di Antonio Montinaro, caposcorta del giudice Giovanni Falcone, ucciso nella strage di via D’Amelio. Oggi la vedova dell’agente di scorta aveva denunciato il mancato avvio dei lavori del Parco della Memoria ‘Quarto Savona 15′, che sarebbe dovuto nascere sul tratto della A29 tra Capaci a Palermo, teatro dell’eccidio. I lavori sarebbero dovuti iniziare nel 2012, denuncia Montinaro. Adesso dal governatore Crocetta arriva la rassicurazione. La Regione, infatti, ha recuperato lo stanziamento dell’importo necessario, pianificato con il direttore Tonti dell’Anas “le modalità di realizzazione e la sinergia da attuare”. I primi di giugno la convenzione sarà sottoscritta dallo stesso presidente della Regione, dal Comune di Isola delle Femmine, dal prefetto di Palermo e dal direttore regionale dell’Anas. L’intervento per la realizzazione del nuovo parco urbano “Quarto Savona Quindici” ovrà essere concluso entro 90 giorni dall’affidamento dei lavori. “E’ di tutta evidenza – conclude Crocetta – che l’impegno e l’azione dell’amministrazione regionale e di questo governo, restituire non soltanto il doveroso decoro ad un luogo simbolo per tutta la Sicilia e l’Italia, ma anche conservare e rinnovare ogni giorno la memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e tutti gli uomini uccisi barbaramente dalla mafia, dando anche il giusto riconoscimento alle famiglie per il loro doloroso sacrificio”.
(21 maggio 2014 ore 17.16)
http://palermo.repubblica.it/dettaglio-news/-/4502818 




IL 24 MAGGIO 2013 SUCCEDEVA………..

capaci-auto-commemor

La delusione della vedova Montinaro: “Solo al Nord vogliono l’auto della strage”

La blindata sarà esposta in quaranta comuni tra Emilia Romagna e Veneto

di Romina Marceca – 24 maggio 2013


Sono gli indignati delle commemorazioni. Stanchi delle parate ufficiali, delle «frasi di circostanza e delle «lacrime a orologeria». Dal magistrato alla vedova dell’agente di scorta e fino ai poliziotti che, dopo le cerimonie, si ritrovano a combattere contro i tagli previsti dallo Stato.

Tina Martinez, vedova di Antonio Montinaro, il caposcorta del giudice Falcone, per la prima volta non ha partecipato a Palermo alle commemorazioni della strage di Capaci. Prima di salire sull’aereo per Verona si è sfogata: «È una vergogna. Sarò in giro tra 40 comuni del Veneto e dell’Emilia per esporre la macchina blindata recuperata dal luogo della strage e che a Palermo nessuno vuole. Da due anni lotto per ottenere un giardino della memoria a Isola delle Femmine, mi è stato risposto che in quel Comune ci sono state infiltrazioni mafiose». Replica il commissario straordinario Vincenzo Covato: «La pratica non è chiusa ed è all’esame della commissione straordinaria».



«Nessuno in Sicilia mi ha invitata alle commemorazioni e invece al nord hanno finanziato il viaggio dell’auto per commemorare i nostri morti», aggiunge Tina Martinez, fondatrice dell’associazione «QuartoSavonaQuindici », dalla sigla della squadra che proteggeva Falcone. «Dopo 21 anni — dice — non abbiamo un’unica verità e restano solo la retorica e le parate ufficiali. I giovani sono la mia ultima speranza, per questo vado nelle scuole».



Anche il giudice Piergiorgio Morosini non ha partecipato alle commemorazioni. Ieri era nel suo ufficio del Tribunale tra le carte del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia. «Su Capaci ci sono ancora pezzi mancanti e la verità giudiziaria venuta a galla finora è una verità parziale. Questo non è rassicurante in uno Stato democratico. Penso che trascorrere anche queste giornate di ricordo al proprio lavoro è il modo migliore per onorare la memoria dei nostri caduti. Sarebbe bene mettere da parte i gossip sui processi e dedicarsi invece agli eventi di cui i processi si occupano».



Antonio Ingroia, invece, ha scritto su Facebook: «Ricordo Giovanni Falcone sempre, perché è stato uno dei miei maestri. Provo amarezza perché nell’anniversario lo piangono tutti ma poi i suoi insegnamenti e i suoi moniti a vigilare sulle collusioni tra affari, politica e criminalità organizzata vengono sistematicamente dimenticati».



Ieri alla caserma Lungaro, per la deposizione della corona di fiori, erano pochi i parenti dei tre agenti di scorta uccisi nel 1992. Tra questi c’era Alba Terrasi, convivente di Rocco Dicillo: «Si ricorda e si prova rabbia per quella verità che non arriva». Indignati anche i sindacalisti della polizia. «Ai vivi chi ci pensa? — si chiede Mimmo Milazzo, segretario generale Consap — Lo Stato sta decidendo di alzare l’età pensionabile e mancano i mezzi». «L’ultimo taglio — aggiunge Giovanni Assenzio, segretario generale Siulp — è di duemila ore di straordinario. Il reparto scorte ha metà delle blindate ferme e da dicembre non viene pagato lo straordinario “Emergenza Africa” ai poliziotti del reparto mobile».




La Repubblica

TINA
MONTINARO LA MAFIA A ISOLA è SEMPRE ESISTITA

 

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/tina-montinaro-la-mafia-isola-e-sempre.html

 

20 ° anniversario della strage di Capaci.

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/20-anniversario-della-strage-di-capaci.html

 

Noi
e la paura, lettera a Giovanni Falcone

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/noi-e-la-paura-lettera-giovanni-falcone.html

 

“S”
maggio 2012 L’ISPEZIONE
A ISOLA DELLE FEMMINE ecco LE CARTE DELLO SCONTRO

Il PROFESSORE. “ la notizia mi è arrivata come un fulmine a ciel sereno “






CERTO E’ COMPRENSIBILE Si fa fatica a “leggere” i fatti ciò che ci circonda quello che avviene, si fa fatica ad osservare ed interpretare la realtà, quando in genere si è occupati a fare altro……….



SUCCEDE che l’omicidio avvenuto ad Isola delle Femmine di Pietro Enea nel lontano 1982 ad oggi non abbia trovato il colpevole di quest’efferato omicidio
SUCCEDE ad Isola delle Femmine, un’area di 1.800 metri quadri (vedasi Conferenza di servizi conclusa il 29/10/2001) destinato alla rimessa e deposito del Cantiere del Raddoppio ferroviario S.I.S. sia CONCESSA da parte dell’Ufficio Tecnico Comunale d’Isola un’area di dieci volte superiore con la costruzione di un’industria di Calcestruzzi
SUCCEDE ad Isola delle Femmine, nell’ottobre del 2006, in Piazza Umberto arresto del boss latitante Salvatore Alfano importante esponente della famiglia mafiosa Della Noce
SUCCEDE che due imprenditori scompaiano da Isola delle Femmine e non ne sappia più nulla.
SUCCEDE  che ad Isola delle Femmine in vari blitz dei Carabinieri e della Guardia di Finanza siano sequestrati beni appartenenti a famiglie mafiose
SUCCEDE  che il territorio d’Isola delle Femmine veda la presenza di mafiosi arrestati nell’operazione ADDIO PIZZO 5
SUCCEDE  che le elezioni amministrative del 2009 per Sua stessa ammissione siano inquinate per intervento della mafia.   Lei si era accorto di ciò, vedasi delibera 52 dell’anno 2009.
SUCCEDE  che Isola delle Femmine ad oggi 2012 non si sia dotato di un moderno Piano Regolatore Generale (è in vigore quello del 1977)
SUCCEDE  un’area destinata alla costruzione di una pubblica VIA sia destinata alla costruzione di un “Parco Urbano”. Quella stessa area costruita su materiale di risulta proveniente dal cantiere del raddoppio ferroviario di quella stessa azienda che: «… i vertici della S.I.S. erano coscienti della forza di Impastato… Dalle carte dell’inchiesta… salta fuori che tanti politici, di schieramento diverso, hanno bussato alla porta della S.I.S. per piazzare operai e imprese nei cantieri» «… dal presidente dell’Ars, Francesco Cascio del Pdl, agli onorevoli Francesco Mineo (Grande Sud) e Riccardo Savona dell’Udc… dall’ex assessore del comune di Palermo Patrizio Lodato (Italia Domani) al sindaco di Isola delle Femmine, Gaspare Portobello (lista civica). (pag 6 Vicenza Più 24 giugno 2011 )
SUCCEDE  che sull’attività svolta in questi ultimi anni dall’Ufficio Tecnico Comunale d’Isola delle Femmine si siano concentrate tutta un serie di denunce e disfunzioni giuridiche e burocratiche.
SUCCEDE  che a ridosso della Italcementi (azienda insalubre per la salute umana e per l’ambiente) siano state permesse costruzioni di civili abitazioni, scuole, pronto soccorso e attività sportive.  
SUCCEDE  che l’intero territorio d’Isola delle Femmine sia in pratica massacrato dalla continua cementificazione
SUCCEDE  che l’intero territorio d’Isola delle Femmine per una buona metà della Sua Sindacatura sia stato letteralmente ricoperto di MUNNEZZA
SUCCEDE   Isola delle Femmine non sia mai caduta cosi in basso!
SUCCEDE  per salvaguardare la democrazia la partecipazione, la legalità e la trasparenza nella gestione della Cosa Pubblica debba intervenire una Commissione Governativa
SUCCEDE che la GIOIA l’ALLEGRIA la SOCIALITA’ non abbiano più diritto di cittadinanza ad Isola delle Femmine
Il PROFESSORE l’abbiamo lasciato nella Sua “ per me la notizia è come un FULMINE a ciel sereno…”


Il PROFESSORE ricorda molto la canzone di Guccini “….. alla stazione di Bologna la notizia arrivò in u baleno un…………”

SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE!
Lei  ” come un fulmine a ciel sereno ” Ci chiediamo se effettivamente si rende conto di ciò che proferisce.
TINA MONTINARO,  che la realtà riesce a leggerla molto bene se non altro per i suoi trascorsi e per le sue sofferenze,  informa il PROFESSORE che “ La mafia a Isola delle Femmine è sempre esistita, diciamo la verità, non è del tutto INEDITO ma le infiltrazioni mafiose sul territorio di Isola delle Femmine ci stanno da sempre, diciamo la verità, ci stanno da SEMPRE se no  insomma manco le stragi facevano NO! Dico  questo,  insomma QUI nessuno è CRETINO”
Un suggerimento per il Consigliere di MAGGIORANZA dichiaratosi egli stesso presidio della legalita’ a Isola delle Femmine
RIFLETTA BENE sulle parole della Tina. Le saranno di conforto e di sostegno per   DIMETTERSI IMMEDIATAMENTE come aveva promesso “….. NEL MOMENTO IN CUI MI RENDESSI CONTO CHE…”
n.b. Suggerisca al PROFESSORE di seguirla IMMEDIATAMENTE
Questo naturalmente in sintonia per quanto avete sempre AFFERMATO: 
“Noi amiamo Isola delle Femmine”

A “Brontolo” le stragi di mafia e il ricordo del giudice Falcone

 IL 26 MAGGIO 2012 SUCCEDEVA:

Bertolt Brecht  : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”
Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
Pino Ciampolillo
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti  è puramente casuale !!!!!!!!!!!!
“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in  superficie “

Fonte http://www.livesicilia.it
Autore Riccardo Lo Verso

 

ISOLA DELLE FEMMINE Mafia: Crocetta, entro giugno firma per Giardino della memoria

audizione bertolino inizia al 48° minuto  



http://www.youtube.com/watch?v=LJIrGycMPIQ&list=UUoUIsnqIdQk7en_lo26gCJQ 

IV COMMISSIONE ‘AMBIENTE E TERRITORIO’ SED. N. 120 DEL 07 MAGGIO 2014


Seduta n. 120 del 7.05.14 XVI Legislatura




2. Audizione relativa all’inquinamento prodotto dall’attività della distilleria Bertolino S.p.A. nel comune di Partinico (PA).




Presidente: Trizzino Giampiero (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Malafarina Antonio (IL MEGAFONO LISTA CROCETTA).
• Ferrandelli Fabrizio (PD).
• Assenza Giorgio (FORZA ITALIA).
• Bandiera Edgardo (FORZA ITALIA).
• Cirone Maria in Di Marco (PD).
• Fazio Girolamo (MISTO).
• Foti Angela (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Palmeri Valentina (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Sudano Valeria (ARTICOLO QUATTRO).
• Turano Girolamo (UDC Unione Di Centro).

Dott. BERINGHELI Rino, dirigente dipartimento regionale infrastrutture,
• mobilità e trasporti
• Dott. INGROIA Antonino, commissario straordinario della Provincia regionale
• di Trapani
• Dott. GIANVITO Mauro, assessore del comune di Erice (TP)
• Sig. PALERMO Franco, presidente Funierice Service
• Dott.ssa LIBRIZZI Gandolfo, capo di gabinetto vicario dell’assessore
• regionale per il territorio e l’ambiente
• Dott. LICATA di BAUCINA Francesco, dirigente generale ARPA Sicilia
• Dott. LIBRICI Luigi, dirigente ARPA Sicilia
• Sig. RICUPATI Gianluca, gruppo consiliare ‘Cambiamo Partinico’
• Ing. LO IACONO Francesco, gruppo consiliare ‘Gruppo Misto’
• Avv. TAFARELLA Francesco, Legambiente Partinico
• Arch. GRIMAUDO Giacomo, osservatorio G. La Franca
• Dott. DI MICELI Gioacchino
• Sig. LO BIUNDO Emanuele (ASSENTE)



http://www.ars.sicilia.it/icaro/default.jsp?icaAction=showDoc&id=2




Distilleria Bertolino: autorizzazione scaduta da due anni, chiesta la chiusura

La IV commissione Territorio ed Ambiente, presieduta dal Grillino Giampiero Trizzino, ha ascoltato i rappresentanti dell’Arpa, quelli dell’Arta che sono gli organi preposti al rilascio delle autorizzazioni, in presenza di diversi deputati regionali. Nessuno ha più potuto nascondere il fatto che l’autorizzazione della Distilleria Bertolino, per l’emissione in atmosfera dei fumi è scaduta dal 2012 e da due anni l’impianto lavora senza autorizzazione. Tra l’altro il dottor Librici in rappresentanza dell’Arpa, Agenzia regionale per l’Ambiente, si è accorto dopo anni di analisi, che la distilleria scarica in atmosfera unità odorimetriche in una quantità esageratamente superiore ai limiti di legge e che il fastidio avvertito dalla popolazione è giustificato da questa emissione irregolare.



Siamo nel 2012, sono i giorni in cui nasce quella che poi sarebbe diventata la lista “Patto per Monselice”. In questa intercettazione Mamprin afferma che l’allora presidente della Provincia Barbara Degani lo aveva indicato quale futuro candidato sindaco di Monselice, dandogli il mandato di curare le alleanze con Udc e Lega e di costituire “assolutamente” un’associazione che “partendo come associazione culturale poi può diventare un partito, una lista civica”. È in questa telefonata che emerge chiara anche la valutazione tutto sommato negativa che Degani e Mamprin hanno del sindaco Lunghi, considerato un bravo medico ma uno che politicamente non vale nulla
Alvise Zillo chiama il vicesindaco Mamprin per precisare che un tale Riccardo va dicendo che il vicesindaco di Monselice gli ha confidato che Italcementi chiude Monselice e compra Este e, ancora una volta, Mamprin con tono apparentemente sorpreso, garantisce di non conoscere alcun Riccardo, salvo poi contattare un “Riccardo” per chiarire eventuali malintesi.

In  una telefonata Mamprin e Lunghi criticano l’affermazione di un lavoratore della cementeria che aveva osato ammettere: “Miazzi avrebbe ragione, perché è vero che inquiniamo” e Mamprin, redarguendolo, commenta: “ma cos’è che buttate fuori, merda? …allora! …per andare avanti e per vivere bisogna pagare anche degli scotti!”



Il vicesindaco Mamprin telefona al sindaco Lunghi per segnalargli un intervento di Francesco Miazzi pubblicato dal “mattino di Padova“: “E’ una testa di c…”, sottolineano i due. “Con tutta la crisi che c’è va a occuparsi di queste cose”
Ecco la telefonata tra l’ingegner Francesco Corsato della cementeria Zillo e il vicesindaco Gianni Mamprin in preparazione del consiglio comunale del 2 agosto 2012, per garantire la bocciatura della mozione sul divieto di utilizzare rifiuti nel processo di produzione del cemento. Mamprin aveva chiesto alla Cementeria di Monselice una relazione che il sindaco avrebbe letto durante quel consiglio comunale. E all’ingegner Corsato, procuratore speciale della Cementizillo (che nel frattempo aveva comprato la Cementeria dei Monselice), che gli chiede cosa scrivere nella relazione, Mamprin risponde con sicurezza che la relazione da presentare ai consiglieri deve essere semplice e non troppo dettagliata, e che non doveva assolutamente toccare gli argomenti né della diossina né dei combustibili da rifiuti di cui semmai si sarebbe parlato “fra tre o quattro anni”: cioè nel 2015-2016.


