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Archivio per il tag “ENEA PIETRO”

CRITICHE AL SINDACO PORTOBELLO, ASSOLTO IL BLOGGER PINO CIAMPOLILLO

Un ringraziamento lo esprimo agli amici Avvocati Fabio Falcone e Giuseppe Caltanisetta , grazie al loro impegno e alla loro alta professionalità, mi si è giuridicamente visto riconosciuto il diritto ad esprimere liberamente il mio pensiero critico contro ogni forma di illegalità e di gestione affaristico-clientelare della Cosa Pubblica.

Un ringraziamento particolare lo rivolgo a mio figlio Marco e mia moglie Angela (dipendente del Comune di Isola), con grande senso di responsabilità e di amore, ha dovuto subire nel tempo ed in silenzio, una serie interminabile di umiliazioni e di violenza psicologica (esercitata dai “dimissionati” amministratori) che hanno messo a dura prova la granitica forza della nostra famiglia. Grazie Amore








“ … Noi crediamo nella virtù rivoluzionaria della
cultura che dona all’uomo il suo vero potere ”.

 

 

 

 

 

 

 

 

DECRETO SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE ISOLA DELLE FEMMINE

CRITICHE AL SINDACO PORTOBELLO, ASSOLTO IL BLOGGER PINO CIAMPOLILLO
BRUNO, CIAMPOLILLO, DIFFAMAZIONE, ENEA VINCENZO, LA CUPOLA
DELLA POLITIKA A ISOLA DELLE FEMMINE, MAFIA, MATASSA, PALazzotto, POMIERO,
PORTOBELLO, SEMNTENZA 648 2014, VOTO DI SCAMBIO,

CRITICHE AL SINDACO PORTOBELLO, ASSOLTO IL BLOGGER PINO CIAMPOLILLO

ISOLA DELLE FEMMINE Mafia: Crocetta, entro giugno firma per Giardino della memoria

Strage di Capaci, Tina Montinaro: «Basta antimafia da parata»

Tina Montinaro dice basta all’«antimafia da parata» dei politici. «Che dicano chiaramente Non ce ne frega un accidente della memoria di quel giorno, di rendere onore al sacrificio di cinque persone morte mentre servivano lo Stato”»

Tina Montinaro

Tina Montinaro
Tina Montinarola vedova di Antonio Montinaro, il caposcorta di Falcone ucciso nella strage di Capaci e presidente dell’associazione Quarto Savona Quindici, in una nota bacchetta le istituzioni e la classe politica regionali: «Anche quest’anno le istituzioni regionali e la classe politica siciliana si sono contraddistinte per il manifesto disinteresse verso la memoria diAntonio MontinaroVito Schifani e Rocco Di Cillo, i tre poliziotti morti il 23 maggio del 1992 sull’autostrada A29, insieme al giudice Giovanni Falcone e a sua moglie Francesca Morvillo. Ci auguriamo – scrive Tina Montinaro – che, per conservare un briciolo di coerenza e onestà intellettuale, non sfoggino la solita retorica del ricordo, buona solo a far passerella sul palcoscenico dell’antimafia parolaia». La vedova Montinaro sottolinea come sia dal 2012 che «si attende che partano i lavori per la realizzazione del Parco della memoria Quarto Savona 15, quello spazio che doveva nascere sul tratto della A29 che collega Capaci a Palermo dove è avvenuto l’attentato e in cui avrebbe potuto trovare una degna collocazione il relitto dell’auto su cui viaggiavano mio marito Antonio, Vito e Rocco. Avevamo avuto l’assicurazione dall’allora governatore Raffaele Lombardo che ci sarebbero stati i finanziamenti, ma oggi non si trova nè la delibera promessa nè i finanziamenti, ai quali avrebbe partecipato anche l’Anas». Le risposte mancate, non riguardano soltanto il precedente governatore della Sicilia. Tina Montinaro spiega di aver chiesto «più volte all’attuale presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, di incontrarmi per fare chiarezza ma è stato tutto inutile, come vane sono state le rassicurazioni di molti politici, pronti, solo a parole, a farsi promotori dell’avvio dei lavori». 
La vedova del caposcorta di Giovanni Falcone, se questi sono i risultati dell’interesse della politica a perseguire un percorso della memoria, chiede ai politici di dire chiaramente «”Non ce ne frega un accidente della memoria di quel giorno, di rendere onore al sacrificio di cinque persone morte mentre servivano lo Stato”. Sarebbe quanto meno un atto di coraggio».

