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Archivio per il tag “LUCIDO”

CRITICHE AL SINDACO PORTOBELLO, ASSOLTO IL BLOGGER PINO CIAMPOLILLO

Un ringraziamento lo esprimo agli amici Avvocati Fabio Falcone e Giuseppe Caltanisetta , grazie al loro impegno e alla loro alta professionalità, mi si è giuridicamente visto riconosciuto il diritto ad esprimere liberamente il mio pensiero critico contro ogni forma di illegalità e di gestione affaristico-clientelare della Cosa Pubblica.

Un ringraziamento particolare lo rivolgo a mio figlio Marco e mia moglie Angela (dipendente del Comune di Isola), con grande senso di responsabilità e di amore, ha dovuto subire nel tempo ed in silenzio, una serie interminabile di umiliazioni e di violenza psicologica (esercitata dai “dimissionati” amministratori) che hanno messo a dura prova la granitica forza della nostra famiglia. Grazie Amore








“ … Noi crediamo nella virtù rivoluzionaria della
cultura che dona all’uomo il suo vero potere ”.

 

 

 

 

 

 

 

 

DECRETO SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE ISOLA DELLE FEMMINE

CRITICHE AL SINDACO PORTOBELLO, ASSOLTO IL BLOGGER PINO CIAMPOLILLO
BRUNO, CIAMPOLILLO, DIFFAMAZIONE, ENEA VINCENZO, LA CUPOLA
DELLA POLITIKA A ISOLA DELLE FEMMINE, MAFIA, MATASSA, PALazzotto, POMIERO,
PORTOBELLO, SEMNTENZA 648 2014, VOTO DI SCAMBIO,

CRITICHE AL SINDACO PORTOBELLO, ASSOLTO IL BLOGGER PINO CIAMPOLILLO

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ISOLA DELLE FEMMINE Mafia: Crocetta, entro giugno firma per Giardino della memoria

Strage di Capaci, Tina Montinaro: «Basta antimafia da parata»

Tina Montinaro dice basta all’«antimafia da parata» dei politici. «Che dicano chiaramente Non ce ne frega un accidente della memoria di quel giorno, di rendere onore al sacrificio di cinque persone morte mentre servivano lo Stato”»

Tina Montinaro

Tina Montinaro
Tina Montinarola vedova di Antonio Montinaro, il caposcorta di Falcone ucciso nella strage di Capaci e presidente dell’associazione Quarto Savona Quindici, in una nota bacchetta le istituzioni e la classe politica regionali: «Anche quest’anno le istituzioni regionali e la classe politica siciliana si sono contraddistinte per il manifesto disinteresse verso la memoria diAntonio MontinaroVito Schifani e Rocco Di Cillo, i tre poliziotti morti il 23 maggio del 1992 sull’autostrada A29, insieme al giudice Giovanni Falcone e a sua moglie Francesca Morvillo. Ci auguriamo – scrive Tina Montinaro – che, per conservare un briciolo di coerenza e onestà intellettuale, non sfoggino la solita retorica del ricordo, buona solo a far passerella sul palcoscenico dell’antimafia parolaia». La vedova Montinaro sottolinea come sia dal 2012 che «si attende che partano i lavori per la realizzazione del Parco della memoria Quarto Savona 15, quello spazio che doveva nascere sul tratto della A29 che collega Capaci a Palermo dove è avvenuto l’attentato e in cui avrebbe potuto trovare una degna collocazione il relitto dell’auto su cui viaggiavano mio marito Antonio, Vito e Rocco. Avevamo avuto l’assicurazione dall’allora governatore Raffaele Lombardo che ci sarebbero stati i finanziamenti, ma oggi non si trova nè la delibera promessa nè i finanziamenti, ai quali avrebbe partecipato anche l’Anas». Le risposte mancate, non riguardano soltanto il precedente governatore della Sicilia. Tina Montinaro spiega di aver chiesto «più volte all’attuale presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, di incontrarmi per fare chiarezza ma è stato tutto inutile, come vane sono state le rassicurazioni di molti politici, pronti, solo a parole, a farsi promotori dell’avvio dei lavori». 
La vedova del caposcorta di Giovanni Falcone, se questi sono i risultati dell’interesse della politica a perseguire un percorso della memoria, chiede ai politici di dire chiaramente «”Non ce ne frega un accidente della memoria di quel giorno, di rendere onore al sacrificio di cinque persone morte mentre servivano lo Stato”. Sarebbe quanto meno un atto di coraggio».

http://100passijournal.info/strage-di-capaci-tina-montinaro-basta-antimafia-da-parata/



Mafia: Crocetta, entro giugno firma per Giardino della memoria









Palermo, 21 mag. – (Adnkronos) – “I lavori di riqualificazione del Giardino della memoria ‘Quarto Savona Quindici’ sono stati già definiti il 5 marzo scorso con il direttore compartimentale dell’Anas e con il commissario straordinario di Isola delle Femmine, Matilde Mulé”. Così il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, risponde a distanza a Tina Montinaro, presidente dell’associazione Quarto Savona Quindici e moglie di Antonio Montinaro, caposcorta del giudice Giovanni Falcone, ucciso nella strage di via D’Amelio. Oggi la vedova dell’agente di scorta aveva denunciato il mancato avvio dei lavori del Parco della Memoria ‘Quarto Savona 15′, che sarebbe dovuto nascere sul tratto della A29 tra Capaci a Palermo, teatro dell’eccidio. I lavori sarebbero dovuti iniziare nel 2012, denuncia Montinaro. Adesso dal governatore Crocetta arriva la rassicurazione. La Regione, infatti, ha recuperato lo stanziamento dell’importo necessario, pianificato con il direttore Tonti dell’Anas “le modalità di realizzazione e la sinergia da attuare”. I primi di giugno la convenzione sarà sottoscritta dallo stesso presidente della Regione, dal Comune di Isola delle Femmine, dal prefetto di Palermo e dal direttore regionale dell’Anas. L’intervento per la realizzazione del nuovo parco urbano “Quarto Savona Quindici” ovrà essere concluso entro 90 giorni dall’affidamento dei lavori. “E’ di tutta evidenza – conclude Crocetta – che l’impegno e l’azione dell’amministrazione regionale e di questo governo, restituire non soltanto il doveroso decoro ad un luogo simbolo per tutta la Sicilia e l’Italia, ma anche conservare e rinnovare ogni giorno la memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e tutti gli uomini uccisi barbaramente dalla mafia, dando anche il giusto riconoscimento alle famiglie per il loro doloroso sacrificio”.
(21 maggio 2014 ore 17.16)
http://palermo.repubblica.it/dettaglio-news/-/4502818 




IL 24 MAGGIO 2013 SUCCEDEVA………..

capaci-auto-commemor

La delusione della vedova Montinaro: “Solo al Nord vogliono l’auto della strage”

La blindata sarà esposta in quaranta comuni tra Emilia Romagna e Veneto

di Romina Marceca – 24 maggio 2013


Sono gli indignati delle commemorazioni. Stanchi delle parate ufficiali, delle «frasi di circostanza e delle «lacrime a orologeria». Dal magistrato alla vedova dell’agente di scorta e fino ai poliziotti che, dopo le cerimonie, si ritrovano a combattere contro i tagli previsti dallo Stato.

Tina Martinez, vedova di Antonio Montinaro, il caposcorta del giudice Falcone, per la prima volta non ha partecipato a Palermo alle commemorazioni della strage di Capaci. Prima di salire sull’aereo per Verona si è sfogata: «È una vergogna. Sarò in giro tra 40 comuni del Veneto e dell’Emilia per esporre la macchina blindata recuperata dal luogo della strage e che a Palermo nessuno vuole. Da due anni lotto per ottenere un giardino della memoria a Isola delle Femmine, mi è stato risposto che in quel Comune ci sono state infiltrazioni mafiose». Replica il commissario straordinario Vincenzo Covato: «La pratica non è chiusa ed è all’esame della commissione straordinaria».



«Nessuno in Sicilia mi ha invitata alle commemorazioni e invece al nord hanno finanziato il viaggio dell’auto per commemorare i nostri morti», aggiunge Tina Martinez, fondatrice dell’associazione «QuartoSavonaQuindici », dalla sigla della squadra che proteggeva Falcone. «Dopo 21 anni — dice — non abbiamo un’unica verità e restano solo la retorica e le parate ufficiali. I giovani sono la mia ultima speranza, per questo vado nelle scuole».



Anche il giudice Piergiorgio Morosini non ha partecipato alle commemorazioni. Ieri era nel suo ufficio del Tribunale tra le carte del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia. «Su Capaci ci sono ancora pezzi mancanti e la verità giudiziaria venuta a galla finora è una verità parziale. Questo non è rassicurante in uno Stato democratico. Penso che trascorrere anche queste giornate di ricordo al proprio lavoro è il modo migliore per onorare la memoria dei nostri caduti. Sarebbe bene mettere da parte i gossip sui processi e dedicarsi invece agli eventi di cui i processi si occupano».



Antonio Ingroia, invece, ha scritto su Facebook: «Ricordo Giovanni Falcone sempre, perché è stato uno dei miei maestri. Provo amarezza perché nell’anniversario lo piangono tutti ma poi i suoi insegnamenti e i suoi moniti a vigilare sulle collusioni tra affari, politica e criminalità organizzata vengono sistematicamente dimenticati».



Ieri alla caserma Lungaro, per la deposizione della corona di fiori, erano pochi i parenti dei tre agenti di scorta uccisi nel 1992. Tra questi c’era Alba Terrasi, convivente di Rocco Dicillo: «Si ricorda e si prova rabbia per quella verità che non arriva». Indignati anche i sindacalisti della polizia. «Ai vivi chi ci pensa? — si chiede Mimmo Milazzo, segretario generale Consap — Lo Stato sta decidendo di alzare l’età pensionabile e mancano i mezzi». «L’ultimo taglio — aggiunge Giovanni Assenzio, segretario generale Siulp — è di duemila ore di straordinario. Il reparto scorte ha metà delle blindate ferme e da dicembre non viene pagato lo straordinario “Emergenza Africa” ai poliziotti del reparto mobile».




La Repubblica

TINA
MONTINARO LA MAFIA A ISOLA è SEMPRE ESISTITA

 

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/tina-montinaro-la-mafia-isola-e-sempre.html

 

20 ° anniversario della strage di Capaci.

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/20-anniversario-della-strage-di-capaci.html

 

Noi
e la paura, lettera a Giovanni Falcone

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/noi-e-la-paura-lettera-giovanni-falcone.html

 

“S”
maggio 2012 L’ISPEZIONE
A ISOLA DELLE FEMMINE ecco LE CARTE DELLO SCONTRO

Il PROFESSORE. “ la notizia mi è arrivata come un fulmine a ciel sereno “






CERTO E’ COMPRENSIBILE Si fa fatica a “leggere” i fatti ciò che ci circonda quello che avviene, si fa fatica ad osservare ed interpretare la realtà, quando in genere si è occupati a fare altro……….