Revamping, ecco le carte segrete: «Italcementi aveva già deciso la chiusura»

Il comitato “E Noi” pubblica le indagini dei carabinieri: c’erano trattative con Zillo per comprare Este e spegnere Monselice. Tutte le intercettazioni


di Francesca Segato 
MONSELICE. Dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Padova sul revamping Italcementi spuntano fuori le intercettazioni telefoniche. Il comitato “E Noi?” rende infatti pubbliche le registrazioni delle telefonate ascoltate, nell’estate del 2012, dai carabinieri del Noe, nell’ambito dell’indagine sulle presunte forzature per assicurare il via libera al progetto Italcementi: il pm ha chiesto l’archiviazione non ravvisando alcun reato, richiesta contro la quale è stata presentata opposizione: deciderà il 10 giugno il giudice in udienza. In quella fase l’iter per le autorizzazioni al revamping era ormai concluso. Nelle telefonate, però, si parla molto della Cementeria di Monselice, che in quel periodo aveva presentato la richiesta per utilizzare i rifiuti nel processo produttivo. Tra gli intercettati il sindaco uscente Francesco Lunghi e il vicesindaco Gianni Mamprin.
«Ho avuto l’autorizzazione di accedere agli atti relativi alle indagini svolte dai carabinieri» spiega Silvia Mazzetto, presidente del comitato “E Noi?”. «Ho ritenuto opportuno divulgare queste informazioni perché da questi atti emerge uno scenario a mio parere sconvolgente di quella che è stata la ragnatela di affari che ha governato Monselice in questi ultimi anni. Penso sia giusto che i cittadini conoscano in che modo sono state manipolate le informazioni che riguardavano le cementerie, nel deliberato scopo di tenere aperto lo scontro sociale e dare addosso agli oppositori».
È pesante quello che afferma, perché parla di manipolazioni?

«Dall’ascolto delle telefonate si capisce come i nostri amministratori fossero a conoscenza di scenari che hanno tenuto nascosti alla cittadinanza. Il 27 luglio 2012 (telefonata 3686, 3694) Alvise Zillo (Cementizillo) telefona a Mamprin, preoccupato per alcune voci uscite dal Comune sul progetto segreto di Italcementi di chiudere lo stabilimento di Monselice per acquisire la cementeria Zillo di Este, paventando la possibilità che la fuga di notizie possa irritare la multinazionale che avrebbe potuto così abbandonare le trattative. Zillo si raccomanda di“smorzare la situazione”. Mamprin cerca di rassicurarlo garantendogli insistentemente di non aver parlato con alcuno. Ma, dopo solo tre minuti, telefona a Fabrizio Ghedin (addetto stampa del Comune e promotore con Mamprin del Patto per Monselice) riferendogli delle preoccupazioni di Zillo per verificare se avesse parlato di quel fatto con qualcuno, visto che del progetto ne erano a conoscenza solo “io (Mamprin) tu e il sindaco”. (3692, 3696). Alvise Zillo richiama Mamprin per precisare che un tale Riccardo va dicendo che il vicesindaco di Monselice gli ha confidato che Italcementi chiude Monselice e compra Este e, ancora una volta, Mamprin con tono apparentemente sorpreso, garantisce di non conoscere alcun Riccardo, salvo poi contattare (3757) un “Riccardo” per chiarire eventuali malintesi. Sembrerebbe dunque che già nel luglio del 2012 Italcementi fosse intenzionata a lasciare Monselice, pur avendo già incassato il primo via libera del Consiglio di Stato che consentiva la realizzazione del revamping. E di questo il sindaco Lunghi e il vicesindaco Mamprin erano perfettamente a conoscenza».



E quali altri fatti sarebbero stati taciuti?
«Risulta evidente la contraddizione tra quanto viene affermato lontano dai microfoni e quanto invece viene dichiarato pubblicamente dal sindaco e dal vicesindaco. In una telefonata Mamprin e Lunghi criticano l’affermazione di un lavoratore della cementeria che aveva osato ammettere: “Miazzi avrebbe ragione, perché è vero che inquiniamo” e Mamprin, redarguendolo, commenta: “ma cos’è che buttate fuori, merda? …allora! …per andare avanti e per vivere bisogna pagare anche degli scotti!” (3654). E anche il sindaco in una telefonata con il consigliere Baratto dichiara a commentando il comportamento “non allineato” del consigliere Basso: “Grande delusione Andrea Basso! Contro gli accertamenti fiscali, contro la finanza, contro… ma questo qui è matto, guarda. Lui per i rifiuti si astiene…Secondo me non c’è con la testa, secondo me non ha capito niente, né di politica né di società, guarda. È un tosetto, questo è come i grillini… come il sindaco di Mira che ha detto che lui fa un piano regolatore dove non fa costruire più niente. Perfetto, quelli che l’hanno votato saranno contentissimi … prima devono comprarsi le case esistenti, niente strade, niente asfalto… deve fare l’ecologia… questi non hanno capito un cazzo. Ma chi non vuole un mondo tutto pieno di fiori, ma la gente deve anche mangiare eh… (…) Ma questo è il paradiso terrestre prima della cacciata, purtroppo il peccato originale c’è stato e ci tocca subire, anche l’inquinamento»(768). Per non parlare delle numerosissime telefonate con la Cementeria di Monselice, dalle quali emerge il fattivo apporto del vicesindaco e indirettamente del sindaco in preparazione del Consiglio comunale del 2 agosto 2012, per garantire la bocciatura della mozione sul divieto di utilizzare rifiuti nel processo di produzione del cemento. Telefonate da cui emerge la sudditanza dei nostri amministratori nei confronti dei cementifici e come siano pronti anche a spianare la strada all’incenerimento di rifiuti».
Perché sostiene questo?

«Mamprin aveva chiesto alla Cementeria di Monselice una relazione che il sindaco avrebbe letto durante quel Consiglio comunale. E all’ingegner Corsato, procuratore speciale della Cementizillo (che nel frattempo aveva comprato la Cementeria dei Monselice), che gli chiedeva cosa scrivere nella relazione, Mamprin rispondeva con sicurezza che la relazione da presentare ai consiglieri doveva essere semplice e non troppo dettagliata, e che non doveva assolutamente toccare gli argomenti né della diossina né dei combustibili da rifiuti di cui semmai si sarebbe parlato “fra tre o quattro anni”: cioè nel 2015-2016” (2097).



Ma questo interessamento in difesa delle cementerie non si può spiegare semplicemente con la difesa dei posti di lavoro?

«Non lo so, visto che in una telefonata con il sindaco Lunghi, Mamprin arriva ad affermare: “Secondo me, se il revamping non va fatto è anche meglio” (272). Abbiamo amministratori che si proponevano come paladini dei lavoratori, ma che in realtà si disinteressavano della chiusura di Italcementi. Uomini di potere che, approfittando della delicata situazione, hanno deliberatamente indirizzato contro comitati e opposizione il risentimento dei lavoratori per trarne un immediato e personale vantaggio, e per contribuire a tenere segrete delle scelte aziendali che, evidentemente, avrebbero potuto essere impopolari».














ITALCEMENTI SOPRALLUOGHI ARPA 2009 NON E’ STATA PRESENTATA ISTANZA A.I.A. VEDI 693 OBBLIGO REVAMPING PAG 4

LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE INQUINA?

La Italcementi di Isola delle Femmine inquina? di isolapulita

Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
DIRIGENTE GENERALE
Dott. Gaetano Gullo
 Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25
ottobre 2013
Regione Sicilia
1° Servizio VIA-VAS
dr. Giorgio D’Angelo
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25
ottobre 2013
Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
Dott.sa  Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25
ottobre 2013
FAX 091 7077963
IV Commissione Ambiente e
Territorio
Assemblea Regionale Siciliana   
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
90129 PALERMO
 FAX 091 7054564
Raccomandata R.R.
Anticipata via fax
Oggetto: Decadenza,
per inosservanza prescrizioni,  decreto
693 18 luglio 2008
Il Sottoscritto Coordinatore del  Comitato Cittadino Isola Pulita con la
presente intende ribadire  quanto
dichiarato nel corso della riunione del Tavolo tecnico tenutosi presso il 1°
Servizio VIA-VAS  di questo Assessorato,
avente ad oggetto “Procedura A.I.A. Impianto IPPC ditta Italcementi S.p.a.”:
.
Considerato che la
procedura di autorizzazione integrata ambientale, in particolare per I
cementifici, ha diverse funzioni, quelle di maggior interesse sono le seguenti:
a) verifica puntuale delle
autorizzazioni ambientali esistenti per ricondurle ad una unica 
autorizzazione tenendo
conto del principio della applicazione della
prevenzione e riduzione  dell’inquinamento, al fine di
raggiungere l’obiettivo di un elevato
 
livello di protezione ambientale e della popolazione.
b) Verifica della applicazione
delle migliori tecnologie disponibili (sulla base di linee guida 
redatte per conto della Commissione
della Unione Europea ed a
  livello
nazionale) atte a 
ridurre gli impatti
ambientali e, tenendo conto delle caratteristiche tecnologiche e la durata 
di vita tecnica dell’impianto, la
previsione di
prescrizioni atte a ricondurre l’impianto, ove necessario, a raggiungere
prestazioni idonee entro tempi certi.
c) La fissazione di limiti emissivi
per le diverse matrici ambientali di interesse (emissioni, 
scarichi, rumore, ecc) che tengano
conto delle
tecnologie disponibili e applicabili al caso in  esame ma anche delle caratteristiche
ambientali della area limitrofa all’impianto. In tal caso possono essere
prescritti
limiti inferiori
a quelli stabiliti dalle norme nazionali applicabili  all’impianto e anche limiti inferiori alle
prestazioni ottenibili dall’applicazione delle
 migliori tecnologie ove le criticità locali
siano tali da renderle necessarie.

d) La individuazione di dettaglio
di un programma di monitoraggio a cura del gestore e di un  programma di controllo da parte degli enti
preposti che riguardi oltre al rispetto dei limiti  emissivi disposti anche le specifiche
modalità gestionali prescritte e il rispetto concreto  delle migliori tecnologie disponibili
individuate per l’impianto
.

Preso atto dell’istanza
presentata, dalla  Italcementi datati
3.11.2006,, contenente un progetto di modifica dell’impianto esistente ed ammodernamento tecnologico dell’impianto.
Preso atto  che in data 31.01.08 nella seduta della
Conferenza dei  Servizi la Italcementi
faceva richiesta di concessione dell’A.I.A. esclusivamente per l’utilizzo del
pet-coke come combustibile nel vecchio impianto, escludendo così  il progetto di modifica dell’impianto che la
Italcementi aveva presentato  il
3.11.2006
Preso atto che il 29
agosto 2008 la G.U.R.S. il decreto 693 del 18 luglio 2008 con cui il
“Dirigente”  del 2° Servizio VIA-VAS Ing
Vincenzo Sansone rilasciava l’autorizzazione Integrata Ambientale  alla Italcementi S.p.a.
Preso atto che il decreto 693 autorizzativo:
articolo 13 recita: “ Questo Assessorato, nella qualità di Autorità
competente per l’AIA, provvederà ad effettuare una visita ispettiva presso
l’impianto  congiuntamente con gli enti
che hanno rilasciato parere in merito ai lavori oggetto, successivamente alla
comunicazione di inizio dell’attività di produzione dell’impianto, al fine di
verifica  la attuazione delle
prescrizioni in fase di realizzazione dei lavori. La società Italcementi S.p.a.
è onerata, i quella sede, a voler consegnare ad ogni ente intervenuto copia di
progetto aggiornato con le previsioni delle suddette prescrizioni….”
articolo 7 recita: “subordinato
al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle
competenti autorità intervenute  in sede
di conferenze dei servizi ed indicate nei pareri sopra riportati, che fanno
parte integrante e sostanziale del presente decreto. In particolare, dalla data
di notifica del presente provvedimento dovranno essere osservate le
prescrizioni relative all’applicazione delle migliori tecniche disponibili,
dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in
conferenza di servizi decisoria qui di seguito riportate:……….”
articolo pag 6 5° capoverso recita “ E’ fatto obbligo all’azienda
di procedere, entro 24 mesi dal rilascio della presente autorizzazione, alla
conversione tecnologica (revamping) dell’impianto con il completo allineamento
alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste per il settore  cemento, al fine di ottenere un sostanziale
miglioramento delle prestazioni ambientali per quanto riguarda l’abbattimento
dei principali inquinanti (polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo).
Nell’ambito dell’intervento di conversione tecnologica l’azienda è in ogni caso tenuta a realizzare
un sistema di abbattimento delle  polveri
che garantisca, per il forno di cottura (attualmente camino E35), un livello
emissivo inferiore a 15 mg/Nm3 (media oraria).……….”
Visto  l’atto d’invito e diffida  a provvedere con istanza in autotutela, inviato
con Raccomandata  R.R. 14344889362-1  del 21-03-2011 al 2° Servizio VIA-VAS  Assessorato TT.AA. Atto a tutt’oggi rimasto
inevaso.
Considerato che alla data della presente sono ampiamente decorsi i termini (24 mesi)
di adeguamento alle prescrizioni imposte alla Italcementi S.p.a., con il
decreto n.693 del 18 luglio 2008 emesso dall’Assessorato Regionale Territorio
Ambiente senza che risulti  realizzato
alcun intervento volto ad uniformarsi alle previsioni della predetta
Autorizzazione Integrata Ambientale.
Considerato che tale condotta comporta una grave responsabilità per Italcementi
S.p.a. che continua ad utilizzare un impianto altamente inquinante e nocivo per
la salute dei Cittadini, ma è foriero di responsabilità anche per
l’Amministrazione regionale per i suoi agenti che rimanendo inerti sono
solidamente responsabili con l’Italcementi S.p.a., per i danni alla salute dei
cittadini;
Considerato che non risulta che l’amministrazione abbia effettuato alcun controllo in
ordine all’adempimento delle prescrizioni imposte nei termini previsti
dall’A.I.A., nonostante che in data 18.1.2011 è stata comunicata
all’amministrazione regionale una situazione di emergenza ambientale relativa a
notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla cementerai e che di
tale emergenza è stata informata l’autorità giudiziaria;
Considerato che ogni ulteriore inerzia da parte dell’amministrazione regionale appare
foriera di gravi responsabilità per la stessa e , specialmente dei suoi agenti
per i gravi pericoli che corre la comunità locale in particolare i cittadini
che risiedono a ridosso del cementificio;
Considerato che la tutela della salute e dell’ambiente costituiscono interessi
pubblici sensibili,con valore primario e prevalente che obbliga
l’amministrazione ad una maggiore sensibilità in ordine alle attività di
controllo nel caso di pericolo;
Tutto quanto sopra premesso e considerato
 Questo Comitato Cittadino Isola Pulita sollecita
gli  Enti in indirizzo, per le competenze
che la legge affida loro, a voler provvedere con urgenza a sospendere e/o
revocare l’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al decreto n 693 del 18
luglio 2008, per il mancato adeguamento alle prescrizioni imposte nel termine
previsto dalla stessa  e/o per gli altri
motivi che l’autorità che legge la presente vorrà verificare a seguito di
adeguato ed idoneo controllo sulla documentazione e sull’impianto oggetto
dell’A.I.A.
Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13
90040 Isola delle Femmine
Per maggiori informazioni si
trovano sui siti del Comitato Cittadino Isola Pulita:

ITALCEMENTI
ISOLA DELLE FEMMINE Interrogazione a 


risposta scritta 4-03034 MANNINO Claudia
21 dicembre 2013, 


seduta n. 143


Camera,
interrogazione a risposta scritta 
  di Claudia MANNINO
(M5S)

il decreto legislativo
30 luglio 1999, n. 300 attribuisce al Ministero della Salute le funzioni
spettanti allo Stato, in materia di tutela della salute umana, di tutela della
salute nei luoghi…
                    
presentato il: 21/12/2013
                    
 
Atto Camera  
   
 Interrogazione
a risposta scritta 4-03034 presentato da MANNINO Claudia testo di Sabato 21
dicembre 2013, seduta n. 143  