http://100passijournal.info/strage-di-capaci-tina-montinaro-basta-antimafia-da-parata/



Mafia: Crocetta, entro giugno firma per Giardino della memoria









Palermo, 21 mag. – (Adnkronos) – “I lavori di riqualificazione del Giardino della memoria ‘Quarto Savona Quindici’ sono stati già definiti il 5 marzo scorso con il direttore compartimentale dell’Anas e con il commissario straordinario di Isola delle Femmine, Matilde Mulé”. Così il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, risponde a distanza a Tina Montinaro, presidente dell’associazione Quarto Savona Quindici e moglie di Antonio Montinaro, caposcorta del giudice Giovanni Falcone, ucciso nella strage di via D’Amelio. Oggi la vedova dell’agente di scorta aveva denunciato il mancato avvio dei lavori del Parco della Memoria ‘Quarto Savona 15′, che sarebbe dovuto nascere sul tratto della A29 tra Capaci a Palermo, teatro dell’eccidio. I lavori sarebbero dovuti iniziare nel 2012, denuncia Montinaro. Adesso dal governatore Crocetta arriva la rassicurazione. La Regione, infatti, ha recuperato lo stanziamento dell’importo necessario, pianificato con il direttore Tonti dell’Anas “le modalità di realizzazione e la sinergia da attuare”. I primi di giugno la convenzione sarà sottoscritta dallo stesso presidente della Regione, dal Comune di Isola delle Femmine, dal prefetto di Palermo e dal direttore regionale dell’Anas. L’intervento per la realizzazione del nuovo parco urbano “Quarto Savona Quindici” ovrà essere concluso entro 90 giorni dall’affidamento dei lavori. “E’ di tutta evidenza – conclude Crocetta – che l’impegno e l’azione dell’amministrazione regionale e di questo governo, restituire non soltanto il doveroso decoro ad un luogo simbolo per tutta la Sicilia e l’Italia, ma anche conservare e rinnovare ogni giorno la memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e tutti gli uomini uccisi barbaramente dalla mafia, dando anche il giusto riconoscimento alle famiglie per il loro doloroso sacrificio”.
(21 maggio 2014 ore 17.16)
http://palermo.repubblica.it/dettaglio-news/-/4502818 




IL 24 MAGGIO 2013 SUCCEDEVA………..

capaci-auto-commemor

La delusione della vedova Montinaro: “Solo al Nord vogliono l’auto della strage”

La blindata sarà esposta in quaranta comuni tra Emilia Romagna e Veneto

di Romina Marceca – 24 maggio 2013


Sono gli indignati delle commemorazioni. Stanchi delle parate ufficiali, delle «frasi di circostanza e delle «lacrime a orologeria». Dal magistrato alla vedova dell’agente di scorta e fino ai poliziotti che, dopo le cerimonie, si ritrovano a combattere contro i tagli previsti dallo Stato.

Tina Martinez, vedova di Antonio Montinaro, il caposcorta del giudice Falcone, per la prima volta non ha partecipato a Palermo alle commemorazioni della strage di Capaci. Prima di salire sull’aereo per Verona si è sfogata: «È una vergogna. Sarò in giro tra 40 comuni del Veneto e dell’Emilia per esporre la macchina blindata recuperata dal luogo della strage e che a Palermo nessuno vuole. Da due anni lotto per ottenere un giardino della memoria a Isola delle Femmine, mi è stato risposto che in quel Comune ci sono state infiltrazioni mafiose». Replica il commissario straordinario Vincenzo Covato: «La pratica non è chiusa ed è all’esame della commissione straordinaria».



«Nessuno in Sicilia mi ha invitata alle commemorazioni e invece al nord hanno finanziato il viaggio dell’auto per commemorare i nostri morti», aggiunge Tina Martinez, fondatrice dell’associazione «QuartoSavonaQuindici », dalla sigla della squadra che proteggeva Falcone. «Dopo 21 anni — dice — non abbiamo un’unica verità e restano solo la retorica e le parate ufficiali. I giovani sono la mia ultima speranza, per questo vado nelle scuole».