SUCCEDE che l’omicidio avvenuto ad Isola delle Femmine di Pietro Enea nel lontano 1982 ad oggi non abbia trovato il colpevole di quest’efferato omicidio
SUCCEDE ad Isola delle Femmine, un’area di 1.800 metri quadri (vedasi Conferenza di servizi conclusa il 29/10/2001) destinato alla rimessa e deposito del Cantiere del Raddoppio ferroviario S.I.S. sia CONCESSA da parte dell’Ufficio Tecnico Comunale d’Isola un’area di dieci volte superiore con la costruzione di un’industria di Calcestruzzi
SUCCEDE ad Isola delle Femmine, nell’ottobre del 2006, in Piazza Umberto arresto del boss latitante Salvatore Alfano importante esponente della famiglia mafiosa Della Noce
SUCCEDE che due imprenditori scompaiano da Isola delle Femmine e non ne sappia più nulla.
SUCCEDE  che ad Isola delle Femmine in vari blitz dei Carabinieri e della Guardia di Finanza siano sequestrati beni appartenenti a famiglie mafiose
SUCCEDE  che il territorio d’Isola delle Femmine veda la presenza di mafiosi arrestati nell’operazione ADDIO PIZZO 5
SUCCEDE  che le elezioni amministrative del 2009 per Sua stessa ammissione siano inquinate per intervento della mafia.   Lei si era accorto di ciò, vedasi delibera 52 dell’anno 2009.
SUCCEDE  che Isola delle Femmine ad oggi 2012 non si sia dotato di un moderno Piano Regolatore Generale (è in vigore quello del 1977)
SUCCEDE  un’area destinata alla costruzione di una pubblica VIA sia destinata alla costruzione di un “Parco Urbano”. Quella stessa area costruita su materiale di risulta proveniente dal cantiere del raddoppio ferroviario di quella stessa azienda che: «… i vertici della S.I.S. erano coscienti della forza di Impastato… Dalle carte dell’inchiesta… salta fuori che tanti politici, di schieramento diverso, hanno bussato alla porta della S.I.S. per piazzare operai e imprese nei cantieri» «… dal presidente dell’Ars, Francesco Cascio del Pdl, agli onorevoli Francesco Mineo (Grande Sud) e Riccardo Savona dell’Udc… dall’ex assessore del comune di Palermo Patrizio Lodato (Italia Domani) al sindaco di Isola delle Femmine, Gaspare Portobello (lista civica). (pag 6 Vicenza Più 24 giugno 2011 )
SUCCEDE  che sull’attività svolta in questi ultimi anni dall’Ufficio Tecnico Comunale d’Isola delle Femmine si siano concentrate tutta un serie di denunce e disfunzioni giuridiche e burocratiche.
SUCCEDE  che a ridosso della Italcementi (azienda insalubre per la salute umana e per l’ambiente) siano state permesse costruzioni di civili abitazioni, scuole, pronto soccorso e attività sportive.  
SUCCEDE  che l’intero territorio d’Isola delle Femmine sia in pratica massacrato dalla continua cementificazione
SUCCEDE  che l’intero territorio d’Isola delle Femmine per una buona metà della Sua Sindacatura sia stato letteralmente ricoperto di MUNNEZZA
SUCCEDE   Isola delle Femmine non sia mai caduta cosi in basso!
SUCCEDE  per salvaguardare la democrazia la partecipazione, la legalità e la trasparenza nella gestione della Cosa Pubblica debba intervenire una Commissione Governativa
SUCCEDE che la GIOIA l’ALLEGRIA la SOCIALITA’ non abbiano più diritto di cittadinanza ad Isola delle Femmine
Il PROFESSORE l’abbiamo lasciato nella Sua “ per me la notizia è come un FULMINE a ciel sereno…”


Il PROFESSORE ricorda molto la canzone di Guccini “….. alla stazione di Bologna la notizia arrivò in u baleno un…………”

SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE!
Lei  ” come un fulmine a ciel sereno ” Ci chiediamo se effettivamente si rende conto di ciò che proferisce.
TINA MONTINARO,  che la realtà riesce a leggerla molto bene se non altro per i suoi trascorsi e per le sue sofferenze,  informa il PROFESSORE che “ La mafia a Isola delle Femmine è sempre esistita, diciamo la verità, non è del tutto INEDITO ma le infiltrazioni mafiose sul territorio di Isola delle Femmine ci stanno da sempre, diciamo la verità, ci stanno da SEMPRE se no  insomma manco le stragi facevano NO! Dico  questo,  insomma QUI nessuno è CRETINO”
Un suggerimento per il Consigliere di MAGGIORANZA dichiaratosi egli stesso presidio della legalita’ a Isola delle Femmine
RIFLETTA BENE sulle parole della Tina. Le saranno di conforto e di sostegno per   DIMETTERSI IMMEDIATAMENTE come aveva promesso “….. NEL MOMENTO IN CUI MI RENDESSI CONTO CHE…”
n.b. Suggerisca al PROFESSORE di seguirla IMMEDIATAMENTE
Questo naturalmente in sintonia per quanto avete sempre AFFERMATO: 
“Noi amiamo Isola delle Femmine”

A “Brontolo” le stragi di mafia e il ricordo del giudice Falcone

 IL 26 MAGGIO 2012 SUCCEDEVA:

Bertolt Brecht  : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”
Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
Pino Ciampolillo
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti  è puramente casuale !!!!!!!!!!!!
“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in  superficie “

Fonte http://www.livesicilia.it
Autore Riccardo Lo Verso

 

ISOLA DELLE FEMMINE Mafia: Crocetta, entro giugno firma per Giardino della memoria

audizione bertolino inizia al 48° minuto  



http://www.youtube.com/watch?v=LJIrGycMPIQ&list=UUoUIsnqIdQk7en_lo26gCJQ 

IV COMMISSIONE ‘AMBIENTE E TERRITORIO’ SED. N. 120 DEL 07 MAGGIO 2014


Seduta n. 120 del 7.05.14 XVI Legislatura




2. Audizione relativa all’inquinamento prodotto dall’attività della distilleria Bertolino S.p.A. nel comune di Partinico (PA).




Presidente: Trizzino Giampiero (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Malafarina Antonio (IL MEGAFONO LISTA CROCETTA).
• Ferrandelli Fabrizio (PD).
• Assenza Giorgio (FORZA ITALIA).
• Bandiera Edgardo (FORZA ITALIA).
• Cirone Maria in Di Marco (PD).
• Fazio Girolamo (MISTO).
• Foti Angela (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Palmeri Valentina (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Sudano Valeria (ARTICOLO QUATTRO).
• Turano Girolamo (UDC Unione Di Centro).

Dott. BERINGHELI Rino, dirigente dipartimento regionale infrastrutture,
• mobilità e trasporti
• Dott. INGROIA Antonino, commissario straordinario della Provincia regionale
• di Trapani
• Dott. GIANVITO Mauro, assessore del comune di Erice (TP)
• Sig. PALERMO Franco, presidente Funierice Service
• Dott.ssa LIBRIZZI Gandolfo, capo di gabinetto vicario dell’assessore
• regionale per il territorio e l’ambiente
• Dott. LICATA di BAUCINA Francesco, dirigente generale ARPA Sicilia
• Dott. LIBRICI Luigi, dirigente ARPA Sicilia
• Sig. RICUPATI Gianluca, gruppo consiliare ‘Cambiamo Partinico’
• Ing. LO IACONO Francesco, gruppo consiliare ‘Gruppo Misto’
• Avv. TAFARELLA Francesco, Legambiente Partinico
• Arch. GRIMAUDO Giacomo, osservatorio G. La Franca
• Dott. DI MICELI Gioacchino
• Sig. LO BIUNDO Emanuele (ASSENTE)



http://www.ars.sicilia.it/icaro/default.jsp?icaAction=showDoc&id=2




Distilleria Bertolino: autorizzazione scaduta da due anni, chiesta la chiusura

La IV commissione Territorio ed Ambiente, presieduta dal Grillino Giampiero Trizzino, ha ascoltato i rappresentanti dell’Arpa, quelli dell’Arta che sono gli organi preposti al rilascio delle autorizzazioni, in presenza di diversi deputati regionali. Nessuno ha più potuto nascondere il fatto che l’autorizzazione della Distilleria Bertolino, per l’emissione in atmosfera dei fumi è scaduta dal 2012 e da due anni l’impianto lavora senza autorizzazione. Tra l’altro il dottor Librici in rappresentanza dell’Arpa, Agenzia regionale per l’Ambiente, si è accorto dopo anni di analisi, che la distilleria scarica in atmosfera unità odorimetriche in una quantità esageratamente superiore ai limiti di legge e che il fastidio avvertito dalla popolazione è giustificato da questa emissione irregolare.



Siamo nel 2012, sono i giorni in cui nasce quella che poi sarebbe diventata la lista “Patto per Monselice”. In questa intercettazione Mamprin afferma che l’allora presidente della Provincia Barbara Degani lo aveva indicato quale futuro candidato sindaco di Monselice, dandogli il mandato di curare le alleanze con Udc e Lega e di costituire “assolutamente” un’associazione che “partendo come associazione culturale poi può diventare un partito, una lista civica”. È in questa telefonata che emerge chiara anche la valutazione tutto sommato negativa che Degani e Mamprin hanno del sindaco Lunghi, considerato un bravo medico ma uno che politicamente non vale nulla
Alvise Zillo chiama il vicesindaco Mamprin per precisare che un tale Riccardo va dicendo che il vicesindaco di Monselice gli ha confidato che Italcementi chiude Monselice e compra Este e, ancora una volta, Mamprin con tono apparentemente sorpreso, garantisce di non conoscere alcun Riccardo, salvo poi contattare un “Riccardo” per chiarire eventuali malintesi.

In  una telefonata Mamprin e Lunghi criticano l’affermazione di un lavoratore della cementeria che aveva osato ammettere: “Miazzi avrebbe ragione, perché è vero che inquiniamo” e Mamprin, redarguendolo, commenta: “ma cos’è che buttate fuori, merda? …allora! …per andare avanti e per vivere bisogna pagare anche degli scotti!”



Il vicesindaco Mamprin telefona al sindaco Lunghi per segnalargli un intervento di Francesco Miazzi pubblicato dal “mattino di Padova“: “E’ una testa di c…”, sottolineano i due. “Con tutta la crisi che c’è va a occuparsi di queste cose”
Ecco la telefonata tra l’ingegner Francesco Corsato della cementeria Zillo e il vicesindaco Gianni Mamprin in preparazione del consiglio comunale del 2 agosto 2012, per garantire la bocciatura della mozione sul divieto di utilizzare rifiuti nel processo di produzione del cemento. Mamprin aveva chiesto alla Cementeria di Monselice una relazione che il sindaco avrebbe letto durante quel consiglio comunale. E all’ingegner Corsato, procuratore speciale della Cementizillo (che nel frattempo aveva comprato la Cementeria dei Monselice), che gli chiede cosa scrivere nella relazione, Mamprin risponde con sicurezza che la relazione da presentare ai consiglieri deve essere semplice e non troppo dettagliata, e che non doveva assolutamente toccare gli argomenti né della diossina né dei combustibili da rifiuti di cui semmai si sarebbe parlato “fra tre o quattro anni”: cioè nel 2015-2016.


Revamping, ecco le carte segrete: «Italcementi aveva già deciso la chiusura»

Il comitato “E Noi” pubblica le indagini dei carabinieri: c’erano trattative con Zillo per comprare Este e spegnere Monselice. Tutte le intercettazioni


di Francesca Segato 
MONSELICE. Dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Padova sul revamping Italcementi spuntano fuori le intercettazioni telefoniche. Il comitato “E Noi?” rende infatti pubbliche le registrazioni delle telefonate ascoltate, nell’estate del 2012, dai carabinieri del Noe, nell’ambito dell’indagine sulle presunte forzature per assicurare il via libera al progetto Italcementi: il pm ha chiesto l’archiviazione non ravvisando alcun reato, richiesta contro la quale è stata presentata opposizione: deciderà il 10 giugno il giudice in udienza. In quella fase l’iter per le autorizzazioni al revamping era ormai concluso. Nelle telefonate, però, si parla molto della Cementeria di Monselice, che in quel periodo aveva presentato la richiesta per utilizzare i rifiuti nel processo produttivo. Tra gli intercettati il sindaco uscente Francesco Lunghi e il vicesindaco Gianni Mamprin.
«Ho avuto l’autorizzazione di accedere agli atti relativi alle indagini svolte dai carabinieri» spiega Silvia Mazzetto, presidente del comitato “E Noi?”. «Ho ritenuto opportuno divulgare queste informazioni perché da questi atti emerge uno scenario a mio parere sconvolgente di quella che è stata la ragnatela di affari che ha governato Monselice in questi ultimi anni. Penso sia giusto che i cittadini conoscano in che modo sono state manipolate le informazioni che riguardavano le cementerie, nel deliberato scopo di tenere aperto lo scontro sociale e dare addosso agli oppositori».
È pesante quello che afferma, perché parla di manipolazioni?