 MANNINO.
— Al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:   
il decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300 attribuisce al Ministero della Salute le
funzioni spettanti allo Stato, in materia di tutela della salute umana, di
tutela della salute nei luoghi di lavoro e di igiene e di sicurezza degli
alimenti;   
 lo
stesso decreto legislativo stabilisce che il Ministero della Salute svolge le
funzioni di competenza statale concernenti la tutela della salute umana anche
sotto il profilo ambientale, nonché il monitoraggio della qualità delle
attività sanitarie regionali;   
 a
seguito di sopralluoghi effettuati dalle competenti autorità il 6 dicembre 2005
risultava che la «cementeria di Isola delle Femmine», sita nel comune di Isola
delle Femmine, utilizzasse come combustibile, per i propri impianti di
produzione, il petcoke senza avere ottenuto alcuna autorizzazione;   
 a
seguito di un atto di diffida della regione siciliana, il gestore dell’impianto
ha presentato, in data 3 novembre 2006, un’istanza per ottenere
l’Autorizzazione Integrata Ambientale necessaria a realizzare un progetto di
conversione tecnologica degli impianti produttivi (revamping);   
 nel
corso del procedimento autorizzatorio, il soggetto gestore ha chiesto il
rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, esclusivamente per
l’impianto esistente includendo il coke di petrolio tra i combustibili
utilizzati, impegnandosi a ripresentare una richiesta di autorizzazione per la
realizzazione del progetto di conversione tecnologica dell’impianto, dopo aver
acquisito il necessario giudizio di compatibilità ambientale per la
realizzazione delle opere previste nello stesso progetto;   
 con
decreto del responsabile del servizio n. 693 del 18 luglio 2008, è stata
rilasciata alla società italcementi SpA l’autorizzazione integrata ambientale
per l’impianto esistente «cementerà di Isola delle Femmine», sito nel comune di
Isola delle Femmine, che consente l’impiego del coke di petrolio tra i
combustibili autorizzati;   
 l’articolo
6 del decreto n. 693 del 2008 stabilisce che «il provvedimento definitivo sarà
subordinato alle risultanze della visita di collaudo», in seno alla quale gli
enti preposti al controllo potranno, se ritenuto necessario, modificare le
condizioni e le prescrizioni autorizzative, stabilite dall’articolo 7 dello
stesso decreto n. 693 del 2008;   
 l’articolo
7 del decreto n. 683 del 2008 elenca, dettagliatamente, le condizioni e le
prescrizioni che devono essere rispettate relativamente al recupero dei rifiuti
come materie prime, ai limiti di emissione, alla conversione tecnologica
dell’impianto, all’uso dei combustibili e ai consumi energetici, al trattamento
dei rifiuti prodotti e infine alle attività di monitoraggio, stabilendo che
l’efficacia dell’Autorizzazione Integrata Ambientale «viene subordinata al
rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti
autorità intervenute in sede di conferenza di servizi», e che a far data dalla
notifica del provvedimento «dovranno essere osservate le prescrizioni relative
all’applicazione delle migliori tecniche disponibili, dettate dai
rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in conferenza di servizi
decisoria» riportate dettagliatamente nello stesso decreto;   
 tra
le prescrizioni relative all’impianto, fissate dal Decreto 683/2009,
all’articolo 7, è stato inserito l’obbligo, per il gestore, di procedere –
entro 24 mesi dal rilascio dell’autorizzazione – alla conversione tecnologica
(il cosiddetto revamping) dell’impianto con il completo allineamento delle
migliori tecniche disponibili (M.T.D.) per la produzione del cemento, al fine
di ottenere un sostanziale abbattimento dei principali inquinanti: polveri,
ossidi di azoto e ossidi di zolfo;   
 a
distanza di più di 5 anni dal rilascio dell’autorizzazione integrata
ambientale, la conversione tecnologica dell’impianto, prescritta dall’articolo
7 del decreto n. 683 del 2009, non è stata realizzata;   
 non
risulta che l’amministrazione competente al rilascio dell’AIA abbia effettuato
alcun controllo in ordine all’effettivo adempimento, da parte del soggetto
gestore, alle prescrizioni dettagliatamente elencate nel decreto n. 683 del
2009, nonostante – in data 18 gennaio 2011 – sia stata comunicata
all’amministrazione regionale e all’autorità giudiziaria una situazione di
emergenza ambientale relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo
provenienti dalla cementeria;   
 nel
comune di Isola delle Femmine, in provincia di Palermo, continua, dunque, ad
operare un impianto per la produzione del cemento, che non utilizza le
tecnologie disponibili per conseguire un effettivo abbattimento delle emissioni
inquinanti: polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo;   
 la
mancata ottemperanza alle prescrizioni fissate nel provvedimento di rilascio
dell’Autorizzazione Integrata Ambientale – e in particolare a quella
concernente l’obbligo di adeguamento tecnologico dell’impianto esistente – non
costituisca una grave minaccia per la salute pubblica stante la stessa
collocazione dell’impianto rispetto ai centri abitati circostanti –:
  
 quali
elementi disponga in merito alla situazione e ai fatti esposti;   
 se
intenda assumere iniziative al fine di tutelare la salute delle comunità che
abitano nel territorio interessato dalle emissioni inquinanti connesse al
funzionamento della cementeria di Isola delle Femmine. (4-03034)
 

PIETRO TOLOMEO DIRIGENTE GENERALE DECRETO 155 29 GENN 2009
CONTRATTO ING NATALE ZUCCARELLO NOMINA DIRIGENTE RESPONSABILE 2 VIA VAS A.IA
ITALCEMENTI DECRETO 693 18 LUGLIO 2008

TOLOMEO PIETRO NOMINA SANSONE DIRIGENTE 2
SERVIZIO VIA VAS A PARTIRE DAL 17 DICEMBRE 2008 DOPO  CINQUE MESI DALLA FIRMA COME RESPONSABILE DEL 2° SERVIZIO VIA VAS   DECRETO CONCESSORIO  A.I.A. ALLA ITALCEMENTI DEL
LUGLIO 2008 



A.I.A. ITALCEMENTI 693 2008, ANZA’, GULLO,EMISSIONI, INTERLANDI, RAFFINERIE, SANSONE, TOLOMEO, ZUCCARELLO,MONSELICE,REVAMPING,GAETA,CANNOVA,LO BELLO,CROCETTA,

RAFFINERIE, I PETROLIERI VOGLIONO LA DEROGA SULLE EMISSIONI

 “L’uso del petcoke fa paura: a meno di un chilometro dalle case. La Regione deve revocare l’Aia. Le carte subito in Procura”.

Revamping Italcementi, indagini da due anni su Lunghi e Matteazzi «E buona parte dei fondi proviene da Italcementi»

Distilleria Bertolino: autorizzazione scaduta da due anni, chiesta la chiusura IV COMMISSIONE ‘AMBIENTE E TERRITORIO’ SED. N. 120 DEL 07 MAGGIO 2014

A.I.A. ITALCEMENTI 693   2008, ARPA.ATA, Bertolino, GELA, ISOLA DELLE FEMMINE, PARTINICO, PETCOKE, PRESCRIZIONI, TRIZZINO, REVAMPING

Distilleria Bertolino: autorizzazione scaduta da due anni, chiesta la chiusura IV COMMISSIONE ‘AMBIENTE E TERRITORIO’ SED. N. 120 DEL 07 MAGGIO 2014 e la Italcementi di Isola delle Femmine ?

ISOLA PULITA ITALCEMENTI Decadenza, per inosservanza prescrizioni, decreto 693 18 luglio 2008

ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE 

Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
DIRIGENTE GENERALE
Dott. Gaetano Gullo
 Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO




Regione Sicilia
1° Servizio VIA-VAS
dr. Giorgio D’Angelo
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO




Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
Dott.sa  Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO
FAX 091 7077963




IV Commissione Ambiente e Territorio
Assemblea Regionale Siciliana   
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
90129 PALERMO
 FAX 091 7054564




Raccomandata R.R.




Anticipata via fax




Oggetto: Decadenza, per inosservanza prescrizioni,  decreto 693 18 luglio 2008




Il Sottoscritto Coordinatore del  Comitato Cittadino Isola Pulita con la presente intende ribadire  quanto dichiarato nel corso della riunione del Tavolo tecnico tenutosi presso il 1° Servizio VIA-VAS  di questo Assessorato, avente ad oggetto “Procedura A.I.A. Impianto IPPC ditta Italcementi S.p.a.”:




Considerato che la procedura di autorizzazione integrata ambientale, in particolare per I cementifici, ha diverse funzioni, quelle di maggior interesse sono le seguenti:




a) verifica puntuale delle autorizzazioni ambientali esistenti per ricondurle ad una unica autorizzazione tenendo conto del principio della applicazione della prevenzione e riduzione  dell’inquinamento, al fine di raggiungere l’obiettivo di un elevato  livello di protezione ambientale e della popolazione.




b) Verifica della applicazione delle migliori tecnologie disponibili (sulla base di linee guida redatte per conto della Commissione della Unione Europea ed a  livello nazionale) atte a ridurre gli impatti ambientali e, tenendo conto delle caratteristiche tecnologiche e la durata di vita tecnica dell’impianto, la previsione di prescrizioni atte a ricondurre l’impianto, ove necessario, a raggiungere prestazioni idonee entro tempi certi.




c) La fissazione di limiti emissivi per le diverse matrici ambientali di interesse (emissioni, scarichi, rumore, ecc) che tengano conto delle tecnologie disponibili e applicabili al caso in  esame ma anche delle caratteristiche ambientali della area limitrofa all’impianto. In tal caso possono essere prescritti limiti inferiori a quelli stabiliti dalle norme nazionali applicabili all’impianto e anche limiti inferiori alle prestazioni ottenibili dall’applicazione delle  migliori tecnologie ove le criticità locali siano tali da renderle necessarie.





d) La individuazione di dettaglio di un programma di monitoraggio a cura del gestore e di un  programma di controllo da parte degli enti preposti che riguardi oltre al rispetto dei limiti  emissivi disposti anche le specifiche modalità gestionali prescritte e il rispetto concreto  delle migliori tecnologie disponibili individuate per l’impianto.



Preso atto dell’istanza presentata, dalla  Italcementi datati 3.11.2006,, contenente un progetto di modifica dell’impianto esistente ed ammodernamento tecnologico dell’impianto.
(rintracciabile sul sito a pag 


Preso atto  che in data 31.01.08 nella seduta della Conferenza dei  Servizi la Italcementi faceva richiesta di concessione dell’A.I.A. esclusivamente per l’utilizzo del pet-coke come combustibile nel vecchio impianto, escludendo così  il progetto di modifica dell’impianto che la Italcementi aveva presentato  il 3.11.2006


Preso atto che il 29 agosto 2008 la G.U.R.S. il decreto 693 del 18 luglio 2008 con cui il “Dirigente”  del 2° Servizio VIA-VAS Ing Vincenzo Sansone rilasciava l’autorizzazione Integrata Ambientale  alla Italcementi S.p.a.




Preso atto che il decreto 693 autorizzativo:


articolo 13 recita: “ Questo Assessorato, nella qualità di Autorità competente per l’AIA, provvederà ad effettuare una visita ispettiva presso l’impianto  congiuntamente con gli enti che hanno rilasciato parere in merito ai lavori oggetto, successivamente alla comunicazione di inizio dell’attività di produzione dell’impianto, al fine di verifica  la attuazione delle prescrizioni in fase di realizzazione dei lavori. La società Italcementi S.p.a. è onerata, i quella sede, a voler consegnare ad ogni ente intervenuto copia di progetto aggiornato con le previsioni delle suddette prescrizioni….”




articolo 7 recita: “subordinato al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti autorità intervenute  in sede di conferenze dei servizi ed indicate nei pareri sopra riportati, che fanno parte integrante e sostanziale del presente decreto. In particolare, dalla data di notifica del presente provvedimento dovranno essere osservate le prescrizioni relative all’applicazione delle migliori tecniche disponibili, dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in conferenza di servizi decisoria qui di seguito riportate:……….”


articolo pag 6 5° capoverso recita “ E’ fatto obbligo all’azienda di procedere, entro 24 mesi dal rilascio della presente autorizzazione, alla conversione tecnologica (revamping) dell’impianto con il completo allineamento alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste per il settore  cemento, al fine di ottenere un sostanziale miglioramento delle prestazioni ambientali per quanto riguarda l’abbattimento dei principali inquinanti (polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo). Nell’ambito dell’intervento di conversione tecnologica  l’azienda è in ogni caso tenuta a realizzare un sistema di abbattimento delle  polveri che garantisca, per il forno di cottura (attualmente camino E35), un livello emissivo inferiore a 15 mg/Nm3 (media oraria).……….”
Visto  l’atto d’invito e diffida  a provvedere con istanza in autotutela, inviato con Raccomandata  R.R. 14344889362-1  del 21-03-2011 al 2° Servizio VIA-VAS  Assessorato TT.AA. Atto a tutt’oggi rimasto inevaso.
Considerato che alla data della presente sono ampiamente decorsi i termini (24 mesi) di adeguamento alle prescrizioni imposte alla Italcementi S.p.a., con il decreto n.693 del 18 luglio 2008 emesso dall’Assessorato Regionale Territorio Ambiente senza che risulti  realizzato alcun intervento volto ad uniformarsi alle previsioni della predetta Autorizzazione Integrata Ambientale.
Considerato che tale condotta comporta una grave responsabilità per Italcementi S.p.a. che continua ad utilizzare un impianto altamente inquinante e nocivo per la salute dei Cittadini, ma è foriero di responsabilità anche per l’Amministrazione regionale per i suoi agenti che rimanendo inerti sono solidamente responsabili con l’Italcementi S.p.a., per i danni alla salute dei cittadini;
Considerato che non risulta che l’amministrazione abbia effettuato alcun controllo in ordine all’adempimento delle prescrizioni imposte nei termini previsti dall’A.I.A., nonostante che in data 18.1.2011 è stata comunicata all’amministrazione regionale una situazione di emergenza ambientale relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla cementerai e che di tale emergenza è stata informata l’autorità giudiziaria;
Considerato che ogni ulteriore inerzia da parte dell’amministrazione regionale appare foriera di gravi responsabilità per la stessa e , specialmente dei suoi agenti per i gravi pericoli che corre la comunità locale in particolare i cittadini che risiedono a ridosso del cementificio;
Considerato che la tutela della salute e dell’ambiente costituiscono interessi pubblici sensibili,con valore primario e prevalente che obbliga l’amministrazione ad una maggiore sensibilità in ordine alle attività di controllo nel caso di pericolo;
Tutto quanto sopra premesso e considerato
 Questo Comitato Cittadino Isola Pulita sollecita gli  Enti in indirizzo, per le competenze che la legge affida loro, a voler provvedere con urgenza a sospendere e/o revocare l’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al decreto n 693 del 18 luglio 2008, per il mancato adeguamento alle prescrizioni imposte nel termine previsto dalla stessa  e/o per gli altroi motivi che l’autorità che legge la presente vorrà verificare a seguito di adeguato ed idoneo controllo sulla documentazione e sull’impianto oggetto dell’A.I.A.
 25.10.2013 PROTOCOLLATO ASSESSORATO 
Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13
90040 Isola delle Femmine