Anche il giudice Piergiorgio Morosini non ha partecipato alle commemorazioni. Ieri era nel suo ufficio del Tribunale tra le carte del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia. «Su Capaci ci sono ancora pezzi mancanti e la verità giudiziaria venuta a galla finora è una verità parziale. Questo non è rassicurante in uno Stato democratico. Penso che trascorrere anche queste giornate di ricordo al proprio lavoro è il modo migliore per onorare la memoria dei nostri caduti. Sarebbe bene mettere da parte i gossip sui processi e dedicarsi invece agli eventi di cui i processi si occupano».



Antonio Ingroia, invece, ha scritto su Facebook: «Ricordo Giovanni Falcone sempre, perché è stato uno dei miei maestri. Provo amarezza perché nell’anniversario lo piangono tutti ma poi i suoi insegnamenti e i suoi moniti a vigilare sulle collusioni tra affari, politica e criminalità organizzata vengono sistematicamente dimenticati».



Ieri alla caserma Lungaro, per la deposizione della corona di fiori, erano pochi i parenti dei tre agenti di scorta uccisi nel 1992. Tra questi c’era Alba Terrasi, convivente di Rocco Dicillo: «Si ricorda e si prova rabbia per quella verità che non arriva». Indignati anche i sindacalisti della polizia. «Ai vivi chi ci pensa? — si chiede Mimmo Milazzo, segretario generale Consap — Lo Stato sta decidendo di alzare l’età pensionabile e mancano i mezzi». «L’ultimo taglio — aggiunge Giovanni Assenzio, segretario generale Siulp — è di duemila ore di straordinario. Il reparto scorte ha metà delle blindate ferme e da dicembre non viene pagato lo straordinario “Emergenza Africa” ai poliziotti del reparto mobile».




La Repubblica

TINA
MONTINARO LA MAFIA A ISOLA è SEMPRE ESISTITA

 

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/tina-montinaro-la-mafia-isola-e-sempre.html

 

20 ° anniversario della strage di Capaci.

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/20-anniversario-della-strage-di-capaci.html

 

Noi
e la paura, lettera a Giovanni Falcone

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/05/noi-e-la-paura-lettera-giovanni-falcone.html

 

“S”
maggio 2012 L’ISPEZIONE
A ISOLA DELLE FEMMINE ecco LE CARTE DELLO SCONTRO

Il PROFESSORE. “ la notizia mi è arrivata come un fulmine a ciel sereno “






CERTO E’ COMPRENSIBILE Si fa fatica a “leggere” i fatti ciò che ci circonda quello che avviene, si fa fatica ad osservare ed interpretare la realtà, quando in genere si è occupati a fare altro……….