«Dall’ascolto delle telefonate si capisce come i nostri amministratori fossero a conoscenza di scenari che hanno tenuto nascosti alla cittadinanza. Il 27 luglio 2012 (telefonata 3686, 3694) Alvise Zillo (Cementizillo) telefona a Mamprin, preoccupato per alcune voci uscite dal Comune sul progetto segreto di Italcementi di chiudere lo stabilimento di Monselice per acquisire la cementeria Zillo di Este, paventando la possibilità che la fuga di notizie possa irritare la multinazionale che avrebbe potuto così abbandonare le trattative. Zillo si raccomanda di“smorzare la situazione”. Mamprin cerca di rassicurarlo garantendogli insistentemente di non aver parlato con alcuno. Ma, dopo solo tre minuti, telefona a Fabrizio Ghedin (addetto stampa del Comune e promotore con Mamprin del Patto per Monselice) riferendogli delle preoccupazioni di Zillo per verificare se avesse parlato di quel fatto con qualcuno, visto che del progetto ne erano a conoscenza solo “io (Mamprin) tu e il sindaco”. (3692, 3696). Alvise Zillo richiama Mamprin per precisare che un tale Riccardo va dicendo che il vicesindaco di Monselice gli ha confidato che Italcementi chiude Monselice e compra Este e, ancora una volta, Mamprin con tono apparentemente sorpreso, garantisce di non conoscere alcun Riccardo, salvo poi contattare (3757) un “Riccardo” per chiarire eventuali malintesi. Sembrerebbe dunque che già nel luglio del 2012 Italcementi fosse intenzionata a lasciare Monselice, pur avendo già incassato il primo via libera del Consiglio di Stato che consentiva la realizzazione del revamping. E di questo il sindaco Lunghi e il vicesindaco Mamprin erano perfettamente a conoscenza».



E quali altri fatti sarebbero stati taciuti?
«Risulta evidente la contraddizione tra quanto viene affermato lontano dai microfoni e quanto invece viene dichiarato pubblicamente dal sindaco e dal vicesindaco. In una telefonata Mamprin e Lunghi criticano l’affermazione di un lavoratore della cementeria che aveva osato ammettere: “Miazzi avrebbe ragione, perché è vero che inquiniamo” e Mamprin, redarguendolo, commenta: “ma cos’è che buttate fuori, merda? …allora! …per andare avanti e per vivere bisogna pagare anche degli scotti!” (3654). E anche il sindaco in una telefonata con il consigliere Baratto dichiara a commentando il comportamento “non allineato” del consigliere Basso: “Grande delusione Andrea Basso! Contro gli accertamenti fiscali, contro la finanza, contro… ma questo qui è matto, guarda. Lui per i rifiuti si astiene…Secondo me non c’è con la testa, secondo me non ha capito niente, né di politica né di società, guarda. È un tosetto, questo è come i grillini… come il sindaco di Mira che ha detto che lui fa un piano regolatore dove non fa costruire più niente. Perfetto, quelli che l’hanno votato saranno contentissimi … prima devono comprarsi le case esistenti, niente strade, niente asfalto… deve fare l’ecologia… questi non hanno capito un cazzo. Ma chi non vuole un mondo tutto pieno di fiori, ma la gente deve anche mangiare eh… (…) Ma questo è il paradiso terrestre prima della cacciata, purtroppo il peccato originale c’è stato e ci tocca subire, anche l’inquinamento»(768). Per non parlare delle numerosissime telefonate con la Cementeria di Monselice, dalle quali emerge il fattivo apporto del vicesindaco e indirettamente del sindaco in preparazione del Consiglio comunale del 2 agosto 2012, per garantire la bocciatura della mozione sul divieto di utilizzare rifiuti nel processo di produzione del cemento. Telefonate da cui emerge la sudditanza dei nostri amministratori nei confronti dei cementifici e come siano pronti anche a spianare la strada all’incenerimento di rifiuti».
Perché sostiene questo?

«Mamprin aveva chiesto alla Cementeria di Monselice una relazione che il sindaco avrebbe letto durante quel Consiglio comunale. E all’ingegner Corsato, procuratore speciale della Cementizillo (che nel frattempo aveva comprato la Cementeria dei Monselice), che gli chiedeva cosa scrivere nella relazione, Mamprin rispondeva con sicurezza che la relazione da presentare ai consiglieri doveva essere semplice e non troppo dettagliata, e che non doveva assolutamente toccare gli argomenti né della diossina né dei combustibili da rifiuti di cui semmai si sarebbe parlato “fra tre o quattro anni”: cioè nel 2015-2016” (2097).



Ma questo interessamento in difesa delle cementerie non si può spiegare semplicemente con la difesa dei posti di lavoro?

«Non lo so, visto che in una telefonata con il sindaco Lunghi, Mamprin arriva ad affermare: “Secondo me, se il revamping non va fatto è anche meglio” (272). Abbiamo amministratori che si proponevano come paladini dei lavoratori, ma che in realtà si disinteressavano della chiusura di Italcementi. Uomini di potere che, approfittando della delicata situazione, hanno deliberatamente indirizzato contro comitati e opposizione il risentimento dei lavoratori per trarne un immediato e personale vantaggio, e per contribuire a tenere segrete delle scelte aziendali che, evidentemente, avrebbero potuto essere impopolari».














ITALCEMENTI SOPRALLUOGHI ARPA 2009 NON E’ STATA PRESENTATA ISTANZA A.I.A. VEDI 693 OBBLIGO REVAMPING PAG 4

LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE INQUINA?

La Italcementi di Isola delle Femmine inquina? di isolapulita

Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
DIRIGENTE GENERALE
Dott. Gaetano Gullo
 Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25
ottobre 2013
Regione Sicilia
1° Servizio VIA-VAS
dr. Giorgio D’Angelo
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25
ottobre 2013
Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
Dott.sa  Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25
ottobre 2013
FAX 091 7077963
IV Commissione Ambiente e
Territorio
Assemblea Regionale Siciliana   
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
90129 PALERMO
 FAX 091 7054564
Raccomandata R.R.
Anticipata via fax
Oggetto: Decadenza,
per inosservanza prescrizioni,  decreto
693 18 luglio 2008
Il Sottoscritto Coordinatore del  Comitato Cittadino Isola Pulita con la
presente intende ribadire  quanto
dichiarato nel corso della riunione del Tavolo tecnico tenutosi presso il 1°
Servizio VIA-VAS  di questo Assessorato,
avente ad oggetto “Procedura A.I.A. Impianto IPPC ditta Italcementi S.p.a.”:
.
Considerato che la
procedura di autorizzazione integrata ambientale, in particolare per I
cementifici, ha diverse funzioni, quelle di maggior interesse sono le seguenti:
a) verifica puntuale delle
autorizzazioni ambientali esistenti per ricondurle ad una unica 
autorizzazione tenendo
conto del principio della applicazione della
prevenzione e riduzione  dell’inquinamento, al fine di
raggiungere l’obiettivo di un elevato
 
livello di protezione ambientale e della popolazione.
b) Verifica della applicazione
delle migliori tecnologie disponibili (sulla base di linee guida 
redatte per conto della Commissione
della Unione Europea ed a
  livello
nazionale) atte a 
ridurre gli impatti
ambientali e, tenendo conto delle caratteristiche tecnologiche e la durata 
di vita tecnica dell’impianto, la
previsione di
prescrizioni atte a ricondurre l’impianto, ove necessario, a raggiungere
prestazioni idonee entro tempi certi.
c) La fissazione di limiti emissivi
per le diverse matrici ambientali di interesse (emissioni, 
scarichi, rumore, ecc) che tengano
conto delle
tecnologie disponibili e applicabili al caso in  esame ma anche delle caratteristiche
ambientali della area limitrofa all’impianto. In tal caso possono essere
prescritti
limiti inferiori
a quelli stabiliti dalle norme nazionali applicabili  all’impianto e anche limiti inferiori alle
prestazioni ottenibili dall’applicazione delle
 migliori tecnologie ove le criticità locali
siano tali da renderle necessarie.

d) La individuazione di dettaglio
di un programma di monitoraggio a cura del gestore e di un  programma di controllo da parte degli enti
preposti che riguardi oltre al rispetto dei limiti  emissivi disposti anche le specifiche
modalità gestionali prescritte e il rispetto concreto  delle migliori tecnologie disponibili
individuate per l’impianto
.

Preso atto dell’istanza
presentata, dalla  Italcementi datati
3.11.2006,, contenente un progetto di modifica dell’impianto esistente ed ammodernamento tecnologico dell’impianto.
Preso atto  che in data 31.01.08 nella seduta della
Conferenza dei  Servizi la Italcementi
faceva richiesta di concessione dell’A.I.A. esclusivamente per l’utilizzo del
pet-coke come combustibile nel vecchio impianto, escludendo così  il progetto di modifica dell’impianto che la
Italcementi aveva presentato  il
3.11.2006
Preso atto che il 29
agosto 2008 la G.U.R.S. il decreto 693 del 18 luglio 2008 con cui il
“Dirigente”  del 2° Servizio VIA-VAS Ing
Vincenzo Sansone rilasciava l’autorizzazione Integrata Ambientale  alla Italcementi S.p.a.
Preso atto che il decreto 693 autorizzativo:
articolo 13 recita: “ Questo Assessorato, nella qualità di Autorità
competente per l’AIA, provvederà ad effettuare una visita ispettiva presso
l’impianto  congiuntamente con gli enti
che hanno rilasciato parere in merito ai lavori oggetto, successivamente alla
comunicazione di inizio dell’attività di produzione dell’impianto, al fine di
verifica  la attuazione delle
prescrizioni in fase di realizzazione dei lavori. La società Italcementi S.p.a.
è onerata, i quella sede, a voler consegnare ad ogni ente intervenuto copia di
progetto aggiornato con le previsioni delle suddette prescrizioni….”
articolo 7 recita: “subordinato
al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle
competenti autorità intervenute  in sede
di conferenze dei servizi ed indicate nei pareri sopra riportati, che fanno
parte integrante e sostanziale del presente decreto. In particolare, dalla data
di notifica del presente provvedimento dovranno essere osservate le
prescrizioni relative all’applicazione delle migliori tecniche disponibili,
dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in
conferenza di servizi decisoria qui di seguito riportate:……….”
articolo pag 6 5° capoverso recita “ E’ fatto obbligo all’azienda
di procedere, entro 24 mesi dal rilascio della presente autorizzazione, alla
conversione tecnologica (revamping) dell’impianto con il completo allineamento
alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste per il settore  cemento, al fine di ottenere un sostanziale
miglioramento delle prestazioni ambientali per quanto riguarda l’abbattimento
dei principali inquinanti (polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo).
Nell’ambito dell’intervento di conversione tecnologica l’azienda è in ogni caso tenuta a realizzare
un sistema di abbattimento delle  polveri
che garantisca, per il forno di cottura (attualmente camino E35), un livello
emissivo inferiore a 15 mg/Nm3 (media oraria).……….”
Visto  l’atto d’invito e diffida  a provvedere con istanza in autotutela, inviato
con Raccomandata  R.R. 14344889362-1  del 21-03-2011 al 2° Servizio VIA-VAS  Assessorato TT.AA. Atto a tutt’oggi rimasto
inevaso.
Considerato che alla data della presente sono ampiamente decorsi i termini (24 mesi)
di adeguamento alle prescrizioni imposte alla Italcementi S.p.a., con il
decreto n.693 del 18 luglio 2008 emesso dall’Assessorato Regionale Territorio
Ambiente senza che risulti  realizzato
alcun intervento volto ad uniformarsi alle previsioni della predetta
Autorizzazione Integrata Ambientale.
Considerato che tale condotta comporta una grave responsabilità per Italcementi
S.p.a. che continua ad utilizzare un impianto altamente inquinante e nocivo per
la salute dei Cittadini, ma è foriero di responsabilità anche per
l’Amministrazione regionale per i suoi agenti che rimanendo inerti sono
solidamente responsabili con l’Italcementi S.p.a., per i danni alla salute dei
cittadini;
Considerato che non risulta che l’amministrazione abbia effettuato alcun controllo in
ordine all’adempimento delle prescrizioni imposte nei termini previsti
dall’A.I.A., nonostante che in data 18.1.2011 è stata comunicata
all’amministrazione regionale una situazione di emergenza ambientale relativa a
notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla cementerai e che di
tale emergenza è stata informata l’autorità giudiziaria;
Considerato che ogni ulteriore inerzia da parte dell’amministrazione regionale appare
foriera di gravi responsabilità per la stessa e , specialmente dei suoi agenti
per i gravi pericoli che corre la comunità locale in particolare i cittadini
che risiedono a ridosso del cementificio;
Considerato che la tutela della salute e dell’ambiente costituiscono interessi
pubblici sensibili,con valore primario e prevalente che obbliga
l’amministrazione ad una maggiore sensibilità in ordine alle attività di
controllo nel caso di pericolo;
Tutto quanto sopra premesso e considerato
 Questo Comitato Cittadino Isola Pulita sollecita
gli  Enti in indirizzo, per le competenze
che la legge affida loro, a voler provvedere con urgenza a sospendere e/o
revocare l’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al decreto n 693 del 18
luglio 2008, per il mancato adeguamento alle prescrizioni imposte nel termine
previsto dalla stessa  e/o per gli altri
motivi che l’autorità che legge la presente vorrà verificare a seguito di
adeguato ed idoneo controllo sulla documentazione e sull’impianto oggetto
dell’A.I.A.
Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13
90040 Isola delle Femmine
Per maggiori informazioni si
trovano sui siti del Comitato Cittadino Isola Pulita:

ITALCEMENTI
ISOLA DELLE FEMMINE Interrogazione a 


risposta scritta 4-03034 MANNINO Claudia
21 dicembre 2013, 


seduta n. 143


Camera,
interrogazione a risposta scritta 
  di Claudia MANNINO
(M5S)

il decreto legislativo
30 luglio 1999, n. 300 attribuisce al Ministero della Salute le funzioni
spettanti allo Stato, in materia di tutela della salute umana, di tutela della
salute nei luoghi…
                    
presentato il: 21/12/2013
                    
 
Atto Camera  
   
 Interrogazione
a risposta scritta 4-03034 presentato da MANNINO Claudia testo di Sabato 21
dicembre 2013, seduta n. 143  


 MANNINO.
— Al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:   
il decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300 attribuisce al Ministero della Salute le
funzioni spettanti allo Stato, in materia di tutela della salute umana, di
tutela della salute nei luoghi di lavoro e di igiene e di sicurezza degli
alimenti;   
 lo
stesso decreto legislativo stabilisce che il Ministero della Salute svolge le
funzioni di competenza statale concernenti la tutela della salute umana anche
sotto il profilo ambientale, nonché il monitoraggio della qualità delle
attività sanitarie regionali;   
 a
seguito di sopralluoghi effettuati dalle competenti autorità il 6 dicembre 2005
risultava che la «cementeria di Isola delle Femmine», sita nel comune di Isola
delle Femmine, utilizzasse come combustibile, per i propri impianti di
produzione, il petcoke senza avere ottenuto alcuna autorizzazione;   
 a
seguito di un atto di diffida della regione siciliana, il gestore dell’impianto
ha presentato, in data 3 novembre 2006, un’istanza per ottenere
l’Autorizzazione Integrata Ambientale necessaria a realizzare un progetto di
conversione tecnologica degli impianti produttivi (revamping);   
 nel
corso del procedimento autorizzatorio, il soggetto gestore ha chiesto il
rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, esclusivamente per
l’impianto esistente includendo il coke di petrolio tra i combustibili
utilizzati, impegnandosi a ripresentare una richiesta di autorizzazione per la
realizzazione del progetto di conversione tecnologica dell’impianto, dopo aver
acquisito il necessario giudizio di compatibilità ambientale per la
realizzazione delle opere previste nello stesso progetto;   
 con
decreto del responsabile del servizio n. 693 del 18 luglio 2008, è stata
rilasciata alla società italcementi SpA l’autorizzazione integrata ambientale
per l’impianto esistente «cementerà di Isola delle Femmine», sito nel comune di
Isola delle Femmine, che consente l’impiego del coke di petrolio tra i
combustibili autorizzati;   
 l’articolo
6 del decreto n. 693 del 2008 stabilisce che «il provvedimento definitivo sarà
subordinato alle risultanze della visita di collaudo», in seno alla quale gli
enti preposti al controllo potranno, se ritenuto necessario, modificare le
condizioni e le prescrizioni autorizzative, stabilite dall’articolo 7 dello
stesso decreto n. 693 del 2008;   
 l’articolo
7 del decreto n. 683 del 2008 elenca, dettagliatamente, le condizioni e le
prescrizioni che devono essere rispettate relativamente al recupero dei rifiuti
come materie prime, ai limiti di emissione, alla conversione tecnologica
dell’impianto, all’uso dei combustibili e ai consumi energetici, al trattamento
dei rifiuti prodotti e infine alle attività di monitoraggio, stabilendo che
l’efficacia dell’Autorizzazione Integrata Ambientale «viene subordinata al
rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti
autorità intervenute in sede di conferenza di servizi», e che a far data dalla
notifica del provvedimento «dovranno essere osservate le prescrizioni relative
all’applicazione delle migliori tecniche disponibili, dettate dai
rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in conferenza di servizi
decisoria» riportate dettagliatamente nello stesso decreto;   
 tra
le prescrizioni relative all’impianto, fissate dal Decreto 683/2009,
all’articolo 7, è stato inserito l’obbligo, per il gestore, di procedere –
entro 24 mesi dal rilascio dell’autorizzazione – alla conversione tecnologica
(il cosiddetto revamping) dell’impianto con il completo allineamento delle
migliori tecniche disponibili (M.T.D.) per la produzione del cemento, al fine
di ottenere un sostanziale abbattimento dei principali inquinanti: polveri,
ossidi di azoto e ossidi di zolfo;   
 a
distanza di più di 5 anni dal rilascio dell’autorizzazione integrata
ambientale, la conversione tecnologica dell’impianto, prescritta dall’articolo
7 del decreto n. 683 del 2009, non è stata realizzata;   
 non
risulta che l’amministrazione competente al rilascio dell’AIA abbia effettuato
alcun controllo in ordine all’effettivo adempimento, da parte del soggetto
gestore, alle prescrizioni dettagliatamente elencate nel decreto n. 683 del
2009, nonostante – in data 18 gennaio 2011 – sia stata comunicata
all’amministrazione regionale e all’autorità giudiziaria una situazione di
emergenza ambientale relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo
provenienti dalla cementeria;   
 nel
comune di Isola delle Femmine, in provincia di Palermo, continua, dunque, ad
operare un impianto per la produzione del cemento, che non utilizza le
tecnologie disponibili per conseguire un effettivo abbattimento delle emissioni
inquinanti: polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo;   
 la
mancata ottemperanza alle prescrizioni fissate nel provvedimento di rilascio
dell’Autorizzazione Integrata Ambientale – e in particolare a quella
concernente l’obbligo di adeguamento tecnologico dell’impianto esistente – non
costituisca una grave minaccia per la salute pubblica stante la stessa
collocazione dell’impianto rispetto ai centri abitati circostanti –:
  
 quali
elementi disponga in merito alla situazione e ai fatti esposti;   
 se
intenda assumere iniziative al fine di tutelare la salute delle comunità che
abitano nel territorio interessato dalle emissioni inquinanti connesse al
funzionamento della cementeria di Isola delle Femmine. (4-03034)
 

PIETRO TOLOMEO DIRIGENTE GENERALE DECRETO 155 29 GENN 2009
CONTRATTO ING NATALE ZUCCARELLO NOMINA DIRIGENTE RESPONSABILE 2 VIA VAS A.IA
ITALCEMENTI DECRETO 693 18 LUGLIO 2008

TOLOMEO PIETRO NOMINA SANSONE DIRIGENTE 2
SERVIZIO VIA VAS A PARTIRE DAL 17 DICEMBRE 2008 DOPO  CINQUE MESI DALLA FIRMA COME RESPONSABILE DEL 2° SERVIZIO VIA VAS   DECRETO CONCESSORIO  A.I.A. ALLA ITALCEMENTI DEL
LUGLIO 2008 



A.I.A. ITALCEMENTI 693 2008, ANZA’, GULLO,EMISSIONI, INTERLANDI, RAFFINERIE, SANSONE, TOLOMEO, ZUCCARELLO,MONSELICE,REVAMPING,GAETA,CANNOVA,LO BELLO,CROCETTA,

RAFFINERIE, I PETROLIERI VOGLIONO LA DEROGA SULLE EMISSIONI

 “L’uso del petcoke fa paura: a meno di un chilometro dalle case. La Regione deve revocare l’Aia. Le carte subito in Procura”.

Revamping Italcementi, indagini da due anni su Lunghi e Matteazzi «E buona parte dei fondi proviene da Italcementi»

Distilleria Bertolino: autorizzazione scaduta da due anni, chiesta la chiusura IV COMMISSIONE ‘AMBIENTE E TERRITORIO’ SED. N. 120 DEL 07 MAGGIO 2014

A.I.A. ITALCEMENTI 693   2008, ARPA.ATA, Bertolino, GELA, ISOLA DELLE FEMMINE, PARTINICO, PETCOKE, PRESCRIZIONI, TRIZZINO, REVAMPING

Distilleria Bertolino: autorizzazione scaduta da due anni, chiesta la chiusura IV COMMISSIONE ‘AMBIENTE E TERRITORIO’ SED. N. 120 DEL 07 MAGGIO 2014 e la Italcementi di Isola delle Femmine ?

RELAZIONE PREFETTIZIA DELLACOMMISSIONE DI ACCESSO AGLI ATTI AL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE E DECRETOPRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE

RELAZIONE PREFETTIZIA DELLACOMMISSIONE DI ACCESSO AGLI ATTI AL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE E DECRETOPRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE  (PDF)

 
IL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
  Considerato che nel comune di Isola delle Femmine (Palermo)  gli organi   elettivi   sono   stati   rinnovati   nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009;
  Considerato che dall’esito di approfonditi accertamenti sono emersi collegamenti diretti ed indiretti tra componenti del  consesso  e  la criminalita’ organizzata locale;
  Ritenuto che la permeabilita’ dell’ente ai condizionamenti 
esterni della criminalita’  organizzata  arreca  grave 
pregiudizio  per  gli interessi della collettivita’ e determina
lo svilimento e la  perdita di credibilita’ dell’istituzione locale;
  Ritenuto che, al fine di porre rimedio  alla  situazione 
di  grave inquinamento e deterioramento dell’amministrazione comunale di  Isola delle Femmine, si rende necessario far luogo  allo  scioglimento  del consiglio comunale e disporre il  conseguente commissariamento,  per rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per l’interesse pubblico ed assicurare il risanamento dell’ente locale;
  Visto l’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
  Vista la proposta del Ministro dell’interno, la  cui  relazione  e’ allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;
  Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella riunione del 9 novembre 2012 alla quale e’ stato debitamente invitato il Presidente della Regione Siciliana;
                              Decreta:
                              
Art. 1 
  Il consiglio comunale di Isola delle Femmine (Palermo)  e'  sciolto per la durata di diciotto mesi.                         
Art. 2
  La gestione  del  comune  di  Isola  delle  Femmine 
(Palermo),  e 
affidata alla commissione straordinaria composta da:
    dott. Vincenzo Covato – viceprefetto a riposo;
    dott.ssa Matilde Mule’ – viceprefetto aggiunto;
     dott. Guglielmo Trovato – dirigente di II fascia.            
Art. 3 
 
  La commissione straordinaria per la  gestione  dell'ente  esercita, fino all'insediamento degli organi ordinari  a  norma  di  legge,  le attribuzioni spettanti al  consiglio  comunale,  alla  giunta  ed  al sindaco nonche' ogni altro potere ed incarico connesso alle  medesime cariche. 
    Dato a Roma, addi' 12 novembre 2012 
 
                             NAPOLITANO 
 
 
                                Monti, Presidente del  Consiglio  dei
                                Ministri 
                                Cancellieri, Ministro dell'interno 
 
Registrato alla Corte dei conti il 16 novembre 2012 
Registro n. 7, interno foglio n. 185 

http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2012-11-29&task=dettaglio&numgu=279&redaz=12A12433&tmstp=1354221071377


ERA IL 26 APRILE DI QUESTO ANNO  QUANDO LUI DICHIARA 

CHE…


 

3) Sono disposta a vendere una delle mie ville per disporre dei fondi necessari a impedire il successo delle liste avversarie da quella di Portobello (scarica in pdf) 

5) SCIOLTO
PER INFILTRAZIONI MAFIOSE IL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
 
(scarica in pdf) 

6) “S” maggio 2012 L’ISPEZIONE A ISOLA DELLE FEMMINE ecco LE CARTE DELLO SCONTRO (scarica in pdf) 

  