Ilva, prosegue la farsa dell’AIA – Ecco la diffida

24 OTTOBRE 2013 13:26
ILVA

TARANTO – Domanda: i controlli effettuati congiuntamente dai tecnici ISPRA e ARPA Puglia nei giorni 10 e 11 settembre all’interno dell’Ilva e finalizzati alla verifica dello stato di attuazione degli interventi strutturali e gestionali previsti dal riesame dell’AIA dell’ottobre del 2012, hanno realmente senso? E se sì, quale valenza giuridica hanno le violazioni accertate e le conseguenti future diffide che verranno inoltrate all’Ilva?
Perché se è vero che stando alla legge n.89 del 4 agosto il controllo del rispetto delle prescrizioni AIA è affidato al commissario Ilva Enrico Bondi, è altrettanto vero che quella stessa legge ha previsto la nomina da parte del ministero dell’Ambiente di tre esperti a cui è stato affidato il compito di stilare un piano di lavoro che rimodulasse la tempistica della realizzazione delle prescrizioni stesse (piano presentato lo scorso 11 ottobre con un ritardo di un mese sulla tabella di marcia prevista).
Ciò premesso: perché dunque mandare i tecnici di ISPRA ed ARPA all’interno dell’Ilva per accertare la scontata violazione di prescrizioni che è stato stabilito per legge siano attuate in tempi diversi rispetto a quanto prescritto dal riesame AIA dell’ottobre 2012? Facciamo alcuni esempi. Nella nuova diffida spedita lunedì scorso all’Ilva dal direttore generale per le valutazioni ambientali del ministero dell’Ambiente Mariano Grillo, vi è allegato il rapporto conclusivo stilato dal responsabile delle attività ispettive dell’ISPRA, Alfredo Pini, in cui vengono elencate le prescrizioni non rispettate, tenendo conto anche delle precedenti diffide di giugno e luglio.
SCARICA IL DOCUMENTO: diffida
Viene segnalata, ancora una volta, la mancata adozione di sistemi di scarico automatico o scaricatori continui coperti (“Sistemi di scarico per trasporto via mare”, prescrizione n. 5). Durante la penultima verifica nello scorso giugno, la tecnica di implementazione proposta dall’Ilva era stata giudicata inadeguata perché “non rientra tra quelle espressamente previste dall’autorizzazione”. Nella “Proposta del piano di lavoro” redatta dal comitato dei tre esperti, si legge che nella alternativa di adeguamento dei sistemi oggi installati pressi i 2 sporgenti di scarico tra benne ecologiche chiuse e sistemi di scaricamento automatico, “dal diretto riscontro sembra preferibile, dal punto di vista della emissione di polveri e dell’agibilità del sistema, la soluzione con benne ecologiche chiuse superiormente con chiusura e manovra automatica”.
Gli interventi da eseguire consistono dunque “nella adozione di sistemi di scarico automatici da completare con benne chiuse (ecologiche) da installare negli esistenti scaricatori automatizzati”. L’Ilva ha effettuato l’ordine per uno di tali sistemi, la cui installazione è prevista entro dicembre. Perché è stato inoltrato un solo ordine? Lo si legge nel piano dei tre esperti: “si propone di verificare l’efficacia in termini di performance ambientale e la rispondenza a quanto previsto dalla BAT n. 11, attraverso un confronto con l’ente di controllo”. Dunque, onde “spendere” soldi inutili e sbagliare qualcosina, si ordina un solo dispositivo per vedere se risponde esattamente a quanto prescritto dall’AIA.
Non è un caso allora se nel piano la tempistica di installazione su tutti e 6 gli scaricatori delle benne chiuse (ecologiche) gestite in automatico, nel caso in cui la soluzione venga ritenuta adeguata, è la seguente: scaricatore A aprile 2014; scaricatore B luglio 2014; scaricatore C ottobre 2014; scaricatore D gennaio 2015; scaricatore E aprile 2015; scaricatore F luglio 2015. Ma non finisce qui: perché, si legge sempre nel piano, l’idoneità della previsione impiantistica del sistema di scarico mediante benne ecologiche, deve comunque “trovare supporto nella implementazione delle procedure operative riportate nella BAT n.11 quali abbassamento del punto di scarico, bagnatura del cumulo (non usando acqua di mare), etc”. Secondo il riesame AIA dell’ottobre 2012, la prescrizione andava attuata entro lo scorso gennaio. A fronte di ciò, che senso ha mandare ogni tre mesi i tecnici di ISPRA ed ARPA sugli sporgenti del porto usati dall’Ilva per annotare un qualcosa di scontato?
Altro, “drammatico”, esempio. Viene segnalata per la terza volta di fila, la mancata attuazione della prescrizione n. 6, la chiusura dei nastri trasportatori, che “rimangono non allineati i tempi di ultimazione rispetto al crono programma allegato alla richiesta di modifica non sostanziale”. In pratica l’Ilva, dopo aver chiesto ed ottenuto una corposa proroga sulla tempistica prevista (l’accoglimento dell’istanza di modifica non sostanziale con nota ILVA DIR 257 del 17/12/2012 da parte della Commissione IPPC ha previsto che i 90 km di nastri che andavano coperti entro gennaio scorso fosse posticipata ad ottobre 2015), non sta rispettando lo stesso i tempi previsti. Infatti, nel piano di lavoro dei tre esperti, a tal proposito si legge che “il termine fissato dal Gestore per il completamento dell’intervento era indicato ad ottobre 2015”. Era, appunto.
Allo stato attuale, l’intervento è in corso di esecuzione (avanzamento pari al 20% circa della lunghezza complessiva dei nastri). I tempi per la realizzazione della copertura dei nastri (sulla percentuale della lunghezza totale)? 35% entro marzo 2014; 55% entro dicembre 2014; 75% entro settembre 2015; 100% entro giugno 2016. Se tutto va bene. E pensare che nel “Rapporto Ambiente e Sicurezza” Ilva del 2011, i nastri trasportatori figuravano tra le opere già effettuare dall’azienda il cui costo rientrava nel famoso miliardo investito dal gruppo Riva dal ’95 al 2012 per “l’ambientalizzazione” del siderurgico.
Terzo esempio. Si segnala la mancata trasmissione, nonostante la diffida precedente, del progetto della chiusura edifici dei materiali polverulenti, “mentre Ilva attende che si pronunci il comitato di esperti”, previsto dalla prescrizione n. 4. Il maggio scorso è stata inoltrata l’ennesima istanza, accolta ancora una volta dalla Commissione IPPC, di modifica non sostanziale alla prescrizione. Sono previsti 5 nuovi fabbricati, in diverse aree; sono state effettuate le indagini geotecniche e la progettazione degli interventi di copertura per 2 aree. I lavori dovrebbero partire entro fine anno e terminare entro il 2015 (in origine dovevano essere conclusi già a gennaio).
Allorché, il dubbio sorge legittimo e spontaneo: in che modo è stata riesaminata l’AIA concessa all’Ilva nell’agosto del 2011? Che lavoro è stato effettuato dalla commissione IPPC a cui si affidò l’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini? Nell’Ilva sono mai entrati? Se sì, vuol dire che il tutto è stata soltanto l’ennesima colossale presa in giro per Taranto. Visto che la tempistica per l’attuazione di tantissime prescrizioni era pressoché impossibile nei tempi previsti, anche a fronte dell’azienda più volitiva di questo mondo.
Inoltre, sono state accertate anche violazioni sul piano gestionale. Il “superamento dei 25 grammi per tonnellata di coke nelle emissioni del particolato dalle torri di spegnimento; la procedura RAMS per eliminare lo slopping applicata soltanto al convertitore 3 dell’acciaieria 2 (già a giugno fu segnalato il fatto che il sistema fosse incompleto); assenza di pavimentazione con asfalto o cemento dell’area IRF (recupero ferro) di gestione scorie; mancata adozione di misure per eliminare le emissioni diffuse polverulente durante lo scarico del dumper; mancata adozione di pratiche idonee alla gestione delle acque per il raffreddamento e inumidimento dei cumuli di scorie in area IRF; mancata distinzione delle aree adibite allo stoccaggio dei sottoprodotti da quelle utilizzate per il deposito dei rifiuti; raffreddamento e trattamento delle paiole in aree non destinate a queste operazioni; omesse comunicazioni all’autorità competente della non conformità ai limiti di emissione del particolato”. A fronte di ciò ISPRA ha chiesto (a chi?) l’emissione di nuove diffide. Voi ve li vedete Bondi e Ronchi che si auto diffidano? Siamo davvero alle comiche. A quando quelle finali?
 Gianmario Leone (TarantoOggi, 24.10.2013)
SCARICA IL DOCUMENTO: diffida
N.B. L’ìndividuazione di questo file, nel sito del ministero dell’Ambiente, si è rivelata una vera e propria caccia al tesoro. Ciò che sfugge ai funzionari del ministero è che la ricerca di documenti così importanti dovrebbe essere facile e intuitiva per tutti,  anche per i cittadini comuni, non solo per gli addetti ai lavori e per qualche giornalista che si ostina nella ricerca. E ora c’è solo da sperare che qualcuno recepisca il messaggio. (A. Congedo)
AIA, Anzà, BAT, CROMO ESAVALENTE VI, ILVA, Italcementi decreto 693 luglio 2008, Mercurio benzopirene, Ossidi di Zolfo, PETCOKE, PRESCRIZIONI, Sansone, SORBELLO, Taranto, TOLOMEO, TUMORI, 

  ISOLA PULITA ITALCEMENTI Decadenza, per inosservanza prescrizioni,  decreto 693 18 luglio 2008

Italcementi – “Il Cementificio deve chiudere”

 gli articoli per Il Quotidiano della Calabria

Lo stabilimento Italcementi di Vibo Marina

VIBO MARINA ITALCEMENTI

Vibo che ha più emissioni inquinanti di una grossa provincia come Milano e che, attualmente, conserva il tristissimo primato, tra le calabresi “di provincia col più alto tasso di tumori maligni”. E’ la Vibo di cui “è quasi impopolare parlare, perché è facile essere fraintesi” e di cui si è parlato sabato scorso a Vibo Marina, durante l’incontro organizzato da associazioni (Wwf Calabria, Marea, Mamma Clara, Nuova Corrado Alvaro, Forum delle associazioni vibonesi) e cui hanno aderito le rappresentanze provinciali di partiti (M5s, Federazione della sinistra, Idv, Sel) e  sindacati (Sib). Durante lo svolgimento dei lavori, la  relazione dello studioso barese, medico Isde ed assessore all’Ambiente di Modugno Agostino Di Ciaula. Una Vibo che comunque, per il momento, si appresta a salutare l’uscita di scena dello stabilimento Italcementi a partire dal 10 settembre, giorno di avvio della cassa-integrazione per le maestranze locali in forza all’azienda. Che, però, è l’auspicio giunto dal responsabile delle Risorse umane Silvestro Capitanio durante la riunione che si è svolta negli scorsi giorni in Prefettura, potrebbe “tornare qualora la crisi del mercato fosse risolta” e riprendere, a quel punto, proprio dalla combustione di Cdr. Proprio quella che Di Ciaula ha bollato senza remissione come “altamente nociva”, se non “letale” assieme, peraltro, alla stessa presenza di cementifici o inceneritori – anche senza che vengano bruciati rifiuti –  a causa della “forte emissioni di inquinanti pericolosissimi per la salute umana come particolato, diossina, Pcb e metalli pesanti”. Su Di Ciaula, considerato in maniera unanime uno dei luminari di settore a livello nazionale, è ricaduta la scelta delle associazioni e dei partiti promotori della conferenza che si è tenuta nel piazzale antistante la Capitaneria di porto. Lo hanno fortemente voluto perché voce “autorevole e imparziale” e perché abituato, “al contrario di quanto troppo spesso si fa a livello locale, a parlare dati alla mano”.

L’analisi di Di Ciaula. Quelli sciorinati e desunti dal Registro europeo per le emissioni sono apparsi molto chiari e hanno riguardato, nel particolare, anche il Cementificio di Vibo. Che già totalizza senza bruciare Cdr ma utilizzando combustibili fossili come il Pet Coke, “una quantità di diossido di carbonio leggermente superiore a quella dell’inceneritore di Brescia, uno dei più grandi d’Italia e di una centrale termo-elettrica di grossa taglia. L’ossido di azoto è, invece, rispetto ai due impianti appena citati, il triplo”. Non ha “senso – poi – parlare di emissioni contenute, perché i parametri cambiano di anno in anno e, anche quando vengono rigidamente rispettati, non tengono conto dei pericoli che si ripercuotono sulla salute umana”. Di quali pericoli si tratta? “Anzitutto numerosi studi scientifici sull’impatto ambientale dimostrano che chi vive vicino ad un cementificio deve tenere conto di un elevato livello di Particolato e di metalli pesanti nel sangue, nell’aria e nei terreni. Particolato sono chiamate – ha chiarito il medico – particelle solide piccolissime in grado di superare il filtro polmonare e la barriera che si trova tra polmone e sangue, entrando in circolazione e facendo danni ovunque arrivino. L’inquinamento generato da questa sostanza causa nel breve termine, anche in una sola giornata, un incremento di mortalità da malattie cardio-vascolari tipo infarto o ictus o la riacutizzazione o nuova genesi di malattie polmonari ma, soprattutto – ha continuato – nel lungo periodo causa inequivocabilmente tumore polmonare. L’organizzazione mondiale della sanità ha elaborato un grafico che ci dice che concentrazioni anche minime di Particolato fanno male alla salute, e il rischio è maggiore per i non fumatori. E i cementifici, è questo il punto – ha proseguito Di Ciaula –  ne producono quantità elevatissime che si mantengono intatte fino a cinque chilometri dal punto esatto in cui sono state emesse”. E i filtri cosiddetti “a maniche”? “Non servono a nulla, sono totalmente inefficaci. Se una particella molto piccola riesce a superare i filtri dell’organismo, può mai essere trattenuta dai filtri costruiti dall’uomo? Ovviamente no e il grafico di rendimento dei filtri ci dice che funzionano bene trattenendo il 90% delle particelle solo quando sono intasati. Si dice poi che i cementifici raggiungono temperature altissime e per questo producono meno diossina. E’ vero ma nel ciclo di lavorazione la temperatura non è costante dall’inizio alla fine: ci sono momenti in cui supera i mille gradi ma alla fine del processo avviene il ciclo di raffreddamento in cui temperatura si abbassa. E’ quello il momento – ha proseguito lo studioso nella sua analisi – in cui le diossine disgregate inizialmente si riformano e si ricondensano. Si accumulano, poi, nel terreno, nei tessuti umani ed animali”.

Le conseguenze dell’uso del Cdr e i pericoli derivati dal Pcb. Questo senza bruciare rifiuti perché, facendolo, il discorso cambia. E, sembra, peggiori. “Bruciare rifiuti genera metalli pesanti, diossine, idrocarburi policiclici aromatici ed altri composti persistenti, che rimangono lì dove emessi e vengono assorbiti dall’uomo in qualunque modo possibile: ingestione, inalazione, perfino attraverso il contatto cutaneo, si accumulano nei tessuti degli animali viventi trasferendosi da un organismo all’altro e sono tossici. Causano danni al dna, mutazioni genetiche, malformazioni fetali, alterazioni ormonali, tumori maligni. I limiti consentiti sono in continuo divenire ed in discesa e riguardano un adulto di 70 chili, cosa che appare altamente nociva per i bambini e per la vita in fase embrionale. C’è poi il Pcb. Lo stabilimento Italcementi di Vibo Marina – ha continuato Di Ciaula – ne produce circa 164 grammi l’anno. Non ci si faccia ingannare dai grammi perché queste sostanze esprimono la loro tossicità addirittura in un milionesimo di grammo. E causano il cancro, alterazioni del sistema immunitario, neurologie, endocrine. Altra rivelazione sconvolgente è il danno epigenetico. Questi inquinanti – ha proseguito – arrivano fino a dentro cellule ed il Dna provocando meccanismi di riprogrammazione fetale e, dunque, ci sono danni molto gravi che si verificano anche dopo una generazione o che nei bambini in età scolare esposti rivelano alterazioni dello sviluppo psico-motorio”.

Conclusioni e la salvaguardia della salute e dei posto di lavoro.“Tutti i cementifici – è stata la conclusione di Di Ciaula – anche seguendo la legislazione italiana e le imposizioni dettate dalla Comunità europea, devono chiudere. Questo – è quanto hanno affermato anche il presidente regionale del Wwf Giuseppe Paolillo ed il portavoce del Forum delle associazioni vibonesi Antonio D’Agostino – non va affatto contro la prospettiva di conservare l’occupazione dei lavoratori dello stabilimento di Vibo Marina. Nessuno vuole, e noi compresi, che venga perso, come è stato detto, un solo posto di lavoro e, in più, un indotto virtuoso, garantirebbe non centinaia di posti, ma migliaia. Ma, senza andare troppo lontano – hanno continuato – quello che conta è soprattutto la salvaguardia della salute dei lavoratori, esposti più degli altri ai rischi in questione”. E, da questo punto di vista, la precisazione conclusiva è arrivata ancora da Di Ciaula: “maneggiare clinker pieno di ceneri tossiche, perfino a prodotto finito, è rischiosissimo e crea un forte rischio disoccupazionale. Gli operai, infatti, accusano in molti danni irreversibili al Dna e si vedono, dunque, alla lunga impossibilitati a lavorare. Molto meglio pensare ad occupazioni alternative, a riconversioni, anche perché – ha concluso – non può essere considerata unità di sviluppo l’incedere di malattie tra lavoratori e non o il numero di cementifici presenti ma, piuttosto, lo sviluppo è fatto da un indotto virtuoso che crei maggiore occupazione e liberi dalla sudditanza verso la classe politica gli operai”.

News & Views dalla Calabria – a cura di Zaira Bartucca

http://calabro9.ilcannocchiale.it/post/2748627.html

Il gip: “Ilva mossa da logica del profitto sequestro per tutelare la vita umana”

ultimo aggiornamento  4 agosto 2012

VIDEO:

IMPRESA E AMBIENTE Il GIP

“ILVA mossa da logica del profitto sequestro per tutelare la vita umana”

Danni gravissimi alla salute provocati dallo stabilimento. I Passaggi più significativa dell’ordinanza con cui sono stati disposti i sigilli a parte degli impianti

 

GIP Patrizia Todisco

 

 
“Chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato nell’attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza”. Sono pesantissime le conclusioni a cui è giunto il gip di Taranto Patrizia Todisco che oggi ha disposto il sequestro di sei reparti a caldo del siderurgico tarantino e ha ordinato l’arresto per otto persone, coloro che per anni hanno gestito lo stabilimento dell’Ilva.
 
 
Secondo il giudice la gestione del siderurgico più grande d’Europa è “sempre caratterizzata da una totale noncuranza dei gravissimi danni provocati”, ha un impatto “devastante” sull’ambiente e sui cittadini e ha prodotto un inquinamento che “ancora oggi” provoca disastri nelle aree più vicine allo stabilimento. Nelle circa 600 pagine che compongono i due provvedimenti cautelari (di sequestro dello stabilimento e di arresto) il gip fa a pezzi tutti coloro che nei decenni hanno guidato l’impianto siderurgico. E, soprattutto, afferma che lo stop alle acciaierie deve essere immediato “a doverosa tutela di beni di rango costituzionale” come la salute e la vita umana “che non ammettono contemperamenti, compromessi o compressioni di sorta”. Gli accertamenti e le risultanze emersi nel corso del procedimento,
 

infatti, hanno “denunciato a chiare lettere l’esistenza, nella zona del tarantino, di una grave e attualissima emergenza ambientale e sanitaria, imputabile alle emissioni inquinanti, convogliate, diffuse e fuggitive, dallo stabilimento Ilva”.E siccome “la salute e la vita umana sono beni primari dell’individuo, la cui salvaguardia va assicurata in tutti i modi possibili”, ribadisce il giudice riportando un passaggio della richiesta dei pm, l’impianto va fermato. Anche perchè chi ha diretto lo stabilimento doveva farlo “salvaguardando la salute delle persone”, adottando “tutte le misure e utilizzando tutti i mezzi tecnologici che la scienza consente, al fine di fornire un prodotto senza costi a livello umano”. Dunque “non si potrà mai parlare di inesigibilità tecnica o economia quando è in gioco la tutela di beni fondamentali di rilevanza costituzionale, quali il diritto alla salute, cui l’art. 41 della Costituzione condiziona la libera attività economica”.Ed invece, dice il giudice, i vertici dell’Ilva hanno fatto tutto il contrario. “L’attuale gruppo dirigente – afferma infatti – si è insediato nel (maggio) 1995, periodo in cui erano assolutamente noti non solo il tipo di emissioni nocive che scaturivano dagli impianti ma anche gli impatti devastanti che tali emissioni avevano sull’ambiente e sulla popolazione”. Così come “chiarissimi” erano gli effetti subiti dalle aziende agricole. Ma non solo: “già nel 1997 e poi a seguire fino ad oggi gli accertamenti dell’Arpa evidenziavano i problemi per la salute che determinavano le emissioni del siderurgico”.

Di fronte a tutto ciò, l’intero gruppo dirigente ha sottoscritto degli “atti d’intesa volti a migliorare le prestazioni ambientali dell’impianto” (il Gip cita il primo del gennaio 2003 seguito da uno del febbraio e uno del dicembre 2004 e l’ultimo dell’ottobre 2006) che vengono definiti come “la più grossolana presa in giro compiuta dai vertici dell’Ilva”. Non c’è quindi alcun dubbio che si è di fronte ad un disastro colposo.

“L’imponente dispersione di sostanze nocive nell’ambiente e non…ha cagionato e continua a cagionare non solo un grave pericolo per la salute (pubblica) delle persone esposte a tali sostanze nocive ma, addirittura, un gravissimo danno per le stesse”. Danno, conclude il gip che “si è concretizzato in malattie e morte”. Morte documentata della popolazione di Taranto – secondo i dati snocciolati dal giudice – dagli “eccessi significativi di mortalità per tutte le cause e per il complesso delle patologie tumorali, per singoli tumori e per importanti patologie non tumorali, quali le malattie del sistema circolatorio, del sistema respiratorio e dell’apparato digerente, prefigurando quindi un quadro di mortalità molto critico”. Da 1995 al 2002 è stata inoltre registrata “significativamente in eccesso la mortalità per tutti i tumori in età pediatrica (0-14 anni)”.

(27 luglio 2012)
 
 
TARANTO
 
Diretta/Blocchi stradali, Comune Occupato Il GIP: “Solo maquiollage”. Sospette mazzette
“ILVA non lascia Taranto!: Allarme Confindustria  Blocchi stradali, quattro statali interrotte, Taranto paralizzata. La protesta degli operai dello stabilimento dove da ieri sono sotto sequestro sei reparti dell’area a caldo. Venerdì prossimo riesame. Lavoratori in strada anche a Genova.  Il Caso in Cdm. Il Pg: ” Non c’era alternativa al sequestro”. L’azienda: “Vogliamo garantire l’occupazione”. Squinzi: “A rischio la vocazione industriale del Paese”

 

Taranto la Manifestazione degli operai dell’ILVA

 

 
 
 
ORE 20.30 – Sciopero fino a domani mattina, giovedì 24 ore di stop
 
Durerà fino a domattina lo sciopero dei lavoratori dell’Ilva di Taranto, la protesta avrà una pausa sabato e domenica anche per rispetto per la città che da ieri è praticamente paralizzata. Lo hanno deciso le organizzazioni sindacali, la mobilitazione, sia pure con una articolazione diversa, riprenderà lunedì. Inoltre è già stata prevista una manifestazione sindacale il 2 agosto alla vigilia della convocazione del Tribunale del riesame sul ricorso presentato dai legali dell’Ilva.ORE 19.15 – Clini: “Chiusura avrebbe effetti devastanti”
“La chiusura dell’Ilva di Taranto avrebbe conseguenze di tipo occupazionale di livello nazionale. Nessuno di noi pensa che accada”. Così il ministro in una intervista a Sky Tg24. Ci sono due ipotesi, spiega: “Un sequestro che blocca le attività, che chiude gli impianti ha un significato devastante per la protezione dell’ambiente di Taranto perché blocca il processo di risanamento e lascia ferme problematiche che invece sono in fase di soluzione”. E “un sequestro che, come avviene in molti casi soprattutto nel caso di questo tipo di impianti, è condizionato a un esercizio che rispetta le regole ambientali e che attua i programmi di risanamento ambientale, questa è una situazione gestibile”. Nella prima ipotesi, prosegue Clini, allora “dovremo affrontare questa situazione prima di tutto dal punto di vista della sicurezza ambientale” perché “è una situazione assolutamente delicata da gestire e poi non voglio neppure immaginare gli impatti sociali di questa ipotesi”. Ma “voglio anche ricordare che, se questa fosse l’ipotesi su cui si va a finire, avremo effetti economici a catena a livello nazionale perché le imprese nazionali che si approvvigionano con i prodotti di Ilva dovranno ricorrere a fornitori diversi, che sono quei produttori tedeschi, francesi, polacchi che eserciscono i loro impianti sulla base delle stessi leggi, degli stessi criteri ai quali deve corrispondere Ilva. Per cui si creerebbe anche a livello europeo una situazione che potrebbe avere effetti importanti sulla lealtàa della concorrenza”.
ORE 18.50 – Il presidente Ferrante: “Decreto duro e pesante per l’azienda”
“E’ un decreto particolarmente duro, pesante per la società, perché prevede la chiusura di alcune aree anche se si dice di voler tutelare l’integrità degli impianti perché la chiusura sarebbe irreversibile”, dice Ferrante. E poi ammette. “Se fossi stato presidente all’epoca, avrei scelto strategie diverse non solo processualmente ma anche di dialogo con la città”. “Se c’è una minima disponibilità al dialogo e al confronto – assicura – l’Ilva non si sottrarrà”

ORE 18.29 – Squinzi: “A rischio la vocazione industriale del Paese”“Siamo molto preoccupati per lo stabilimento Ilva di Taranto. Non sono solo a rischio le sorti della prima acciaieria di Europa, di decine di migliaia di lavoratori e di un intero territorio; ad essere a rischio, proprio in un momento così delicato per l’Italia, è la stessa vocazione industriale del nostro paese”, avverte il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. “Un provvedimento di questo tipo colpisce un’azienda che ha lavorato nel corso degli anni per adeguarsi alle norme ambientali e rappresenta un segnale difficile da comprendere per gli investitori, soprattutto esteri”, spiega. “Ci aspettiamo che sia garantita la continuità dei processi produttivi – dice – e difesa l’Ilva nella sua interezza”.ORE 18.28 – Parla l’ex prefetto Ferrante, operai irrompono in sala“Non c’è alcuna intenzione da parte del gruppo Riva di lasciare Taranto” lo ha affermato il presidente dell’Ilva Taranto Bruno Ferrante nel corso di una conferenza stampa in cui, pur ribadendo il rispetto per il ruolo della magistratura, ha rivendicato il pieno di diritto di tutelarsi. “Se c’è diponibilità al confronto Ilva non si sottrae – ha aggiunto – noi siamo sicuri che in questo Paese si possano coniugare ambiente, salute, sicurezza, lavoro e impresa”. Durante il suo discorso, una trentina di operai e rappresentanti dei centri sociali hanno fatto irruzione in sala e la conferenza stampa è stata interrotta. “E’ stato un provvedimento duro e pesante – ha detto ancora Ferrante – si parla anche di tutelare l’integrità degli impianti, ma penso che la chiusura o lo spegnimento di alcune attività possa essere irreversibile e che quindi sarà difficile tutelare l’integrità degli impianti”. “Il fatto che il 3 agosto il tribunale del Riesame esaminerà la nostra istanza è importante e vuol dire che il tribunale ha preso atto della necessità di dare una risposta pronta: è un elemento di grande rilievo. Aspettiamo fiduciosi l’esame e speriamo in un esito positivo su tutte le misure adottate”. “Se potremo lavorare e continueremo a lavorare nello stabilimento di Taranto, assicureremo i livelli occupazionali come già avvenuto in passato”.
ORE 17.01 – Occupato il municipioAlcune decine di lavoratori dell’Ilva hanno occupato la sede del municipio di Taranto. E’ questa una delle manifestazioni di protesta che i dipendenti dell’Ilva di Taranto stanno mettendo in atto in difesa del loro posto di lavoro in seguito al provvedimento di sequestro degli impianti da parte della magistratura. Restano i presidi in corrispondenza delle vie d’accesso alla città e il blocco del ponte girevole. Il sindaco Ippazio Stefano ha comunicato al prefetto Claudio Sammartino l’iniziativa dei lavoratori del Siderurgico precisando di aver autorizzato la manifestazione. Gli operai si sono sistemati nel Salone degli Specchi di palazzo di città.ORE 16.45 – Ai sindacati le rassicurazioni di FerranteIl presidente dell’Ilva, l’ex prefetto Bruno Ferrante, ha accolto con soddisfazione la fissazione a breve scadenza del ricorso dinanzi al Riesame e ha rassicurato i sindacati – con i quali ha in corso un incontro – sostenendo che l’Ilva comunque non ha intenzione di chiudere lo stabilimento di Taranto. Lo si apprende da fonti sindacali. L’incontro tra Ferrante e i sindacalisti nazionali e territoriali si tiene nella sede del centro studi Ilva, nella città vecchia di Taranto. Secondo quanto si è appreso, il presidente dell’Ilva ha sottolineato che il provvedimento del gip colpisce in maniera dura e significativa l’azienda e mette in pericolo il lavoro. Il sequestro – ha aggiunto Ferrante – secondo quanto viene spiegato da fonti sindacali, ha l’obiettivo dichiarato di fermare gli impianti. Una condizione che Ferrante giudica contraddittoria rispetto alla salvaguardia dello stabilimento. ORE 16.27 – Clini: “Mi auguro che l’azienda collabori”“Mi auguro che l’azienda collabori con il ministero dell’Ambiente per superare i contenziosi che ci sono stati – ha fatto sapere il ministro dell’Ambiente – ho manifestato la mia disponibilità a riconsiderare le procedure. Mi auguro che ognuno faccia la sua parte: Regione Puglia e Ministero hanno il dovere di proseguire nell’esercizio delle competenze per fare in modo che venga rispettata la legge, la magistratura ha un compito diverso e mi auguro che non ci siano interferenze”.
ORE 15.38 – “Subito il Riesame, sbaglia chi lo chiede”“Se qualcuno dice di auspicare un riesame immediato delle misure di sequestro, non fa una valutazione corretta e accettabile e certamente sbaglia lui non certo i giudici”. Così il pg della Corte d’Appello di Lecce – sezione di Taranto, Ciro Saltalamacchia. Il magistrato ha fatto riferimento alle dichiarazioni di ieri del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, il quale aveva per l’appunto auspicato un immediato riesame della misura di sequestro di sei impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico tarantino.ORE 15.34 – Pg: “Non è solo con la diossina che si avvelena Taranto”“Si fa riferimento a un momento particolare negli ultimi sette anni, richiamato spesso da chi ha interesse a dire che il passaggio dall’Italsider all’Ilva ha rappresentato un abattimento delle emissioni di diossina. Questo è anche vero ma non è soltanto con la diossina che oggi stiamo avvelenando Taranto”, ha spiegato il pg di Lecce, Vignola. “Ci sono le polveri sottili, i Pm10 e altri agenti patogeni – ha aggiunto – che in alcuni centinaia di casi hanno dato purtroppo quell’esito letale di cui tutti hanno sentito parlare. Vi sono ancora migliaia di persone, all’interno della stessa Ilva, e quindi parliamo degli operai, in nome e per conto della loro salute la Procura della Repubblica è intervenuta. Parliamo anche degli abitanti dei quartieri confinanti, il quartiere Tamburi, o anche che abitano anche in quartieri più lontani dove ci sono ipotesi di inquinamento e di malattie”.

ORE 15.32 – Occupazione in ComuneI lavoratori dell’Ilva sono entrati nella sala degli specchi di Palazzo di Città a Taranto. I lavoratori sono intenzionati ad occupare anche l’aula del Consiglio comunale e in municipio è atteso l’arrivo del sindaco Ezio Stefano. “Ho attraversato tutti i blocchi stradali e ho detto ai lavoratori di venire in Comune, cinque per presidio – aveva detto stamani il sindaco Ezio Stefàno – occupate anche il Comune perché voglio che si capisca che questa è la battaglia di tutta Taranto per difendere il lavoro, l’ambiente e la salute”.
ORE 15.30 – Federmeccanica: “Colpo insopportabile”Il provvedimento di sequestro all’Ilva di Taranto “desta grandissima preoccupazione in tutti gli imprenditori metalmeccanici” e “rappresenta un colpo insopportabile non solo per la siderurgia italiana, ma per tutto il manifatturiero nazionale”. Lo afferma in una nota il presidente di Federmeccanica, Pier Luigi Ceccardi.

ORE 15.06 “Troppo pochi 320 milioni per la bonifica” “Sullo scontro tra salute e lavoro gioca in modo indegno la proprietà – scrive Oliviero Diliberto, segretario nazionale Pdci, sul profilo fb. “Si tenta di strumentalizzare la rabbia e la disperazione dei lavoratori per bloccare la sentenza della magistratura. Ma d’altra parte non appare congrua la cifra stanziata per la bonifica dello stabilimento nell’intesa raggiunta ieri da governo, istituzioni locali, proprietà e sindacati. 330 milioni di euro sono nulla di fronte alla mole di interventi necessari. Lo dimostra la bonifica attuata in Liguria per cui sono stati stanziati ben 2 miliardi di euro”.
ORE 14.47 – Il procuratore generale di Lecce: non è solo la diossina il veleno di Taranto “Si fa riferimento a un momento particolare negli ultimi sette anni, richiamato spesso da chi ha interesse a dire che il passaggio dall’Italsider all’Ilva ha rappresentato un abbattimento delle emissioni di diossina. Questo è anche vero ma non è soltanto con la diossina che oggi stiamo avvelenando Taranto”. Lo ha sottolineato il procuratore generale della Corte di Appello di Lecce, Giuseppe Vignola, alla conferenza stampa di stamane convocata, insieme al procuratore della Repubblca del capoluogo jonico Franco Sebastio, per chiarire alcuni aspetti del sequestro delle aree più importanti – agglomerati, cokerie, acciaierie, parchi minerali – dello stabilimento siderurgico Ilva. “Ci sono le polveri sottili, i Pm10 e altri agenti patogeni – ha aggiunto – che in alcuni centinaia di casi hanno dato purtroppo quell’esito letale di cui tutti hanno sentito parlare. Vi sono ancora migliaia di persone, all’interno della stessa Ilva, e quindi parliamo degli operai, in nome e per conto della loro salute la Procura della Repubblica è intervenuta. Parliamo anche degli abitanti dei quartieri confinanti, il quartiere Tamburi, o anche che abitano anche in quartieri più lontani dove ci sono ipotesi di inquinamento e di malattie”.