LA GIUNTA PORTOBELLO SI E’ AUTODIMESSA per DISASTRO AMBIENTALE

I DIMISSIONARI RESPONSABILI DEL DISASTRO DI ISOLA DELLE FEMMINE 

LA COMMISSIONE GOVERNATIVA DI ACCESSO AGLI ATTI SI INSEDIA AL COMUNE DI
ISOLA DELLE FEMMINE 

LA COMMISSIONE GOVERNATIVA DI ACCESSO AGLI ATTI SI INSEDIA AL COMUNE DI
ISOLA DELLE FEMMINE 

LA COMMISSIONE GOVERNATIVA DI ACCESSO AGLI ATTI SI INSEDIA AL COMUNE DI

ISOLA DELLE FEMMINE
COMUNICATO STAMPA “RINASCITA
ISOLANA”
Il
Movimento Politico “Rinascita Isolana” è costretto, per l’ennesima volta, a
constatare l’assoluta incapacità dell’Amministrazione in carica al Comune di
Isola delle Femmine di gestire la cosa pubblica, e la preoccupante assenza di
senso civico – prima che di responsabilità politica – in capo ai consiglieri di
maggioranza.
Stamane
(12.09.2012) si è consumato l’ennesimo insulto alla dignità e ai diritti dei
cittadini isolani: per la terza volta consecutiva (!!!) gli esponenti del
gruppo che sostiene il Sindaco pro-tempore
Gaspare Portobello – in piena emergenza
rifiuti, dinanzi ad un Paese sommerso da montagne di immondizia, che offendono
la comunità e la ammorbano di miasmi
– hanno deliberatamente deciso di far
mancare il numero legale, impedendo la celebrazione dell’assise civica, che
avrebbe dovuto discutere delle famose S.R.R.,
le società di regolamentazione del servizio di raccolta dei rifiuti, probabili
eredi del sistema ATO.
L’Amministrazione
(in uno con la sua propaggine consiliare) ha mostrato totale disinteresse per
una questione di importanza cruciale per la vita stessa degli abitanti di Isola
delle Femmine – e del comprensorio tutto – rifiutandosi persino di discutere,
in Consiglio Comunale, del problema.
La
delicatissima fuoriuscita dell’ente locale dalla fallimentare esperienza delle
società consortili (che sinora hanno gestito il servizio per conto dei
Comuni-soci), richiedeva invece una disamina approfondita e scelte meditate da
parte di coloro i quali, pur temporaneamente, rappresentano la cittadinanza: aver rimesso al Commissario regionale ogni
valutazione, significa avere vergognosamente e pavidamente abdicato al proprio
ruolo istituzionale
.
Lo
stesso Sindaco, peraltro, già il 3 agosto 2012 aveva dato il buon esempio ai suoi consiglieri,
disertando l’assise civica chiamata a valutare l’ argomento-rifiuti, per presenziare al rilascio di un
provvedimento amministrativo in favore della discoteca più glamour del Paese: ad ognuno le sue priorità.
E’chiaro
che i descritti atteggiamenti vanno letti alla luce della situazione di impasse, determinata dall’attesa delle deliberazioni ministeriali
sulla richiesta di scioglimento dell’Amministrazione Portobello per
infiltrazioni mafiose
; pur tuttavia è inaccettabile che mentre Sindaco,
assessori e consiglieri sfogliano la margherita
delle dimissioni
, il Comune di Isola delle Femmine venga trascinato in un
vortice di degrado, dissesto finanziario, insalubrità.
E’
proprio vero, gli scranni vuoti della biblioteca comunale – ove dovrebbero
svolgersi le sedute consiliari – fotografano compiutamente l’indecorosa vacatio istituzionale, che attualmente
caratterizza il nostro Paese.
Isola delle
Femmine, lì 12 settembre 2012
Movimento
Politico Rinascita Isolana

 

 

Uno dei tanti
 PERCHE’ ALLE COSTRETTE DIMISSIONI DELLA GIUNTA DEL PROFESSORE

ABBANDONIAMO LA BARCA
   CON LA SICUREZZA DI LASCIARVI IN UN MARE DI MUNNEZZA.
I CITTADINI DEVONO
SAPERE CHE NEGLI ULTIMI 
1000 MILLE GIORNI DELLA NOSTRA AMMINISTRAZIONE BEN 673  SEICENTOSETTANTATRE   PAESE E’ STATO
LETTERALMENTE RICOPERTO IN OGNI SUO SPAZIO DI MUNNEZZA DI OGNI GENERE
DALL’AMIANTO AI RESTI DI CIBO ALLE CASSETTE DI FRUTTA AVARIATA RIFIUTI DEL
LABORATORIO DI ANALISI  SCATOLETTE ALIMENTARI SCADUTE
   MATERIALE DI RISULTA DELL’EDILIZIA CARTONE VERNICI VETRO………..
PER NON PARLARE DELLA FAMOSA TESTA DI CAVALLO
NEGLI ULTIMI  MILLE GIORNI DI NOSTRA AMMINISTRAZIONE DALLE
MONTAGNE DI RIFIUTI SPARSE IN TUTTO IL PAESE SI SONO SVILUPPATI BEN  
76 INCENDI.
LE DIOSSINE DEGLI INCENDI DEI RIFIUTI SONO
RIUSCITE BENISSIMO AD UNIRSI A QUELLE PROVENIENTI DALLA ITALCEMENTI E
MISCELLARSI CON BENEZENE CROMO ESAVALENTE PM10 POLVERI SOTTILI ZOLFO …….
CI DIMETTIAMO
 PRIMA CHE LA BARCA AFFONDI! VISTO COME ABBIAMO ROVINATO IL PAESE
2004 SE SAREMO ELETTI SARA’ NEL SEGNO DELLA CONTINUITA’
2009 SE SAREMO ELETTI E’ NEL SEGNO DELLA
CONTINUITA’
2012 PECCATO ! PECCATO! PECCATO! 
 
Oggi ci dimettiamo
per avere concluso la nostra missione:
PORTARE ALLA
BANCAROTTA IL VOSTRO PAESE ISOLA DELLE FEMMINE
SIAMO RIUSCITI A
RIDURRE IL VOSTRO PAESE LA PERIFERIA “ZEN” DI PALERMO
SIAMO RIUSCITI A FAR
DEISTERE QUEI POCHI MALCAPITATI TURISTI A LASCIARE ANTICIPATAMENTE I NOSTRI
ALBERGHI E QUINDI IL NOSTRO PAESE
SIAMO RIUSCITI NEGLI
ANNI A FAR PASSEGGIARE I POCHI MALCAPITATI TURISTI A PASSEGGIARE FRA CUMULI DI
MUNNEZZA
PER  IL NOSTRO
 SENSO DI RESPONSABILITA’  CHE CI  CONTRADDISTINGUE 
COMUNICHIAMO AI   cittadini CHE  interrompIAMO  questo
NOSTRO  impegno portato avanti  con grande passione per il bene di 
poche e selezionate persone.
SI! SI! SI!SI SI! 
OGGI SIAMO COSTRETTI
A DIMETTERCI PRIMA CHE VOI CITTADINI VI RENDIATE CONTO DELLE GROSSE PALLE CHE
VI ABBIAMO RACCONTATO NEL PROGRAMMA ELETTORALE DEL 2009:
                    
PER
ESEMPIO PORTARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA AL 50%
                    
OPPURE
LA PALLA  DELLE PISTE CICLABILI
                    
OPPURE
IL POTENZIAMENTO E LA MIGLIORIA DELL’ARREDO URBANO
                    
OPPURE
LA GROSSA PALLA CHE VI ABBIAMO FATTO BERE CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE.
L’AREA PEDONALE E LA VALORIZZAZIONE DELLA ZONA TORRE IN TERRA
SU UN PUNTO DOBBIAMO
CHIEDERVI SCUSA PER NON AVERLO REALIZZATO:
-REALIZZAZIONE DI
VARCHI LIBERI PER LA FRUIZIONE DELLA SPIAGGIA LA PREVISTA VIA DI COLLEGAMENTO
DELLA VIA 
 MARTIN LUTHER KING  A VIALE DEI SARACENI. NON
VOLEVAMO DISTURBARE I SONNI TRANQUILLI DEI RESIDENTI DI VIA MARTIN LUTHER KING
A  nulla è valsa
la resistenza che abbiamo opposto al lavoro  della COMMISSIONE GOVERNATIVA
di accesso agli atti insediatasi al Comune di Isola delle Femmine, VOLUTA
AUSPICATA E DESIDERATA DA PARTE DELLA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI CITTADINI DI
ISOLA DELLE FEMMINE.
NOI TUTTI AD INIZIARE
DAL SOTTOSCRITTO  PROFESSOR Gaspare, Napo, Ale, Giovanni, Salvo Alberto
Zii Nipoti Cognati Generi Futuri Generi Sorelle Fratelli Cugini  ci siamo
asserragliati nel “fortino” di Via Colombo per difenderci dall’assalto di
cittadini inferociti che ritenevano NOI responsabili dei  rifiuti che
ormai ricoprivano da mesi  le strade e le piazze di Isola.
Per anni mesi
settimane giorni  abbiamo subito l’onta del discredito perché alcuni
  dei nostri  amici parenti e collettori di voti omettevano di pagare
la tassa della munnezza. E pensare che al nostro amico e collega Napo siamo
riusciti a fargli pagare per 
META’ la tassa della munnezza  della palestra affidata 
in gestione dal “parente” Sindaco (rep n 811/2003) alla moglie Lucido Maria
Stella!
Grandioso è stato
l’impegno con la 
ITALCEMENTI, nell’anno 2008 grazie alla
collaborazione della PRESIDENTESSA della Commissione Ambiente Consiliare, MA
SOPRATTUTTO DELL’INTERO GRUPPO prima “Isola per Tutti” e poi “Progetto
Cementificazione ed Inquinamento”  
Siamo riusciti grazie
all’assenza  delle associazioni  ambientaliste a far
ottenere    alla ITALCEMENTI l’Autorizzazione Integrata
Ambientale della Regione Sicilia.
Alla Italcementi
abbiamo permesso di tutto e di più nell’ASSENZA di  autorizzazioni, nello
sforamento della massa delle emissioni, nella emissioni di ogni tipo di
inquinante tipo CROMO ESAVALENTE VI.benzene diossina in quantità persino
spropositata, pm10 polveri fini sottili ultrassottili insomma di quella roba
che riesce a penetrare facilmente nel tessuto umano. 
Abbiamo concesso che
la ITALCEMENTI anzitempo bruciasse in notevoli quantità
800 TONNELLATE  i rifiuti di
refrattari
,
gessi chimici ……..
Alla Italcementi abbiamo
permesso per anni  di non ottemperare alla direttiva Europea che imponeva
l’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE entro il 30 ottobre 2007
.
Alla Italcementi, IO
 SINDACO ed il mio gruppo politico, abbiamo permesso  di non rispettare
le prescrizioni imposte dall’Autorizzazione Integrata Ambientale il quale
prevedeva l’adozione delle migliori tecnologie per tutte le aziende che
inquinano.
Sin dal luglio 2010 NOI
alla Italcementi  permettiamo l’attività produttiva anche in assenza dell’A.I.A.
in quanto decaduta per mancato rispetto delle prescrizioni.
Insomma Gaspare
Sindaco e TUTTI TUTTI NOI del gruppo politico “Progetto Isola” siamo riusciti a
creare anzitempo la nostra piccola TARANTO.
NATURALMENTE TUTTO
QUESTO GRAZIE ANCHE ALLA DISPONIBILITA’ DELLA ITALCEMENTI PER QUANTO RIGUARDA
EVENTUALI ATTREZZATURE SCOLASTICHE O PARTECIPAZIONI A SAGRE PAESANE…….
Nessuna riconoscenza
per i nostri sforzi ad implementare  l’immagine di Isola delle Femmine e
le sue strutture ludico ricettive. Vedasi le nostre frequentazioni estive al
MOMA BEACH ora FREE BEACH o le nostre incursioni alla discoteca MOMA GLAMOUR
(APERTA ANCHE IN ASSENZA DEL PAI)
Ah! Quanti sacrifici
mal ripagati!
Nessuna riconoscenza
per noi che siamo riusciti con impegno e fatica a rendere Isola delle Femmine
una perfetta periferia della peggiore Palermo fatta di delinquenza di droga
e………
Nessuna riconoscenza
per NOI che molto ci siamo prodigati a far CEMENTIFICARE, grazie al sacrificio
economico di alcuni nostri amici, le poche aree libere esistenti a Isola,
comportando un sacrificio di moltissimi cittadini che hanno dovuto fare a meno
di aree pubbliche a loro destinate (aree verdi, servizi pubblici e sociali…..).
Tutto questo ed altro
volevamo riferire al Prefetto nell’incontro di Giovedì.
Purtroppo  siamo
stati ricevuti dal Viceprefetto!!!!
Un messaggio chiaro
nemmeno Lui ha voluto parlarci, anzi il messaggio che ci è stato inviato:
DIMETTETIVI PRIMA CHE LA
BARCA AFFONDI!
OGGI A MALINCUORE CI
SIAMO DECISI A SEGUIRE IL CONSIGLIO DATOCI:
CI  SIAMO
DIMESSI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
PROGETTO FIATO SUL COLLO
ASSOCIAZIONE AGENDA ROSSA DI ISOLA
DELLE FEMMINE

Villabate, ecco il contratto con la mafia Megastore e mafia chiesti sessant’ anni

Eventi a cui ha partecipato Rocco Aguzzo

 

Eventi a cui ha partecipato Rocco Aluzzo

Processo La Mantia ed altri

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Dichiarazioni spontanee Palermo, 5 gennaio 2009 – 12:50

 

Rocco Aluzzo   imputato  15:1510′ 6″

 
  • Interrogatorio Francesco Campanella, Villabate, Centro Commerciale, Arch Aluzzo Rocco, ASSET DEVELOPMENT s.r.l., Architetto Borsellino, Cuffaro, Mandalà,



    Megastore e mafia chiesti sessant’ anni

    I pm della Dda Nino Di Matteo e Lia Sava hanno chiesto 60
    anni di reclusione per gli 8 imputati nel processo sul megastore di Villabate
    controllato dalla mafia. 
     