ORE 14.34 – Federacciai condanna il sequestro: “Disposto in base a valutazioni opinabili”“Se un impianto in regola con le norme ecologiche”, “può essere chiuso da un magistrato sulla base di opinabili correlazioni tra l’esistenza dell’impianto industriale e la salute, non vi è più alcuna certezza del diritto”. Lo afferma la Federacciai, in una nota. “In Europa – si legge ancora – vi sono molti impianti come l’Ilva di Taranto. Ovunque istituzioni, imprese, parti sociali hanno lavorato di comune accordo per migliorare l’impatto ambientale e per raggiungere un equilibrio virtuoso tra ambiente e lavoro; così come si è fatto in questi anni per Taranto (…). Mai è avvenuto in Europa che provvedimenti unilaterali della magistratura bloccassero questo processo”. “La siderurgia italiana – si legge ancora – reagirà duramente a ogni tentativo di mettere in discussione, per una distorta ideologia ambientalista, la presenza dell’industria sul territorio e si batterà con tutte le energie di cui dispone per la salvaguardia di attività che rispettano la legge e che come tali vogliono continuare a operare”.

ORE 14.33 – “Le conclusioni dei periti terrificanti, non c’era alternativa al sequestro”
“Le conclusioni dei periti incaricati dal gip sono terrificanti”, tanto che “si è parlato di disastro ambientale relativo agli ultimi sette anni. Ci si trovava di fronte a un’azione da interrompere”, ha spiegato il procuratore generale di Lecce, Giuseppe Vignola. “I magistrati non si trovavano di fronte a “un bivio tra lavoro e ambiente, non c’era possibilità di scelta o discrezionalità. Il sequestro era obbligato, non si poteva ignorare la conclusione delle perizie, anche se il provvedimento – ha precisato Vignola – non è stato preso a cuor leggero. I magistrati si sono mossi nella legalità. Non potevano prendere altri provvedimenti in una situazione del genere”. Quindi ha affermato che “i responsabili dell’inquinamento non sono né il gip né la Procura: le responsabilità sono altre. Quelle penali le abbiamo trovate noi, quelle politiche, economiche e amministrative non spetta a noi cercarle e trovarle. Noi ci siamo mossi in un recinto, per usare un’espressione molto cara al nostro governatore è quello disegnato dalla Carta costituzionale”.
DOCUMENTI/1 Le coclusioni della perizia epidemiologica
DOCUMENTI/2 I risultati dell’indagine dei chimici

ORE 14.26 – Arresti e sequestro, venerdì prossimo al RiesameE’ stata fissata per venerdì prossimo, 3 agosto, la discussione dinanzi al tribunale del Riesame di Taranto del ricorso presentato dall’Ilva contro il sequestro degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento e le misure cautelari nei confronti degli 8 indagati (tra dirigenti ed ex dirigenti) da ieri agli arresti domiciliari.
ORE 14.04 – Blocchi stradali, il tilt il trasporto locale: “Servizio al 50 per cento”I blocchi stradali organizzati dai lavoratori dell’Ilva stanno provocando notevoli disagi alla circolazione e al trasporto pubblico locale. Ci sono presidi di operai in via Cesare Battisti, via Magnaghi, ponte girevole, porta Napoli. Diversi gli automobilisti che non hanno potuto raggiungere il posto di lavoro, tanti gli autobus rimasti fermi durante il servizio o in deposito.

ORE 13.35 – Arresti, gip: “Una busta al perito”. I sospetti sulle mazzetteMentre svolgeva, assieme ad altri due professionisti, una consulenza collegiale per conto della procura di Taranto sull’inquinamento da diossina e Pcb prodotto dall’Ilva, il docente universitario di ingegneria Lorenzo Liberti incontrò in un’area di servizio della A14 un dirigente dell’Ilva dal quale ricevette una busta bianca. Lo si legge nel provvedimento di arresto per gli otto dirigenti. Il giudice definisce l’incontro “sconcertante”, anche perché vi è il sospetto che nella busta vi fossero 10.000 euro in contanti. L’incontro avvenne il 26 marzo 2010 in un piazzale adibito a parcheggio di autoarticolati sul retro di una stazione di servizio nei pressi di Acquaviva delle Fonti, nel Barese, ed è stato filmato dalla Guardia di finanza. Poco prima, quella mattina, il dirigente dell’Ilva si era fatto consegnare da un altro dipendente dello stabilimento Ilva con mansioni di responsabile della contabilità generale la somma di 10.000 euro (uscita di cassa imputata nei registri Ilva al conto “6120 – erogazioni liberali – omaggi e regalie”); ma prima ancora, non appena aveva saputo dal contabile che la somma era pronta, aveva telefonato a uno stretto collaboratore di Liberti “affidandogli un messaggio criptico per lo stesso docente”. Liberti, interrogato sulla vicenda in qualità di indagato l’8 novembre 2011, ha ammesso le circostanze dell’incontro ma ha negato di aver ricevuto danaro “senza però fornire – annota il giudice – una spiegazione convincente né sulle circostanze nelle quali l’incontro ebbe a verificarsi né sul contenuto della busta a lui consegnata”. Anche per questo motivo il giudice ha ritenuto che a carico degli indagati sia sussistente il pericolo di inquinamento probatorio, oltre a quello di fuga e di reiterazione dei reati contestati.
ORE 13.38 – Pg di Lecce: “Di giorno rispettava le leggi, di notte le violava”L’Ilva “mentre di giorno rispettava le prescrizioni imposte, di notte le violava”, e questo “è confermato da rilievi fotografici eseguiti per 40 giorni nel corso dell’inchiesta”. Lo ha detto il pg di Lecce, Giuseppe Vignola, nella conferenza stampa in corso a Taranto. Vignola ha aggiunto che “l’azienda non può fare una ‘imbiancata’ o interventi di facciata”. “Ricordo i morti sul lavoro di Marghera e Genova – ha aggiunto – i nostri morti non sono di serie B, hanno diritto di essere tutelati”.
ORE 13.36 – Gip: “Le misure introdotte dall’Ilva, solo abile opera di maquillage”“Non vi è dubbio che gli indagati, adottando strumenti insufficienti nell’evidente intento di contenere il budget di spesa, hanno condizionato le conseguenze dell’attività produttiva per la popolazione mentre soluzioni tempestive e corrette secondo la migliore tecnologia avrebbero sicuramente scongiurato il degrado di interi quartieri della città di Taranto”. Lo scrive il gip di Taranto Patrizia Todisco nel provvedimento di arresto notificato agli otto indagati nel procedimento Ilva. “Neppure può affermarsi – annota il giudice – che i predetti (indagati, ndr) non abbiano avuto il tempo necessario, una volta creato e conosciuto il problema, per risolverlo, …”. A questo proposito il giudice, con specifico riferimento al problema delle polveri, ricorda che con precedenti sentenze del tribunale “è stato chiaramente ribadito che tutte le misure introdotte si sono rivelate, a tutto concedere, un’abile opera di maquillage, verosimilmente dettata dall’intento di lanciare un ‘segnale’ per allentare la pressione sociale e/o delle autorità locali ed ambientali…”.

LEGGI L’ORDINANZA DEL GIP

ORE 13.04 – “Non c’era alternativa al sequestro”“Il lavoro dei periti è stato ineccepibile: non c’era altra strada se non il sequestro, non c’era possibilità di adottare altri provvedimenti”. Lo ha detto il pg di Lecce, Giuseppe Vignola, parlando del sequestro di sei reparti dell’area a caldo dell’Ilva e degli otto arresti eseguiti ieri. “Le responsabilità politiche, amministrative, economiche non spetta a noi cercarle. Abbiamo operato – ha detto Vignola nel corso della conferenza stampa in corso a Taranto – nel recinto delimitato dal Codice”. “Non può esserci un bivio per la magistratura tra la tutela del posto di lavoro e la tutela dell’ambiente. Esiste – ha concluso – l’obbligatorietà dell’azione penale e la necessità di perseguire i reati”.

ORE 13.02 – Cdm, Clini espone le misure adottate per Taranto
Il consiglio dei ministri ha esaminato la questione delle misure urgenti per la bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione territoriale di Taranto. “Gli obiettivi del protocollo – si legge in una nota – verranno realizzati nelle prossime settimane attraverso appositi accordi e sotto la guida di un comitato di sottoscrittori e di una cabina di regia coordinata e gestita dalla Regione Puglia. Lo stanziamento complessivo previsto dal protocollo è di 336.668.320 euro, di cui 329.468.000 di parte pubblica e 7.200.000 di parte privata”.

ORE 13 – Bloccate quattro statali
Sono quattro le statali bloccate dai blocchi. Sulla strada statale 7 ‘Appia’ il traffico è fermo all’ altezza di Statte, direzione Taranto, con deviazione sulla strada statale 172 in direzione Martina Franca. Sulla strada statale 7 ter ‘Salentina’ c’è un blocco in località Monteparano, con deviazione allo svincolo per la provinciale 104. Sulla strada statale 106 ‘Jonica’ il traffico è bloccato all’altezza di Taranto – Raffineria Eni. Infine, sulla statale 172 ‘dei Trulli’ un blocco è segnalato in zona Taranto-ospedale.
ORE 12.42 – Il procuratore Sebastio: “L’impianto non chiederà, il provvedimento non è stato eseguito”
Sulle voci di una possibile chiusura, il procuratore Franco Sebastio ha chiarito in conferenza stampa: “A oggi sono soltanto stati notificati i provvedimenti di sequestro dell’area a caldo, ma la fase di attuazione del provvedimento “non è ancora iniziata per due motivi, sia perché ci saranno richieste al riesame, il cui pronunciamento avverrà a brevissima scadenza e poi perché parliamo di procedure tecniche da adottare che non sono affatto facili”. Si tratta di impianti – ha aggiunto – che “per essere disattivati hanno bisogno di tecnici all’altezza, di una messa totale in sicurezza e di una graduale disattivazione degli impianti che sono a ciclo continuo e marciano a temperature elevatissime. Se si dovessero spegnere di colpo – ha detto Sebastio – accadrebbe un disastro”. Sulle modalità di un eventuale spegnimento degli impianti, il gip ha comunque “dato delle indicazioni che verranno perfezionate se si dovesse arrivare alla fase di esecuzione concreta del decreto. Qualunque richiesta sarà esaminata da noi con la massima attenzione e coscienza
“.

ORE 12.25 – Assofermet: “Sequestro Taranto colpisce intera filiera”
“Fortissima preoccupazione per le sorti del sistema industriale e produttivo italiano, colpito in uno dei settori strategici e portanti dell’economia nazionale”. Si legge in una nota dell’associazione dei commercianti di ferro e acciaio aderente a Confcommercio.

ORE 12.18 – Viabilità:, bloccate le statali 7, 7ter, 106 E 172
Disagi alla circolazione alla viabilità dell’intera area metropolitana di Taranto. Lo comuncia l’Anas. Le arterie di accesso alla città di Taranto sono bloccate, in particolare sulla strada statale 7 “Via Appia” il traffico è bloccato in località Statte, direzione Taranto, con deviazione sulla strada statale 172 in direzione Martina Franca.
ORE 12.10 – Landini: “No a contrapposizioni inutili”“Abbiamo deciso di proseguire con la mobilitazione per tutta la giornata con presidi in tutta la città, è chiaro che per noi la strada non è chiudere l’Ilva ma dare una continuità produttiva”. Così Maurizio Landini, Fiom. “Vogliamo evitare contrapposizioni inutili, ma è importante che anche l’azienda faccia la sua parte”.

ORE 12.05 – Genova, i lavoratori in prefetturaUna delegazione di Cgil, Cisl e Uil è in prefettura per un incontro con i rappresentanti del governo. Un migliaio gli operai degli stabilimenti scesi in piazza, per manifestare contro la chiusura degli impianti di Taranto.

ORE 12.01 – Riccardi: “Sono molto preoccupato” – LEGGI
“In Consiglio dei ministri ne abbiamo parlato. Io sono molto preoccupato, bisogna fare in modo che non ci siano conseguenze per i lavoratori e per l’economia pugliese”. Così il ministro per la Cooperazione Andrea Riccardi sul caso Ilva.

ORE 11.59 – “Provvedimento sofferto ma obbligato” “E’ stato un provvedimento estremamente sofferto, la sofferenza è in ogni rigo. La magistratura si è mossa solo per rispondere al dettato costituzionale che impone l’obbligatorietà dell’azione penale. Non c’era possibilità di scelta. La collega gip si è impegnata con professionalità elevata sulla base del lavoro svolto dai colleghi della Procura”. Sono le parole del procuratore generale presso la Corte di Appello di Lecce, Giuseppe Vignola nel corso dell’incontro con la stampa cui partecipa anche il procuratore di Taranto Francesco Sebastio.

ORE 11.40 – Saccomanno (Pdl): “Governo dichiari stato di emergenza”“Il governo dichiari lo stato di emergenza per Taranto. Prima di riferire in Parlamento, il governo con urgenza determini l’adozione di percorsi autorizzativi, che consentano di riprendere il lavoro agli operai. Il presidente Monti ed i ministri Clini e Passera guardino a Taranto con la stessa preoccupazione con cui ogni giorno confrontano le loro mosse con il resto d’Europa”. Lo chiede il senatore Pdl Michele Saccomanno. “E’ improcrastinabile – prosegue – un’iniziativa che consenta alla magistratura non di assolvere Riva, ma di riaprire l’Ilva”.

ORE 11.11 – Blocchi stradali in diversi punti della città, Taranto paralizzata “La produzione non si è fermata: noi non ci fermiamo e non ci fermeremo”. Gli operai dell’Ilva stanno presidiando con dei blocchi diversi ingressi della città: ce ne sono due sulla Statale 7 Appia, prolungamento della Statale 100 per Bari; un altro davanti alla stazione ferroviaria, prima del Ponte di Pietra, e poi in città sul Ponte Girevole. Presidiate anche la strada per Statte, la 106 Ionica per Reggio Calabria e la strada per San Giorgio Ionico. E’ quasi impossibile superare i blocchi: il passaggio viene consentito soltanto a chi deve raggiungere l’ospedale, ai mezzi di soccorso e ai giornalisti ma con molte difficoltà. Tensioni si registrano anche tra alcuni residenti e i manifestanti.

ORE 11.03 – I lavoratori: “Non c’è futuro senza questa azienda”
“In Italia le bonifiche non vengono fatte da oltre 12 anni e a Taranto da 50 anni. E’ giusto che Taranto sia risanata, ma è giusto anche che l’Ilva continui a produrre. Non c’è futuro senza questa fabbrica”. E’ lo sfogo di uno dei lavoratori dell’Ilva che stanno scioperando.”Siamo tutti qui – commenta un altro operaio – a testimoniare la nostra disperazione. Se l’Ilva chiude come faremo, come daremo da mangiare alle nostre famiglie? Siamo ingegneri, tecnici, operai: non c’è distinzione di figure professionali. Siamo tutti nella stessa situazione. Se per loro mandare per strada tutte queste persone è una cosa giusta, io non lo so”. Molti lavoratori non sono tornati a casa e la notte scorsa hanno dormito per strada. “Il posto di lavoro è la prima cosa, ma si possono conciliare occupazione, ambiente e diritto alla salutè, dice un altro manifestante. E un suo collega aggiunge: “Siamo indignati. Pensiamo che non sia corretto quello che sta avvenendo in questo momento verso i lavoratori, verso un’azienda che nel corso degli anni ha fatto passi da gigante rispetto a quella che era la gestione precedente”.
ORE 10.32 – E’ cominciata la riunione del Consiglio dei ministri. Nel corso del Cdm, come ha annunciato il ministro Clini, sarà affrontata anche la questione dell’Ilva di Taranto.
ORE 10.30 – Ambientalisti: “La magistratura è intervenuta dove la politica ha fallito”“La storia di Taranto è cambiata per sempre. Nulla sarà come prima”. Lo si legge in una nota dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste ‘Taranto respira’. “Dopo anni di omissioni, incuria, negligenza e connivenza sono arrivati al pettine tutti i nodi irrisolti dell’Ilva. La malapolitica a Taranto non ha protetto il suo territorio e la salute della collettività. Per anni una lobby di potere ha messo il silenziatore alla sofferenza. La verità sul tappeto è che la magistratura è intervenuta perché la politica ha fallito. In questo momento deve prevalere il senso di responsabilità per dare un futuro a tutti i lavoratori e per costruire assieme un’alternativa di sviluppo ecosostenibile”.

ORE 10.26 – “Senza salvaguardia, voragine occupazionale”
“Senza la salvaguardia del sito dell’Ilva di Taranto si creerà una voragine occupazionale”. Lo ha detto il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, intervenendo a Radio Anch’io.

ORE 9.50- Taranto bloccata dalla protesta degli operaiSi prospetta una giornata campale a Taranto praticamente bloccata dalla protesta degli operai ovviamente preoccupati sugli effetti occupazionali del provvedimento di sequestro di alcune aree produttive dell’Ilva disposto ieri dal gip Patrizia Todisco nell’ambito dell’inchiesta su inquinamento ambientale che ha portato anche agli arresti domiciliari di otto fra dirigenti e tecnici del gruppo siderurgico. Attualmente sono bloccate le statali 100, per Bari, e 106 per Reggio Calabria, un presidio è segnalato sulla superstrada che Taranto va verso Grottaglie e Brindisi, all’altezza dello svincolo per Statte a ridosso dell’area industriale.
ORE 9.46 – Il caso Ilva all’attenzione del governoIl caso dell’Ilva di Taranto “è all’ordine del giorno” del Consiglio dei ministri di questa mattina. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ospite di Radio Anch’io su Rai Radio1. “Ci sarà uno scambio di informazioni”, ha aggiunto Clini, “e illustrerò il protocollo sottoscritto ieri”. Il ministro spiegherà la necessità di “sostenere la continuazione del programma di risanamento ambientale degli impianti di Taranto”.

ORE 9.30 – Sciopero anche a Genova
Gli operai dell’Ilva di Genova stanno manifestando in corteo, a Cornigliano, al termine di una assemblea convocata dai sindacati dopo la notizia del sequestro, disposto dalla magistratura, dell’intera area a caldo dello stabilimento di Taranto, che mette a rischio l’attività in quello ligure, dove lavorano 1760 persone, di cui 900 con contratto di solidarietà, che scade a settembre. L’Ilva di Genova ha solo 5 giorni di autonomia dopo la chiusura dello stabilimento pugliese, l’unico in grado di produrre acciaio dalla materia prima.

ORE 9.15 – “Bloccheremo la città”
Assemblea all’alba degli operai Ilva con i segretari nazionali di Fiom Fim e Uilm Landini, Bentivogli, Palombella. I lavoratori decidono di “bloccare tutto”. Non si entra e non si esce dal capoluogo ionico. Landini: “Fermare lo stabilimento non permette di risanare. No alla contrapposizione tra noi e la magistratura. Il tempo delle furbizie è finito. Ilva investi nel risanamento, metta i soldi. Questo è un problema nazionale: Monti deve intervenire”.

ORE 9 – Il sindaco: “Svolta per il futuro”
“Vorrei ringraziare la magistratura, perché se non si fa luce e giustizia non si risolvono i problemi. E adesso, dopo aver accertato che quella industria inquinava e produceva morti possiamo voltare pagina”. Così il sindaco Ippazio Stefano, sottolineando che “l’accordo siglato a Roma rappresenta una svolta per il futuro” della città: 330 milioni di euro da spendere per le bonifiche, l’ambiente – spiega – non sono parole e promesse ma certezze”. “E’ comprensibile la tensione e la preoccupazione dei lavoratori che temono di perdere il lavoro e io mi sento di esprimere loro la massima solidarietà. Ma deve essere chiaro che la magistratura deve andare fino in fondo, accertare i fatti e fare giustizia”.

8.30 – Lavoratori in assemblea
Migliaia di lavoratori in assemblea all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto per discutere della situazione venutasi a creare dopo il sequestro degli impianti e degli otto arresti notificati ieri dalla magistratura tarantina. All’assemblea sono presenti i segretari generali di Uilm, Fiom e Fim, Rocco Palombella, Maurizio Landini e Marco Bentivoglio.
LEGGI Sigilli all’Ilva, Taranto paralizzata

ORE 8 – Sciopero a oltranza
E’ sciopero a oltranza nella fabbrica, proclamato ieri e confermato stamattina durante l’incontro già convocato in precedenza, tra gli operai dello stabilimento siderurgico sotto accusa per disastro ambientale. I segretari nazionali dei metalmeccanici hanno assicurato il loro impegno affinchè il governo centrale mantenga alta l’attenzione sulla situazione dei circa 12mila operai che rischiano il posto di lavoro. L’invito è stato quello a rimanere uniti.
FOTO MIGLIAIA DI OPERAI IN CORTEO
VIDEO/1 LA PAURA E LA RABBIA
VIDEO/2 “IL LAVORO NON SI TOCCA”
Gli operai, che già da ieri hanno bloccato la statale 7 Appia, (prolungamento della statale 100 per Bari), davanti all’ingresso principale dello stabilimento, quello nei pressi della direzione, sono intenzionati ad attivare tra poco presidi e blocchi a seconda del turno sulla via per Statte, sulla statale 106 jonica per Reggio Calabria, in città sul ponte girevole e sulla strada per San Giorgio. Intanto il prefetto Claudio Sammartino ha convocato nuovamente per stamane i sindacati nella sede del palazzo di governo. Questa mattina è prevista anche la conferenza stampa del procuratore capo di Taranto Franco Sebastio per chiarire alcuni aspetti de provvedimento che, oltre a sequestrare gli impianti, ha sottoposto agli arresti domiciliari otto dirigenti dell’Ilva.

(27 luglio 2012)

http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/07/27/news/ilva_migliaia_di_lavortori_in_assemb-39808369/

Ilva, ovvero come dalle ciminiere non nascono le nuvole. E come dal latte non può nascere la diossina.

Rosy Battaglia – 27 luglio 2012

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/bat-blog/ilva-ovvero-come-dalle-ciminiere-non-nascono-le-nuvole-e-come-dal-latte-non-puo-nasce#ixzz22aZ7Ru5k

ILVA DALLE CIMINIERE  NON NASCONO LE NUVOLE E COME DAL LATTE NON PUO’ NASCERE  LA DIOSSINA
Rosy Battaglia – 27 luglio 2012

Quando ieri ho appreso della manifestazione degli operai a Taranto in seguito al sequestro della magistratura dell’impianto a caldo dell’Ilva, “senza facoltà d’uso”, il mio pensiero è andato ad un racconto.In realtà un testo teatrale struggente come “Venticinque mila granelli di sabbia” di Alessandro Langiu, (qui ne potete vedere un estratto), autore tra l’altro di “Di fabbrica si muore”, la storia di Nicola Lovecchio morto di tumore al petrolchimico di Manfredonia.

Alessandro Langiu ci mostra una Taranto attraverso gli occhi di due ragazzini che vivono tra le “Palazzine Italia”, metafora, forse, del quartiere Tamburi, il più colpito dall’inquinamento dell’Ilva. Simbolo, in ogni caso, di quell’umanità popolare che vive a ridosso di tutte le aree industriali del nostra penisola, da Livorno a Casale, da Brescia a Marghera.
Dove “ci sta la polvere rossa che copre dappertutto”. Dove “ci sta poca luce” ma dove “ci sta pure” il campetto di calcio, dove il terriccio è misto alla sabbia rossa onnipresente.

Cosa è davvero la fabbrica che decide del loro destino, Mustazz e Nunzio, i giovani protagonisti del racconto, lo capiranno durante la gita in barca che, faranno con il nonno pescatore, nel Mare Piccolo.
Da lì, per un attimo e per la prima volta, distanti dalla città e dalle Palazzine Italia, assisteranno alla nascite delle nuvole. Ma quello che vedranno, davvero, sarà il fumo delle ciminiere. La nuvola rossa che copre e ammanta la città.

Quel fumo, ieri dalle bocche dell’Italsider, oggi dalle bocche dell’Ilva, non esce più. O meglio non così. Sparite le polveri, o rese meno visibili dai filtri particolato, i livelli di emissione delle diossine sono diventati accettabili . Eppure “la situazione dell’Ilva impone l’immediata adozione -scrive negli atti il Giudice per le Indagini Preliminari- a doverosa tutela dei beni che non ammettono contemperamenti, compromessi, o compressioni di sorta quali la salute e la vita umana, del sequestro preventivo”.

Già , perché le diossine si sedimentano nei tessuti grassi degli animali e ovviamente dell’uomo, dice lo stesso Ministero della Salute. Senza dimenticare i 174 morti accertati per tumore in 7 anni  ( in 13 anni sarebbero 386 decessi totali, 937 casi di ricovero ospedaliero per malattie respiratorie, in gran parte tra i bambini, 17 casi di tumore maligno in età pediatrica) , ecco perché oltre i 2170 animali abbattuti, i 4 milioni euro di cozze appena sequestrate, a Taranto c’è la più alta presenza di diossine nel sangue materno . Fino a 20 picogrammi per grammo di grasso, quando la dose settimanale tollerabile è stata fissata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità a 14. Come ai tempi di Seveso. O peggio.

Un veleno che arriva da lontano. Se la magistratura individua il dolo e la responsabilità del disastro ambientale negli attuali proprietari e  dirigenti Ilva, ricordiamo che l’avvelenamento non è partito con la privatizzazione del 1995 ma almeno sessant’anni fa. Allora il proprietario dello stabilimento Italsider era l’IRI, di fatto, lo Stato italiano. Oggi tutti reclamano la riapertura dell’impianto,promettendo finalmente l’attenzione alle norme di tutela e sicurezza ambientale. Dallo stesso Ministro dell’Ambiente Clini, al presidente della Regione Puglia, agli stessi operai che in queste ore stanno protestando per il loro diritto al lavoro. Ai sindacati che oggi dicono “diritto al lavoro e diritto alla salute devono e possono andare di pari passo”.

Rileggo l’epilogo di “Venticinque mila granelli di sabbia”. Mentre uno dei due amici parte con il nonno e gli animali, l’altro rimane. Riceve dalle mani della madre ammalata una lettera.
“In conseguenza del pensionamento anticipato per le gravi condizioni di salute di sua madre il nostro aiuto e il tentativo di starle vicino di manifesta nella proposta di inserimento nell’organico del centro siderurgico Italsider, con la qualifica di metalmeccanico(..) “.
Mustazz contro il volere di chi lo ha generato rimarrà, e sogna lavorando, facendo i turni, chissà, di comprarsi la macchina e forse “la sua casa fuori dalle Palazzine Italia”:

Così oggi all’Ilva ci sono tanti Mustazz. L’ 80% dei dodicimila dipendenti ha un età tra i 20 e i 39 anni. Giovani uomini che hanno accettato e lottano per quel lavoro che avvelena il latte dei loro figli, l’unico possibile.
“Ma chi rimane sceglie di non vedere” dice la voce narrante di “Venticinque mila granelli di sabbia”
Ed è qui che vorrei che il racconto avesse un altro epilogo.
Che per una volta ci svegliassimo tutti insieme per reclamare insieme agli operai dell’Ilva, il diritto al lavoro. Ma anche e soprattutto il diritto alla salute. E alla vita.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/bat-blog/ilva-ovvero-come-dalle-ciminiere-non-nascono-le-nuvole-e-come-dal-latte-non-puo-nasce#ixzz22aZwWVEv

 

Ilva, tutte le carte dell’inchiesta

 Un operaio dell’Ilva scrive ad Affari

Gent.mo direttore

vi disturbo nuovamente per il seguente motivo: sono rimasto indignato dalla notizia il cui link è allegato a ben vedere per un, non dico banale in questa stagione ma quasi, incendio se pur in una discarica che lo stesso sprigioni diossina il neo sindaco ha subito vietato vedite di ortaggi e simili (leggerà nell’articolo) impedito la circolazione di auto a diesel fin tanto che le strade non saranno lavate per eliminare il rischio diossina… e addirittura esaminare le mamme per vedere se il latte non sia inquinato dalla diossina (cosa sacrosanta intendiamoci ma solo passeggera in fondo è un incendio scoppiato nel mese più caldo degli untimi 100 anni e canadair e pompieri hanno gia domato per buona parte di qui la domanda ma sono loro molto sensibili o sono i tarantini che non capiscono un tubo? Noi che viviamo da oramai mezzo secolo passato in queste condizioni , come se fosse cosa ordinaria e naturale pensa sia cosa normale? e pensare che abbiamo un sindaco che è un MEDICO almeno l’ultimo , non so se dire l’ultimo sindaco (ormai da più di 5 anni) sindaco medico oppure l’ultimo dei medici che è sindaco. se non mi fossi innervosito nel leggerlo riderei della assurda situazione a cui ci stiamo trovando e ancora peggio è che la notizia è del 30/7/2012 prima di parte del macello che stanno creando in città per proteggere uno stabilimento che per SUA NATURA produce diossina … ma qui in questi anni nessuno ha mai posto o proposto l’idea di una sceennig della popolazione o quanto meno un lavaggio più frequente delle strade (non una volta al mese) è cosa logica? non penso proprio…. cordiali saluti

Gianni Marino

La risposta del direttore di Affari, Angelo Maria Perrino

Caro Marino,

lei ha perfettamente ragione, sono gravissime le responsabilita’ della politica locale, della classe dirigente tutta, del sindacato silente e quindi colluso (il loro compito non e’ difendere il diritto dei lavoratori? E quello alla vita e alla salute non e’ un diritto dei lavoratori)?
Ora, per fortuna, grazie al severo intervento dei magistrati si e’ aperto un varco verso un ripensamento complessivo e una svolta. Che pero’ richiedera’ l’impegno solidale di tutti, senza quegli opportunismi e scambi sottobanco che hanno trascinato Taranto nel fango della diossina e in quel malcostume anarchico generalizzato che ho definito nel titolo del libro appena prodotto da Affaritaliani “il Patto d’acciaio”.

Ora chi e’ fuori da quel patto scellerato(c’e’ piu’ di qualcuno a Taranto che ha mantenuto l’indipendenza e l’onesta intellettuale) aiuti chi ci e’ caduto dentro per un malinteso e fuorviante stato di necessita’a divincolarsi e a romperlo. Per avviare Taranto e la sua provincia a una nuova vita, nella quale l’industria continui a operare ma  nel piu’ rigoroso e severo rispetto della legge e la politica e l’economia locali,oltre ad esercitare quei controlli finora mai esistiti, attraggano nuove risorse pubbliche e private verso iniziative imprenditoriali alternative, coerenti con il territorio e le sue straordinarie ricchezze.

ILVA TUTTE LE CARTE DELL’INCHIESTA

di Paolo Fiore e Lorenzo Lamperti

DAL PATRON AI CAPI AREA – La Procura di Taranto ha disposto il provvedimento di custodia cautelare agli arresti domiciliari per otto indagati: il patron dell’Ilva Emilio Riva e suo figlio Nicola, il direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, il capo dell’area parchi Marco Anselmi, il capo area agglomerato Angelo Cavallo, il capo area cokerie Ivan Di Maggio, il capo area Altoforno Salvatore De Felice e il capo area acciaieria Salvatore D’Alò.

“UN DISEGNO CRIMINOSO” – Secondo il gip Patrizia Todisco, gli otto indagati hanno messo in atto un “disegno criminoso, in concorso tra loro, nelle (loro) rispettive qualità”. In particolare, non avrebbero impedito “una quantità imponente di emissioni diffuse e fuggitive nocive in atmosfera in assenza di autorizzazione”. Emissioni derivanti dall’area parchi, dall’area cokeria, dall’area agglomerato, dall’area acciaieria e dall’attività di smaltimento operata nell’area Grf e dalle diverse “torce” dell’area acciaieria. Attraverso queste torce, l’impianto smaltiva “abusivamente una gran quantità di rifiuti gassosi. Tutte emissioni che si diffondevano all’interno del siderurgico” e, cosa ancor più grave “nell’ambiente urbano circostante per la salute pubblica”. L’attività degli otto indagati, secondo il gip, “operavano e non impedivano con continuità e piena consapevolezza una massiva attività di sversamento nell’aria (…) determinando gravissimo pericolo per la salute pubblica e cagionando eventi di malattia e morte nella popolazione residente nei quartieri vicino il siderurgico”. Il tutto seguendo una “logica del profitto” che ha arrecato danni a “diverse aziende agricole locali (…) causando l’avvelenamento da diossina di circa 2.271 capi di bestiame destinati all’alimentazione diretta e indiretta con i loro derivati”. Non solo, a essere contaminati sarebbero stati anche “decine di edifici pubblici e privati (…) ubicati nel Quartiere Tamburi (…) Con l’aggravante di danno arrecato a edifici pubblici o destinati all’esercizio di un culto”. E le responsabilità che il gip ascrive ai dirigenti Ilva sono molto gravi: “Nelle imprese di grosse dimensioni, gli amministratori delegati ed i dirigenti che continuano la produzione nonostante la stessa appaia inequivocabilmente dannosa per la collettività omettono di improntare la propria condotta a quei canoni di diligenza, prudenza e perizia che le specifiche funzioni espletate impongono. Inoltre, avendo i predetti deciso di proseguire la produzione con gli stessi sistemi già ritenuti insufficienti a contenere i gravi fenomeni di inquinamento ambientale, non esperendo ulteriori e più radicali interventi, si può senz’altro ritenere che la condotta degli stessi è senz’altro supportata dall’elemento psicologico del dolo”.