    La pena più alta – 15 anni – è stata sollecitata per
    Giovanni La Mantia,
    accusato di associazione mafiosa; nove anni la pena chiesta per l’ ex sindaco
    di Villabate Lorenzo Carandino (concorso esterno) e per l’ architetto che
    progettò l’ ipermercato, Rocco Aluzzo (concorso esterno). 
     
    I pm hanno invece
    chiesto la condanna a 7 anni di Pierfrancesco Marussig, titolare della Asset
    Development
    che doveva realizzare il centro commerciale, accusato di corruzione
    aggravata dall’ avere agevolato la mafia. 
     
    Sette anni la pena chiesta per l’
    architetto Antonio Borsellino e 5 anni per l’ ex socio della Asset, Giuseppe
    Daghino e per l’ ex sindaco di Catania, Angelo Lo Presti.
     
     

    Patto mafia-politica per il megastore

    Da mandalà a La
    Loggia, da Cuffaro a Mastella. Per Francesco Campanella, il
    politico “pentito” che, con le sue dichiarazioni, ha aggravato la
    posizione del presidente della Regione nel processo che lo vede imputato di
    favoreggiamento a Cosa nostra e rivelazione di notizie riservate, è arrivata l’
    ora di ribadire in aula le sue accuse sulle tante relazioni pericolose tra
    uomini politici e mafiosi che a lui, ex segretario nazionale dei giovani dell’
    Udeur ma anche uomo “riservato” della famiglia mafiosa di Villabate,
    risultano in prima persona. E proprio al processo per le tangenti per la
    realizzazione del centro commerciale di Villabate Campanella verrà ascoltato la
    prossima settimana a Firenze dai pm Nino Di Matteo e Lia Sava che, nei giorni
    scorsi, hanno depositato agli atti il memoriale datato 11 ottobre 2005 nel
    quale Campanella, ancor prima di formalizzare il suo status di collaboratore di
    giustizia, ha messo nero su bianco le sue accuse. E non solo a Cuffaro. Ci sono
    due uomini di primo piano di Forza Italia ai quali il pentito attribuisce uno
    stretto rapporto personale con il boss di Villabate, Antonino Mandalà, che fu
    il coordinatore del circolo azzurro di Villabate. E proprio Mandalà, in una
    riunione nello studio del presidente dei senatori di Forza Italia Renato
    Schifani, avrebbe concordato con lui e con «il suo amico e socio» Enrico La Loggia le modifiche da
    apportare al piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione
    fondamentale per la realizzazione del centro commerciale che tanto interessava
    alla cosca di Villabate. Il pentito racconta che l’ operazione concordata tra
    Mandalà e La Loggia
    «avrebbe previsto l’ assegnazione dell’ incarico ad un loro progettista di
    fiducia, l’ ingegner Guzzardo, e l’ incarico di esperto del sindaco in materia
    urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte
    le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di
    urbanistica. In cambio – precisa poi Campanella – La Loggia, Schifani e Guzzardo
    avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e
    consulenza». 

    Secondo Campanella, «il piano regolatore di Villabate si formò
    sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà,
    in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle
    tangenti concordate». Nel processo che martedì si trasferisce a Firenze sono
    imputati Pier Francesco Marussig e Giuseppe Daghino (i manager della
    multinazionale romana Asset); l’ ex sindaco di Catania, Angelo Francesco Lo Presti;
    l’ ex sindaco di Villabate, Lorenzo Carandino; gli architetti Rocco Aluzzo e
    Antonio Borsellino.

    Nella vicenda dell’ ipermercato di Villabate, che poi non
    fu mai realizzato, Campanella è il teste chiave: il pentito sostiene di aver
    ricevuto da Marussig una tangente da 25 mila euro per sveltire l’ iter di
    approvazione del centro commerciale. Antonino Mandalà è invece imputato in una
    seconda «tranche» del processo che si celebra con il rito abbreviato. 

    Il
    tribunale lo ha condannato a 8 anni per associazione mafiosa nel processo a
    Gaspare Giudice
    . a.z.

     
     

    Villabate, tangenti sul megastore a giudizio politici e imprenditori

     
     
    Il giudice per l’ udienza preliminare di Palermo Marco
    Mazzeo ha rinviato a giudizio otto persone accusate a vario titolo di avere
    avuto un ruolo nell’ affare del centro commerciale di Villabate. 
     
    Della vicenda,
    secondo quanto riferito dal pentito Francesco Campanella, era interessata la
    famiglia mafiosa del paese a 5 chilometri da Palermo, capeggiata da Nicola
    Mandalà. 
     
    Nell’ affare Cosa nostra avrebbe cercato di ottenere autorizzazioni
    per realizzare un mega centro da circa 200 milioni di euro. Per accelerare le
    pratiche sarebbero state pagate tangenti ai consiglieri comunali di Villabate.
    Il Gup ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri Nino Di Matteo e Lia
    Sava: a giudizio sono andati Giovanni La Mantia, Rocco Aluzzo, Antonio Borsellino, l’ ex
    sindaco del paese Lorenzo Carandino, l’ ex sindaco di Catania Angelo Francesco
    Lo Presti, Matteo D’ Assaro, Pierfrancesco Marussig e Giuseppe Daghino,
    titolari della società Asset Development che avrebbe dovuto realizzare il
    centro. 
     
    In apertura di udienza il gup aveva respinto le eccezioni di
    incompetenza territoriale presentata dalla difesa di Marussig, di Daghino e di
    Lo Presti. Il processo è stato fissato per il 16 aprile davanti alla quinta sezione
    del tribunale di Palermo.
     
     

    Villabate, ecco il contratto con la mafia

     
     
    Dentro il computer di un architetto che si occupò del centro
    commerciale di Villabate, i carabinieri hanno ritrovato un documento
    eccezionale. è un vero e proprio contratto stipulato dagli imprenditori con il
    capomafia di Villabate. 
     
    «La definizione degli accordi è avvenuta con il signor
    Nicola Mandalà – è scritto nel documento – che nel periodo finale ha sostituito
    il signor Campanella». 
     
    Era nel computer dell’ architetto Rocco Aluzzo il file,
    assieme ad altri che adesso sono all’ esame di un perito informatico. 
     
    Stabilisce ancora il documento: «Allegato A. Condizioni pattuite dalla società
    acquirente con i signori Borsellino, Mandalà, Notaro e Campanella». 
     
    Al punto
    tre si legge: «Impegno assunto dalla società acquirente ad affidare buona parte
    degli appalti dei lavori a ditte indicate dai suddetti signori». E ancora:
    «Impegno assunto dalla società ad assumere, in misura pari ad almeno il 20 per
    cento del proprio organico, personale indicato dai suddetti soggetti». 
     
    Punto
    cinque: «Impegno assunto dalla società acquirente a cedere in affitto almeno il
    30 per cento dei locali o dei rami d’ azienda della galleria di negozi che si
    andrà a realizzare, a ditte indicate dai soggetti di cui sopra». E non si
    capisce a che titolo Nicola Mandalà, il boss che custodiva la latitanza di
    Provenzano, fosse parte dell’ accordo. La data del documento è quella del 26
    febbraio 2001. 
     
    Il documento è stato depositato ieri mattina dal pm Nino Di
    Matteo. E al processo Miceli, la
    Procura ha chiamato a deporre l’ avvocato Giovan Battista
    Bruno: un tempo, era uno degli amici più fidati del presidente Cuffaro. Oggi,
    lo mette nei guai, confermando le accuse di un altro amico del governatore,
    Francesco Campanella, oggi uno dei principali pentiti della Procura di Palermo. 
     
    Dice Bruno: «Incontrai Cuffaro in un ristorante, a Roma, il sabato prima di
    Pasqua, nel 2003. Parlava male di Campanella. Mi disse, a proposito del
    progetto di realizzazione di un centro commerciale a Villabate: “Se uno
    vuole le cose si deve presentare. Ed invece da una parte mi hanno offerto 5
    miliardi, da quest’ altra manco sono venuti». 
     
    Successivamente, Bruno incontrò
    Campanella: «Definì Cuffaro un traditore – ricorda l’ avvocato Bruno – mi disse
    che secondo lui Totò aveva fatto finta di portare avanti il progetto di
    Villabate, invece in realtà voleva solo quello di Brancaccio». Secondo la Procura, dietro il centro
    di Brancaccio, c’ erano i boss. Bruno offre altri inediti: «Campanella mi disse
    che Cuffaro l’ aveva avvertito di indagini su di lui, per questo sarebbe stato
    meglio allentare i rapporti».
     
     
     

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/04/14/villabate-ecco-il-contratto-con-la-mafia.html

    Archiviata la causa per diffamazione, “è la verità”
    Cuffaro perde contro “La Mafia è bianca”
    Salvatore Cuffaro perde il secondo round contro “La Mafia è bianca”. Il Tribunale di Bergamo, infatti, per la seconda volta dà ragione a Michele Santoro e ai due giornalisti Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini, autori del film-documentario campione d´incassi con oltre 80 mila copie vendute. I giornalisti erano stati querelati per diffamazione dal Presidente della Regione Sicilia. L´inchiesta – secondo i giudici – è “una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia”. Il tribunale di Bergamo, sezione del giudice per le indagini preliminari ha disposto l´archiviazione del procedimento in quanto gli elementi acquisiti non sono sufficienti per sostenere l´accusa in giudizio. Dopo aver chiesto il sequestro del libro dvd – richiesta già respinta nel merito dal tribunale civile di Bergamo nel gennaio 2006 – Cuffaro aveva predisposto una causa penale, sempre per diffamazione a mezzo stampa, nei confronti dei due autori e di Michele Santoro, autore della prefazione al volume. Nel merito, “l´esame degli scritti e la visione del dvd rivelano, ad avviso del Gip, lo svolgimento di una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia che, attraverso la trascrizione di brani di dichiarazioni rese alla autorità giudiziaria da parte di soggetti, in genere medici, già condannati o imputati in procedimenti penali per fatti di criminalità mafiosa non violenta, integrate da ulteriori informazioni, fornite dagli autori della pubblicazione, mostra le gravi inefficienze delle strutture pubbliche e la correlativa efficienza della nutritissima schiera di strutture sanitarie private, accreditate dalla Regione siciliana in misura di gran lunga eccedente quella delle altre regioni. In tale contesto emergono rapporti di personale conoscenza o di occasionale frequentazione tra il Presidente della regione, anch´egli medico, radiologo, e taluni di quei soggetti dichiaranti, che gli autori dell´indagine sottolineano al fine di evidenziare gli intrecci di interessi economici e politici”.

     
     
    http://isolapulita.forumfree.net/

    Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine

    http://isoladellefemminepulita.blogspot.com/2011/09/isola-delle-femmine-comune-accesso-agli.html

    Megastore e mafia chiesti sessant’ anni

    I pm della Dda Nino Di Matteo e Lia Sava hanno chiesto 60
    anni di reclusione per gli 8 imputati nel processo sul megastore di Villabate
    controllato dalla mafia. 
     
    La pena più alta – 15 anni – è stata sollecitata per
    Giovanni La Mantia,
    accusato di associazione mafiosa; nove anni la pena chiesta per l’ ex sindaco
    di Villabate Lorenzo Carandino (concorso esterno) e per l’ architetto che
    progettò l’ ipermercato, Rocco Aluzzo (concorso esterno). 
     
    I pm hanno invece
    chiesto la condanna a 7 anni di Pierfrancesco Marussig, titolare della Asset
    Development
    che doveva realizzare il centro commerciale, accusato di corruzione
    aggravata dall’ avere agevolato la mafia. 
     
    Sette anni la pena chiesta per l’
    architetto Antonio Borsellino e 5 anni per l’ ex socio della Asset, Giuseppe
    Daghino e per l’ ex sindaco di Catania, Angelo Lo Presti.
     
     

    Patto mafia-politica per il megastore

    Da mandalà a La
    Loggia, da Cuffaro a Mastella. Per Francesco Campanella, il
    politico “pentito” che, con le sue dichiarazioni, ha aggravato la
    posizione del presidente della Regione nel processo che lo vede imputato di
    favoreggiamento a Cosa nostra e rivelazione di notizie riservate, è arrivata l’
    ora di ribadire in aula le sue accuse sulle tante relazioni pericolose tra
    uomini politici e mafiosi che a lui, ex segretario nazionale dei giovani dell’
    Udeur ma anche uomo “riservato” della famiglia mafiosa di Villabate,
    risultano in prima persona. E proprio al processo per le tangenti per la
    realizzazione del centro commerciale di Villabate Campanella verrà ascoltato la
    prossima settimana a Firenze dai pm Nino Di Matteo e Lia Sava che, nei giorni
    scorsi, hanno depositato agli atti il memoriale datato 11 ottobre 2005 nel
    quale Campanella, ancor prima di formalizzare il suo status di collaboratore di
    giustizia, ha messo nero su bianco le sue accuse. E non solo a Cuffaro. Ci sono
    due uomini di primo piano di Forza Italia ai quali il pentito attribuisce uno
    stretto rapporto personale con il boss di Villabate, Antonino Mandalà, che fu
    il coordinatore del circolo azzurro di Villabate. E proprio Mandalà, in una
    riunione nello studio del presidente dei senatori di Forza Italia Renato
    Schifani, avrebbe concordato con lui e con «il suo amico e socio» Enrico La Loggia le modifiche da
    apportare al piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione
    fondamentale per la realizzazione del centro commerciale che tanto interessava
    alla cosca di Villabate. Il pentito racconta che l’ operazione concordata tra
    Mandalà e La Loggia
    «avrebbe previsto l’ assegnazione dell’ incarico ad un loro progettista di
    fiducia, l’ ingegner Guzzardo, e l’ incarico di esperto del sindaco in materia
    urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte
    le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di
    urbanistica. In cambio – precisa poi Campanella – La Loggia, Schifani e Guzzardo
    avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e
    consulenza». 

    Secondo Campanella, «il piano regolatore di Villabate si formò
    sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà,
    in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle
    tangenti concordate». Nel processo che martedì si trasferisce a Firenze sono
    imputati Pier Francesco Marussig e Giuseppe Daghino (i manager della
    multinazionale romana Asset); l’ ex sindaco di Catania, Angelo Francesco Lo Presti;
    l’ ex sindaco di Villabate, Lorenzo Carandino; gli architetti Rocco Aluzzo e
    Antonio Borsellino.

    Nella vicenda dell’ ipermercato di Villabate, che poi non
    fu mai realizzato, Campanella è il teste chiave: il pentito sostiene di aver
    ricevuto da Marussig una tangente da 25 mila euro per sveltire l’ iter di
    approvazione del centro commerciale. Antonino Mandalà è invece imputato in una
    seconda «tranche» del processo che si celebra con il rito abbreviato. 

    Il
    tribunale lo ha condannato a 8 anni per associazione mafiosa nel processo a
    Gaspare Giudice
    . a.z.

     
     

    Villabate, tangenti sul megastore a giudizio politici e imprenditori

     
     
    Il giudice per l’ udienza preliminare di Palermo Marco
    Mazzeo ha rinviato a giudizio otto persone accusate a vario titolo di avere
    avuto un ruolo nell’ affare del centro commerciale di Villabate. 
     
    Della vicenda,
    secondo quanto riferito dal pentito Francesco Campanella, era interessata la
    famiglia mafiosa del paese a 5 chilometri da Palermo, capeggiata da Nicola
    Mandalà. 
     
    Nell’ affare Cosa nostra avrebbe cercato di ottenere autorizzazioni
    per realizzare un mega centro da circa 200 milioni di euro. Per accelerare le
    pratiche sarebbero state pagate tangenti ai consiglieri comunali di Villabate.
    Il Gup ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri Nino Di Matteo e Lia
    Sava: a giudizio sono andati Giovanni La Mantia, Rocco Aluzzo, Antonio Borsellino, l’ ex
    sindaco del paese Lorenzo Carandino, l’ ex sindaco di Catania Angelo Francesco
    Lo Presti, Matteo D’ Assaro, Pierfrancesco Marussig e Giuseppe Daghino,
    titolari della società Asset Development che avrebbe dovuto realizzare il
    centro. 
     
    In apertura di udienza il gup aveva respinto le eccezioni di
    incompetenza territoriale presentata dalla difesa di Marussig, di Daghino e di
    Lo Presti. Il processo è stato fissato per il 16 aprile davanti alla quinta sezione
    del tribunale di Palermo.
     
     

    Villabate, ecco il contratto con la mafia

     
     
    Dentro il computer di un architetto che si occupò del centro
    commerciale di Villabate, i carabinieri hanno ritrovato un documento
    eccezionale. è un vero e proprio contratto stipulato dagli imprenditori con il
    capomafia di Villabate. 
     
    «La definizione degli accordi è avvenuta con il signor
    Nicola Mandalà – è scritto nel documento – che nel periodo finale ha sostituito
    il signor Campanella». 
     
    Era nel computer dell’ architetto Rocco Aluzzo il file,
    assieme ad altri che adesso sono all’ esame di un perito informatico. 
     
    Stabilisce ancora il documento: «Allegato A. Condizioni pattuite dalla società
    acquirente con i signori Borsellino, Mandalà, Notaro e Campanella». 
     
    Al punto
    tre si legge: «Impegno assunto dalla società acquirente ad affidare buona parte
    degli appalti dei lavori a ditte indicate dai suddetti signori». E ancora:
    «Impegno assunto dalla società ad assumere, in misura pari ad almeno il 20 per
    cento del proprio organico, personale indicato dai suddetti soggetti». 
     
    Punto
    cinque: «Impegno assunto dalla società acquirente a cedere in affitto almeno il
    30 per cento dei locali o dei rami d’ azienda della galleria di negozi che si
    andrà a realizzare, a ditte indicate dai soggetti di cui sopra». E non si
    capisce a che titolo Nicola Mandalà, il boss che custodiva la latitanza di
    Provenzano, fosse parte dell’ accordo. La data del documento è quella del 26
    febbraio 2001. 
     
    Il documento è stato depositato ieri mattina dal pm Nino Di
    Matteo. E al processo Miceli, la
    Procura ha chiamato a deporre l’ avvocato Giovan Battista
    Bruno: un tempo, era uno degli amici più fidati del presidente Cuffaro. Oggi,
    lo mette nei guai, confermando le accuse di un altro amico del governatore,
    Francesco Campanella, oggi uno dei principali pentiti della Procura di Palermo. 
     
    Dice Bruno: «Incontrai Cuffaro in un ristorante, a Roma, il sabato prima di
    Pasqua, nel 2003. Parlava male di Campanella. Mi disse, a proposito del
    progetto di realizzazione di un centro commerciale a Villabate: “Se uno
    vuole le cose si deve presentare. Ed invece da una parte mi hanno offerto 5
    miliardi, da quest’ altra manco sono venuti». 
     
    Successivamente, Bruno incontrò
    Campanella: «Definì Cuffaro un traditore – ricorda l’ avvocato Bruno – mi disse
    che secondo lui Totò aveva fatto finta di portare avanti il progetto di
    Villabate, invece in realtà voleva solo quello di Brancaccio». Secondo la Procura, dietro il centro
    di Brancaccio, c’ erano i boss. Bruno offre altri inediti: «Campanella mi disse
    che Cuffaro l’ aveva avvertito di indagini su di lui, per questo sarebbe stato
    meglio allentare i rapporti».
     
     
     

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/04/14/villabate-ecco-il-contratto-con-la-mafia.html

    Archiviata la causa per diffamazione, “è la verità”
    Cuffaro perde contro “La Mafia è bianca”
    Salvatore Cuffaro perde il secondo round contro “La Mafia è bianca”. Il Tribunale di Bergamo, infatti, per la seconda volta dà ragione a Michele Santoro e ai due giornalisti Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini, autori del film-documentario campione d´incassi con oltre 80 mila copie vendute. I giornalisti erano stati querelati per diffamazione dal Presidente della Regione Sicilia. L´inchiesta – secondo i giudici – è “una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia”. Il tribunale di Bergamo, sezione del giudice per le indagini preliminari ha disposto l´archiviazione del procedimento in quanto gli elementi acquisiti non sono sufficienti per sostenere l´accusa in giudizio. Dopo aver chiesto il sequestro del libro dvd – richiesta già respinta nel merito dal tribunale civile di Bergamo nel gennaio 2006 – Cuffaro aveva predisposto una causa penale, sempre per diffamazione a mezzo stampa, nei confronti dei due autori e di Michele Santoro, autore della prefazione al volume. Nel merito, “l´esame degli scritti e la visione del dvd rivelano, ad avviso del Gip, lo svolgimento di una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia che, attraverso la trascrizione di brani di dichiarazioni rese alla autorità giudiziaria da parte di soggetti, in genere medici, già condannati o imputati in procedimenti penali per fatti di criminalità mafiosa non violenta, integrate da ulteriori informazioni, fornite dagli autori della pubblicazione, mostra le gravi inefficienze delle strutture pubbliche e la correlativa efficienza della nutritissima schiera di strutture sanitarie private, accreditate dalla Regione siciliana in misura di gran lunga eccedente quella delle altre regioni. In tale contesto emergono rapporti di personale conoscenza o di occasionale frequentazione tra il Presidente della regione, anch´egli medico, radiologo, e taluni di quei soggetti dichiaranti, che gli autori dell´indagine sottolineano al fine di evidenziare gli intrecci di interessi economici e politici”.

     
     
    http://isolapulita.forumfree.net/

    Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine

    http://isoladellefemminepulita.blogspot.com/2011/09/isola-delle-femmine-comune-accesso-agli.html

    Villabate, tangenti sul megastore a giudizio politici e imprenditori

    Villabate, tangenti sul megastore a giudizio politici e imprenditori

     
     
    Il giudice per l’ udienza preliminare di Palermo Marco
    Mazzeo ha rinviato a giudizio otto persone accusate a vario titolo di avere
    avuto un ruolo nell’ affare del centro commerciale di Villabate. 
     
    Della vicenda,
    secondo quanto riferito dal pentito Francesco Campanella, era interessata la
    famiglia mafiosa del paese a 5 chilometri da Palermo, capeggiata da Nicola
    Mandalà. 
     
    Nell’ affare Cosa nostra avrebbe cercato di ottenere autorizzazioni
    per realizzare un mega centro da circa 200 milioni di euro. Per accelerare le
    pratiche sarebbero state pagate tangenti ai consiglieri comunali di Villabate.
    Il Gup ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri Nino Di Matteo e Lia
    Sava: a giudizio sono andati Giovanni La Mantia, Rocco Aluzzo, Antonio Borsellino, l’ ex
    sindaco del paese Lorenzo Carandino, l’ ex sindaco di Catania Angelo Francesco
    Lo Presti, Matteo D’ Assaro, Pierfrancesco Marussig e Giuseppe Daghino,
    titolari della società Asset Development che avrebbe dovuto realizzare il
    centro. 
     
    In apertura di udienza il gup aveva respinto le eccezioni di
    incompetenza territoriale presentata dalla difesa di Marussig, di Daghino e di
    Lo Presti. Il processo è stato fissato per il 16 aprile davanti alla quinta sezione
    del tribunale di Palermo.
     
     

    Villabate, ecco il contratto con la mafia

     
     
    Dentro il computer di un architetto che si occupò del centro
    commerciale di Villabate, i carabinieri hanno ritrovato un documento
    eccezionale. è un vero e proprio contratto stipulato dagli imprenditori con il
    capomafia di Villabate. 
     