LA RESPONSABILITA’ DI RIVA – Secondo il gip, uno dei primi responsabili del disastro ambientale, il reato ipotizzato dalla Procura di Taranto, è il patron: “Delle due l’una: o Riva era ben consapevole “ab origine” di tutti i suindicati profili o, comunque, ne ha avuto contezza almeno dall’anno 1997 – come rivela il primo “protocollo d’intesa” – e però ha deliberatamente omesso le scelte che era chiamato a compiere al fine di impedire che si realizzassero gli eventi previsti dalle norme incriminatrici ascrittegli, agendo a costo di cagionarli, ovvero non ha ben valutato ogni aspetto dell’attività dell’impresa e per ciò solo versa in colpa, trattandosi, pur sempre, di inosservanza del dovere di “diligenza”. L’agire come portatore di un determinato ruolo sociale, invero, comporta l’assunzione di responsabilità di saper riconoscere ed affrontare i problemi legati a quel ruolo, secondo i canoni di diligenza, capacità e conoscenze per esso richiesti, ovvero di ricercare il conforto dei dati tecnici necessari a dominare quella determinata fonte di pericolo o di danno connessa all’attività esercitata. Tanto, peraltro, sul decisivo rilievo che non si era in presenza di fenomeni occasionalmente cagionati dall’attività produttiva ma di caratteristica costante e connaturata alla peculiare strutturazione del ciclo produttivo integrale ed alla specifica dislocazione dell’area parchi nell’ambito dello stabilimento Ilva di Taranto”.

“EMERGENZA AMBIENTALE E SANITARIA” – A sostegno dei provvedimenti adottati c’è un impianto probatorio di “tale solidità, consistenza e chiarezza da imporre con assoluta cogenza” l’immediata messa in atto del sequestro, “reso non più eludibile dalla gravissima situazione di emergenza ambientale e sanitaria”. Il gip sottolinea come “agli esiti degli accertamenti peritali”, ovvero delle perizie ordinate dalla Procura diretta da Franco Sebastio e svolte dai dottori Mauro Sanna, Rino Felici, Nazzareno Santilli e Roberto Monguzzi. “non sia stata contrapposta dagli indagati (…) alcuna propria relazione di consulenza”.

“LA FARSA DEI RIVA”- Nella parte preliminare dell’ordinanza di sequestro, il gip Todisco cita direttamente la direttiva della Commissione Europea del 28 febbraio 2012 in materia ambientale, che stabilisce i livelli massimi di emissione. E sottolinea che al forum per l’elaborazione del documento condiviso e valente in tutti gli Stati membri “hanno preso parte attiva (…) rappresentanti delle industrie interessate tra cui in prima fila rappresentanti dell’Ilva s.p.a. di Taranto”. Insomma, l’Ilva non poteva non sapere quali erano le regole da seguire. “Essa, dunque, sa bene quali siano le migliori tecniche disponibili per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento da emissioni industriali, cosicché non può invocare alcuna buona fede per giustificare le persistenti, gravissime inerzie accertate nel corso delle indagini (…) che costituiscono solo il frutto di una pervicace politica aziendale ispirata esclusivamente dalla logica del profitto, a detrimento della tutela dell’ambiente e della salute dei lavoratori e dei cittadini. Nulla è cambiato sino ad oggi nonostante la farsa degli atti di intesa”.

“LE POLVERI KILLER” – Concretamente, l’inquinamento deriva dalla zona calda, da dove proviene un “annoso e insuperato problema delle emissioni di polveri”. Aree per la quale “non sono previsti sistemi di monitoraggio delle emissioni. Si registra la presenza di “tracce di metalli pesanti” come l’arsenico, ferro e ossidi di ferro, tutti aerodispersi, cioè diffusi nell’aria della città tarantina. Ma non solo: “Nei residui massivi prelevati nelle aree adiacenti il parco minerale sono state rilevate tracce di metalli pesanti come piombo, vanadio e nichel”. Tutte queste sostanze sarebbero quelle di cui i residenti del quartiere Tamburi hanno denunciato la presenza. Insomma, quelle polveri di “colore rossastro-bruno” che contaminano soprattutto “le postazioni immediatamente a ridosso dei parchi minerali” e che “costituiscono un primo anello attorno allo stabilimento”. Anello del quale fanno parte il cimitero, il centro Caritas, la scuola Deledda, Edison, LIAM e la cappella comunale costruita nel 2004 all’interno del cimitero San Brunone. Proprio la data recente di costruzione sarebbe la prova che anche dopo i primi accertamenti giudiziari del 1999 l’Ilva “abbia tenuto una condotta di totale disinteresse per la soluzione del problema delle polveri”. Nessuno ha mai fatto nulla per evitare la loro diffusione, sin dal 1995, ai tempi cioè dell’acquisizione dell’Italsider da parte della famiglia Riva. Scrive il gip: “Nel corso degli anni e fino alla data odierna nessuna misura idonea è stata mai sostanzialmente adottata, sicché le polveri, unitamente a fumi e gas, continuano a diffondersi nell’ambiente circostante. E cioè nonostante i diversi atti di intesa (…) risalenti al gennaio 2009, febbraio 2004, dicembre 2004 e ottobre 2006”. Il gip è molto duro su questo aspetto: “Nulla è cambiato sino ad oggi nonostante la farsa degli atti di intesa”. L’area cokeria, quella che produce le sostanze più nocive, “evidenzia valori prossimi a quello dell’intervallo indicato nel BRef (valore) di riferimento, ben distanti dal valore minimo dell’intervallo riportato nel BRef. Infatti l’emissione specifica di polveri (267 g/t coke), stimata dal gestore per l’intera area cokeria, è risultata superiore di 17 volte al valore minimo (15,7 g/t coke) del BRef”. Responsabilità anche per l’area agglomerato che, “a tutt’oggi”, non ha in dotazione “un sistema di monitoraggio in continuo dei micidiali inquinanti” che produce, con tanto di emissione di fumi “superiore ai limiti”.

“A TARANTO RESPIRARE FA MORIRE” – L’offensività delle polveri provenienti dall’Ilva è, secondo il gip, molto alta: “Le sostanze inquinanti aerodisperse hanno un rilevante impatto negativo sulla salute dell’uomo, ed in modo specifico sull’apparato respiratorio direttamente raggiunto per via inalatoria”. I dati epidemiologici “mostrano nell’area di Taranto significativi eccessi in entrambi i sessi per quanto riguarda il linfoma non Hodgkin, per il quale possibili fattori di rischio ambientali sono rappresentati dalle diossine e dai policlorobifenili”. Nell’area di Taranto “si registrano significativi eccessi di tumori polmonari e vescicali, per i quali l’esposizione ad idrocarburi policiclici aromatici costituisce un importante fattore di rischio”. E nel caso dei tumori polmonari “si riporta anche un’associazione significativa con la distanza della residenza dall’area dello stabilimento siderurgico”. Gli effetti dell’inquinamento su chi si trova a Taranto sono visibili anche a breve termine, tanto da essere “osservabili immediatamente, nell’arco di pochi giorni dal picco di inquinamento”. Il tutto provoca un “eccesso statisticamente significativo di morti per cause naturali”.

“A RISCHIO I BAMBINI E LE GRAVIDANZE” – La categoria maggiormente a rischio è quella “rappresentata dai bambini”. Le sostanze inquinanti causano, secondo i periti “effetti avversi sulla salute infantile e sulla gravidanza”. Insomma, “allo stato attuale delle conoscenze appare evidente che gli effetti (…) sulla salute sono molto complessi ed importanti, non solo per le patologie tumorali ma anche per il coinvolgimento della fisiologia di molti organi ed apparati provocando gravi danni allo stato di salute degli esposti”. Tra le malattie con le quali c’è un’associazione ci sono la leucemia linfoblastica acuta, la leucemia linfocitica cronica, i linfomi non Hodgkin e il mieloma multiplo: “La cancerogenicità del benzene è dovuta al suo comportamento da agente intercalante al dna; questo fenomeno provoca alterazioni nella sintesi proteica e rende incontrollata la riproduzione cellulare”. Il numero di decessi e di malattie riconducibili all’eccesso di PM10 è molto elevato: “Si noti che i casi attribuibili sono stati calcolati per l’intero periodo di osservazione per la mortalità totale e i ricoveri ospedalieri (1998-2010) e per il 1998-2008 per la mortalità per causa. In sostanza, per citare alcuni dati della tabella, nei 13 anni di osservazione sono attribuibili alle emissioni industriali 386 decessi totali (30 per anno), ovvero l’1.4% della mortalità totale, la gran parte per cause cardiache. Sono altresì attribuibili 237 casi di tumore maligno con diagnosi da ricovero ospedaliero (18 casi per anno), 247 eventi coronarici con ricorso al ricovero (19 per anno), 937 casi di ricovero ospedaliero per malattie respiratorie (74 per anno) (in gran parte nella popolazione di età pediatrica, 638 casi totali, 49 per anno). L’esposizione a PM10 primario di origine industriale (in grande prevalenza proveniente dalle sorgenti convogliate del complesso siderurgico) è associata in modo coerente con un aumento della mortalità complessivo e con la mortalità e morbosità per cause cardiovascolari (in particolare la malattia ischemica), respiratorie, neurologiche e renali”.

“SITUAZIONE COMPROMESSA” – I periti hanno ribadito come “lo stato di salute della popolazione di Taranto sia di indubbia compromissione e che a causa dell’inquinamento ambientale in atto la situazione di Taranto sia grave, tenuto anche conto del confronto con la popolazione dell’intera regione Puglia”. Una situazione “di pressione ambientale, di stato di salute complessivo non solo di alcune aree di Taranto, ma di Taranto nel suo complesso rispetto alla regione, che è difficilmente riscontrabile in altre aree del paese”. Una situazione di tale gravità da indurre il dottor Forastiere al seguente commento: “Questo vorrei che fosse chiaro, anche noi ci siamo meravigliati del fatto che l’indagine epidemiologica è scaturita per indicazione della magistratura e non per l’indicazione del sistema generale e delle istituzioni”. In conclusione, l’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte. I modelli di analisi messi a punto hanno consentito di stimare quantitativamente il carico annuale di decessi e di malattie che conseguono all’esposizione all’inquinamento.

“VIDEO SCONCERTANTI” – A sostegno della tesi secondo la quale i dirigenti dell’Ilva non abbiano approntato nessun cambiamento presso il reparto cokeria in seguito alla perizia del 2002 che indicava “prestazioni ambientali” ricollegabili “ad impianti con più di venti anni di esercizio e che presentano problemi all’integrità dei forni” ci sono anche delle riprese realizzate dal Noe di Lecce in data 28 novembre 2011. L’esito dei controlli è definito dal gip “sconcertante”, ed emerge da video e fotografie “eloquenti e impressionanti”. I militari, in particolare, “notavano personalmente in sede di sopralluogo la generazione di emissioni fuggitive provenienti dai forni che, una volta aperti per fare fuoriuscire il coke distillato, lasciavano uscire i gas del processo che invece dovrebbero essere captati da appositi aspiratori/abbattitori installati sulle macchine scaricatrici”. Inoltre, il video chiarisce come “nella parte superiore dei forni le bocche di caricamento (dove viene caricato il coke da distillare) che dovrebbero essere sigillate prima dell’inizio della cottura, in realtà sfiatavano durante il processo a causa della loro non corretta chiusura”.
Affari Italiani

Affari Italiani

PIU’ ELOQUENTE DI QUALSIASI COMMENTO” – Nel video allegato a un esposto firmato dall’on. Angelo Bonelli (Verdi) e dai professori Fabio Matacchiera e Alessandro Marescotti “è evidentissima la dispersione incontrollata di polveri che fuoriescono dai Big-Bag durante la loro movimentazione. Il video appare più eloquente di qualsiasi commento e lascia sconcertati ove si ponga mente alla circostanza che è proprio il contenuto di diossina di quelle polveri che è stato ritrovato nei terreni e negli animali”.

 

Affari Italiani – DAVANTI ALL ILVA DI TARANTO COME UN GIACIMENTO DI PETROLIO.

“E’ DISASTRO AMBIENTALE” – Il gip conclude che “le emissioni” sono dovute alla “mancanza di controlli in continuo che per i punti emissivi che convogliano anche le lavorazioni che riguardano rifiuti risulta essere obbligatoria (…) Le emissioni convogliate inoltre appaiono chiaramente non in linea con quelle che possono essere attraverso l’adozione delle BAT”. Tutto questo ha determinato, secondo il gip “un disastro ambientale che riguarda non solo le aree urbane immediatamente prospicienti l’impianto, ma anche i terreni circostanti lo stabilimento, nonché le aree agricole situate a diversi chilometri dallo stesso”. Non è una questione che riguarda solo il passato, quindi: “Appare assolutamente errato ricondurre tale disastro a una gestione passata risalente a prima del 1995 (anno in cui è subentrato il gruppo Riva) (…) hanno chiarito in modo inequivocabile come l’inquinamento derivante dallo stabilimento Ilva è assolutamente attuale ed in corso”. Il gip, ritiene che il danno per salute non si possa esaurire in breve tempo: “Immediati interventi di risanamento ambientale non varranno purtroppo a scongiurare per i prossimi anni, e dopo il relativo periodo di latenza, l’esordio clinico di patologie, come quelle tumorali, che la popolazione tarantina, esposta sino ad ora alle emissioni inquinanti provenienti dall’ILVA di Taranto, deve fondatamente ritenersi possa avere già contratto. E tuttavia, anche in relazione alle patologie a latenza non breve si profila la assoluta necessità di interventi volti ad inibire il protrarsi dell’esposizione della popolazione locale ai 276 micidiali inquinanti di cui si è diffusamente riferito, sia in sede di disamina dei risultati della perizia chimico-ambientale sia analizzando gli esiti della perizia epidemiologica”.

“LA SALUTE BENE PRIMARIO” – A Taranto si continua a dibattere del necessario equilibrio tra occupazione e salute. Nelle conclusioni dell’ordinanza il gip Todisco pone l’accento sulla seconda: “La salute e la vita umana sono beni primari dell’individuo, la cui salvaguardia va assicurata in tutti i modi possibili. Ne deriva che, in tema di esercizio dell’attività industriale, coloro i quali hanno facoltà di dirigere le iniziative economico-imprenditoriali devono farlo salvaguardando la salute delle persone ed hanno l’obbligo di adottare tutte le misure e di utilizzare tutti i mezzi tecnologici che la scienza consente, al fine di fornire un prodotto senza costi a livello umano. E’ appena il caso di evidenziare che non si potrà mai parlare di inesigibilità tecnica o economica quando è in gioco la tutela di beni fondamentali di rilevanza costituzionale, quale il diritto alla salute”.

 NUOVO LIBRO DI AFFARITALIANI.IT

LA CRONACA/ Gli operai bloccano la città. L’intercettazione di un dirigente dell’Ilva. Arrivano i funzionari regionali per un spralluogo: “Dobbiamo legargli il culo alla sedia”

LETTERA 1/ “Riva e gli intrecci con la politica”. La lettera ad Affari e la risposta del direttore Angelo Maria Perrino

LETTERA 2/ “Prevenzione e tutela della salute e dell’ambiente? Per le aziende è una rottura di scatole”. La lettera ad Affari e la risposta del direttore Angelo Maria Perrino

LETTERA 3/ “Tarantini, basta fare i sudditi. Se ci siete battete un colpo”. La risposta del direttore Angelo Maria Perrino

LETTERA 4/ Gli artisti in campo: “Salviamo l’economia alternativa”. La lettera ad Affari e la risposta del direttore Angelo Maria Perrino

“C’è un giudice a Taranto”. IL COMMENTO DEL DIRETTORE DI AFFARITALIANI.IT ANGELO MARIA PERRINOLeggilo anche su Senzacolonne

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ILVA/ L’ORDINANZA DEL GIP DI TARANTO PATRIZIA TODISCO

I DOCUMENTI DI AFFARI/ Le conclusioni della maxi perizia sui rischi per la salute

I DOCUMENTI DI AFFARI/ “Piombo nelle urine”: leggi lo studio integrale

Vendola-Clini, firmata intesa da 336 milioni per la bonifica. LEGGI L’ACCORDO

IL RAPPORTO CHOC/ Quartiere Tamburi: ogni bambino ”inala” 780 sigarette all’anno

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L’INTERVISTA/ L’assessore Lorenzo Nicastro: “Il sequestro non è una sconfitta per la regione”

L’INTERVISTA 2/ Bonelli (Verdi) ad Affari: “Contro la procura dichiarazioni condizionanti. Taranto diventi una no tax area per 5 anni”

L’INTERVISTA 3/ Il primario di ematologia e consigliere regionale Idv Patrizio Mazza: “Serve la chiusura. La bonifica? Una cazzata

L’INTERVISTA 4/ Blasi, coordinatore Pd Puglia: “Noi al fianco degli operai”

LA MANIFESTAZIONE/ Operai in corteo bloccano la città: “Il lavoro non si tocca”. Ma nel 2008 si manifestava in difesa della vita

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