    «La definizione degli accordi è avvenuta con il signor
    Nicola Mandalà – è scritto nel documento – che nel periodo finale ha sostituito
    il signor Campanella». 
     
    Era nel computer dell’ architetto Rocco Aluzzo il file,
    assieme ad altri che adesso sono all’ esame di un perito informatico. 
     
    Stabilisce ancora il documento: «Allegato A. Condizioni pattuite dalla società
    acquirente con i signori Borsellino, Mandalà, Notaro e Campanella». 
     
    Al punto
    tre si legge: «Impegno assunto dalla società acquirente ad affidare buona parte
    degli appalti dei lavori a ditte indicate dai suddetti signori». E ancora:
    «Impegno assunto dalla società ad assumere, in misura pari ad almeno il 20 per
    cento del proprio organico, personale indicato dai suddetti soggetti». 
     
    Punto
    cinque: «Impegno assunto dalla società acquirente a cedere in affitto almeno il
    30 per cento dei locali o dei rami d’ azienda della galleria di negozi che si
    andrà a realizzare, a ditte indicate dai soggetti di cui sopra». E non si
    capisce a che titolo Nicola Mandalà, il boss che custodiva la latitanza di
    Provenzano, fosse parte dell’ accordo. La data del documento è quella del 26
    febbraio 2001. 
     
    Il documento è stato depositato ieri mattina dal pm Nino Di
    Matteo. E al processo Miceli, la
    Procura ha chiamato a deporre l’ avvocato Giovan Battista
    Bruno: un tempo, era uno degli amici più fidati del presidente Cuffaro. Oggi,
    lo mette nei guai, confermando le accuse di un altro amico del governatore,
    Francesco Campanella, oggi uno dei principali pentiti della Procura di Palermo. 
     
    Dice Bruno: «Incontrai Cuffaro in un ristorante, a Roma, il sabato prima di
    Pasqua, nel 2003. Parlava male di Campanella. Mi disse, a proposito del
    progetto di realizzazione di un centro commerciale a Villabate: “Se uno
    vuole le cose si deve presentare. Ed invece da una parte mi hanno offerto 5
    miliardi, da quest’ altra manco sono venuti». 
     
    Successivamente, Bruno incontrò
    Campanella: «Definì Cuffaro un traditore – ricorda l’ avvocato Bruno – mi disse
    che secondo lui Totò aveva fatto finta di portare avanti il progetto di
    Villabate, invece in realtà voleva solo quello di Brancaccio». Secondo la Procura, dietro il centro
    di Brancaccio, c’ erano i boss. Bruno offre altri inediti: «Campanella mi disse
    che Cuffaro l’ aveva avvertito di indagini su di lui, per questo sarebbe stato
    meglio allentare i rapporti».
     
     
     

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/04/14/villabate-ecco-il-contratto-con-la-mafia.html

    Archiviata la causa per diffamazione, “è la verità”
    Cuffaro perde contro “La Mafia è bianca”
    Salvatore Cuffaro perde il secondo round contro “La Mafia è bianca”. Il Tribunale di Bergamo, infatti, per la seconda volta dà ragione a Michele Santoro e ai due giornalisti Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini, autori del film-documentario campione d´incassi con oltre 80 mila copie vendute. I giornalisti erano stati querelati per diffamazione dal Presidente della Regione Sicilia. L´inchiesta – secondo i giudici – è “una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia”. Il tribunale di Bergamo, sezione del giudice per le indagini preliminari ha disposto l´archiviazione del procedimento in quanto gli elementi acquisiti non sono sufficienti per sostenere l´accusa in giudizio. Dopo aver chiesto il sequestro del libro dvd – richiesta già respinta nel merito dal tribunale civile di Bergamo nel gennaio 2006 – Cuffaro aveva predisposto una causa penale, sempre per diffamazione a mezzo stampa, nei confronti dei due autori e di Michele Santoro, autore della prefazione al volume. Nel merito, “l´esame degli scritti e la visione del dvd rivelano, ad avviso del Gip, lo svolgimento di una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia che, attraverso la trascrizione di brani di dichiarazioni rese alla autorità giudiziaria da parte di soggetti, in genere medici, già condannati o imputati in procedimenti penali per fatti di criminalità mafiosa non violenta, integrate da ulteriori informazioni, fornite dagli autori della pubblicazione, mostra le gravi inefficienze delle strutture pubbliche e la correlativa efficienza della nutritissima schiera di strutture sanitarie private, accreditate dalla Regione siciliana in misura di gran lunga eccedente quella delle altre regioni. In tale contesto emergono rapporti di personale conoscenza o di occasionale frequentazione tra il Presidente della regione, anch´egli medico, radiologo, e taluni di quei soggetti dichiaranti, che gli autori dell´indagine sottolineano al fine di evidenziare gli intrecci di interessi economici e politici”.
     
     

    http://isolapulita.forumfree.net/

    Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine

    http://isoladellefemminepulita.blogspot.com/2011/09/isola-delle-femmine-comune-accesso-agli.html

    Villabate, ecco il contratto con la mafia

     
     
    Dentro il computer di un architetto che si occupò del centro
    commerciale di Villabate, i carabinieri hanno ritrovato un documento
    eccezionale. è un vero e proprio contratto stipulato dagli imprenditori con il
    capomafia di Villabate. 
     
    «La definizione degli accordi è avvenuta con il signor
    Nicola Mandalà – è scritto nel documento – che nel periodo finale ha sostituito
    il signor Campanella». 
     
    Era nel computer dell’ architetto Rocco Aluzzo il file,
    assieme ad altri che adesso sono all’ esame di un perito informatico. 
     
    Stabilisce ancora il documento: «Allegato A. Condizioni pattuite dalla società
    acquirente con i signori Borsellino, Mandalà, Notaro e Campanella». 
     
    Al punto
    tre si legge: «Impegno assunto dalla società acquirente ad affidare buona parte
    degli appalti dei lavori a ditte indicate dai suddetti signori». E ancora:
    «Impegno assunto dalla società ad assumere, in misura pari ad almeno il 20 per
    cento del proprio organico, personale indicato dai suddetti soggetti». 
     
    Punto
    cinque: «Impegno assunto dalla società acquirente a cedere in affitto almeno il
    30 per cento dei locali o dei rami d’ azienda della galleria di negozi che si
    andrà a realizzare, a ditte indicate dai soggetti di cui sopra». E non si
    capisce a che titolo Nicola Mandalà, il boss che custodiva la latitanza di
    Provenzano, fosse parte dell’ accordo. La data del documento è quella del 26
    febbraio 2001. 
     
    Il documento è stato depositato ieri mattina dal pm Nino Di
    Matteo. E al processo Miceli, la
    Procura ha chiamato a deporre l’ avvocato Giovan Battista
    Bruno: un tempo, era uno degli amici più fidati del presidente Cuffaro. Oggi,
    lo mette nei guai, confermando le accuse di un altro amico del governatore,
    Francesco Campanella, oggi uno dei principali pentiti della Procura di Palermo. 
     
    Dice Bruno: «Incontrai Cuffaro in un ristorante, a Roma, il sabato prima di
    Pasqua, nel 2003. Parlava male di Campanella. Mi disse, a proposito del
    progetto di realizzazione di un centro commerciale a Villabate: “Se uno
    vuole le cose si deve presentare. Ed invece da una parte mi hanno offerto 5
    miliardi, da quest’ altra manco sono venuti». 
     
    Successivamente, Bruno incontrò
    Campanella: «Definì Cuffaro un traditore – ricorda l’ avvocato Bruno – mi disse
    che secondo lui Totò aveva fatto finta di portare avanti il progetto di
    Villabate, invece in realtà voleva solo quello di Brancaccio». Secondo la Procura, dietro il centro
    di Brancaccio, c’ erano i boss. Bruno offre altri inediti: «Campanella mi disse
    che Cuffaro l’ aveva avvertito di indagini su di lui, per questo sarebbe stato
    meglio allentare i rapporti».
     
     
     

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/04/14/villabate-ecco-il-contratto-con-la-mafia.html

    Archiviata la causa per diffamazione, “è la verità”
    Cuffaro perde contro “La Mafia è bianca”
    Salvatore Cuffaro perde il secondo round contro “La Mafia è bianca”. Il Tribunale di Bergamo, infatti, per la seconda volta dà ragione a Michele Santoro e ai due giornalisti Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini, autori del film-documentario campione d´incassi con oltre 80 mila copie vendute. I giornalisti erano stati querelati per diffamazione dal Presidente della Regione Sicilia. L´inchiesta – secondo i giudici – è “una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia”. Il tribunale di Bergamo, sezione del giudice per le indagini preliminari ha disposto l´archiviazione del procedimento in quanto gli elementi acquisiti non sono sufficienti per sostenere l´accusa in giudizio. Dopo aver chiesto il sequestro del libro dvd – richiesta già respinta nel merito dal tribunale civile di Bergamo nel gennaio 2006 – Cuffaro aveva predisposto una causa penale, sempre per diffamazione a mezzo stampa, nei confronti dei due autori e di Michele Santoro, autore della prefazione al volume. Nel merito, “l´esame degli scritti e la visione del dvd rivelano, ad avviso del Gip, lo svolgimento di una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia che, attraverso la trascrizione di brani di dichiarazioni rese alla autorità giudiziaria da parte di soggetti, in genere medici, già condannati o imputati in procedimenti penali per fatti di criminalità mafiosa non violenta, integrate da ulteriori informazioni, fornite dagli autori della pubblicazione, mostra le gravi inefficienze delle strutture pubbliche e la correlativa efficienza della nutritissima schiera di strutture sanitarie private, accreditate dalla Regione siciliana in misura di gran lunga eccedente quella delle altre regioni. In tale contesto emergono rapporti di personale conoscenza o di occasionale frequentazione tra il Presidente della regione, anch´egli medico, radiologo, e taluni di quei soggetti dichiaranti, che gli autori dell´indagine sottolineano al fine di evidenziare gli intrecci di interessi economici e politici”.
     
     
    http://isolapulita.forumfree.net/
    Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine
     

INTERESSE PRIVATO IN ATTO PUBBLICO? nooooooooooooooooooo!!!!

 

 INTERESSE PRIVATO IN ATTO PUBBLICO?  nooooooo!!!!

…… .condivise sul punto le osservazioni dell’opponente sia in ordine alla ILLEGITTIMITA’ della PARTECIPAZIONE del 
 
SINDACO alla C.E.C. sia alla mancata astensione da parte 
della stessa dal prendere parte alla DISCUSSIONE sino alla VOTAZIONE di delibere riguardanti gli INTERESSI propri nonchè di PARENTI o di affini fino al 4° grado…….
 
 
 
 
……a cui vanno aggiunti altresì i rilievi della  CONSULENZA disposta dal P.M. che ha affermato la ILLEGITTIMITA’ della CONCESSIONE edilizia relativa  all’abitazione del RISO sita all’interno del piano di  lottizzazione “LA PALOMA” ………
 
 
……Dispone che il P.M. formuli, entro dieci giorni,  l’IMPUTAZIONE dei confronti di RISO NAPOLEONEPORTOBELLO GASPARE in ordine ai REATI di cui agli  art 323 e 328 c.p……..
 
 
 
 
 
CONSIGLIO COMUNALE 10 MARZO 2008
 
 
 
licenza edilizia rilasciata
6 giugno 2006
 

….vi faccio pagare i danni morali……vi arriverà la parcella dell’avvocato perchè i soldi dei miei figli non si toccano…. vi dovete dimettere perchè la mozione di sfiducia nei miei confronti è stat respinta dal TAR ed avete procurato un danno al Comune… avete speculato con il PRG e ve la vedete con la Procura …. avete girato con le carte del PRG ed ora i cittadini vengono a ringraziarvi…. Urlando forte e chiaro CONTRO.. :  ” Se mi denunci ti faccio saltare in aria Ti faccio vedere chi sono io” La coerenza politica non abita nelle loro coscienze, come dimostrano anche diversi atti che hanno approvato a colpi di maggioranza e che il tempo implacabile valuterà……..di valutare se fossero esistiti i presupposti per richiedere un risarcimento danni morali per calunnia e diffamazione sia per me che per il Vice Presidente del Consiglio…….

” salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazioni di norme di legge o regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sè o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità”

 
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
 
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006

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