SUCCEDE che l’omicidio avvenuto ad Isola delle Femmine di Pietro Enea nel lontano 1982 ad oggi non abbia trovato il colpevole di quest’efferato omicidio
SUCCEDE ad Isola delle Femmine, un’area di 1.800 metri quadri (vedasi Conferenza di servizi conclusa il 29/10/2001) destinato alla rimessa e deposito del Cantiere del Raddoppio ferroviario S.I.S. sia CONCESSA da parte dell’Ufficio Tecnico Comunale d’Isola un’area di dieci volte superiore con la costruzione di un’industria di Calcestruzzi
SUCCEDE ad Isola delle Femmine, nell’ottobre del 2006, in Piazza Umberto arresto del boss latitante Salvatore Alfano importante esponente della famiglia mafiosa Della Noce
SUCCEDE che due imprenditori scompaiano da Isola delle Femmine e non ne sappia più nulla.
SUCCEDE  che ad Isola delle Femmine in vari blitz dei Carabinieri e della Guardia di Finanza siano sequestrati beni appartenenti a famiglie mafiose
SUCCEDE  che il territorio d’Isola delle Femmine veda la presenza di mafiosi arrestati nell’operazione ADDIO PIZZO 5
SUCCEDE  che le elezioni amministrative del 2009 per Sua stessa ammissione siano inquinate per intervento della mafia.   Lei si era accorto di ciò, vedasi delibera 52 dell’anno 2009.
SUCCEDE  che Isola delle Femmine ad oggi 2012 non si sia dotato di un moderno Piano Regolatore Generale (è in vigore quello del 1977)
SUCCEDE  un’area destinata alla costruzione di una pubblica VIA sia destinata alla costruzione di un “Parco Urbano”. Quella stessa area costruita su materiale di risulta proveniente dal cantiere del raddoppio ferroviario di quella stessa azienda che: «… i vertici della S.I.S. erano coscienti della forza di Impastato… Dalle carte dell’inchiesta… salta fuori che tanti politici, di schieramento diverso, hanno bussato alla porta della S.I.S. per piazzare operai e imprese nei cantieri» «… dal presidente dell’Ars, Francesco Cascio del Pdl, agli onorevoli Francesco Mineo (Grande Sud) e Riccardo Savona dell’Udc… dall’ex assessore del comune di Palermo Patrizio Lodato (Italia Domani) al sindaco di Isola delle Femmine, Gaspare Portobello (lista civica). (pag 6 Vicenza Più 24 giugno 2011 )
SUCCEDE  che sull’attività svolta in questi ultimi anni dall’Ufficio Tecnico Comunale d’Isola delle Femmine si siano concentrate tutta un serie di denunce e disfunzioni giuridiche e burocratiche.
SUCCEDE  che a ridosso della Italcementi (azienda insalubre per la salute umana e per l’ambiente) siano state permesse costruzioni di civili abitazioni, scuole, pronto soccorso e attività sportive.  
SUCCEDE  che l’intero territorio d’Isola delle Femmine sia in pratica massacrato dalla continua cementificazione
SUCCEDE  che l’intero territorio d’Isola delle Femmine per una buona metà della Sua Sindacatura sia stato letteralmente ricoperto di MUNNEZZA
SUCCEDE   Isola delle Femmine non sia mai caduta cosi in basso!
SUCCEDE  per salvaguardare la democrazia la partecipazione, la legalità e la trasparenza nella gestione della Cosa Pubblica debba intervenire una Commissione Governativa
SUCCEDE che la GIOIA l’ALLEGRIA la SOCIALITA’ non abbiano più diritto di cittadinanza ad Isola delle Femmine
Il PROFESSORE l’abbiamo lasciato nella Sua “ per me la notizia è come un FULMINE a ciel sereno…”


Il PROFESSORE ricorda molto la canzone di Guccini “….. alla stazione di Bologna la notizia arrivò in u baleno un…………”

SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE!
Lei  ” come un fulmine a ciel sereno ” Ci chiediamo se effettivamente si rende conto di ciò che proferisce.
TINA MONTINARO,  che la realtà riesce a leggerla molto bene se non altro per i suoi trascorsi e per le sue sofferenze,  informa il PROFESSORE che “ La mafia a Isola delle Femmine è sempre esistita, diciamo la verità, non è del tutto INEDITO ma le infiltrazioni mafiose sul territorio di Isola delle Femmine ci stanno da sempre, diciamo la verità, ci stanno da SEMPRE se no  insomma manco le stragi facevano NO! Dico  questo,  insomma QUI nessuno è CRETINO”
Un suggerimento per il Consigliere di MAGGIORANZA dichiaratosi egli stesso presidio della legalita’ a Isola delle Femmine
RIFLETTA BENE sulle parole della Tina. Le saranno di conforto e di sostegno per   DIMETTERSI IMMEDIATAMENTE come aveva promesso “….. NEL MOMENTO IN CUI MI RENDESSI CONTO CHE…”
n.b. Suggerisca al PROFESSORE di seguirla IMMEDIATAMENTE
Questo naturalmente in sintonia per quanto avete sempre AFFERMATO: 
“Noi amiamo Isola delle Femmine”

A “Brontolo” le stragi di mafia e il ricordo del giudice Falcone

 IL 26 MAGGIO 2012 SUCCEDEVA:

Bertolt Brecht  : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”
Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
Pino Ciampolillo
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti  è puramente casuale !!!!!!!!!!!!
“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in  superficie “

Fonte http://www.livesicilia.it
Autore Riccardo Lo Verso

 

ISOLA DELLE FEMMINE Mafia: Crocetta, entro giugno firma per Giardino della memoria

audizione bertolino inizia al 48° minuto  



http://www.youtube.com/watch?v=LJIrGycMPIQ&list=UUoUIsnqIdQk7en_lo26gCJQ 

IV COMMISSIONE ‘AMBIENTE E TERRITORIO’ SED. N. 120 DEL 07 MAGGIO 2014


Seduta n. 120 del 7.05.14 XVI Legislatura




2. Audizione relativa all’inquinamento prodotto dall’attività della distilleria Bertolino S.p.A. nel comune di Partinico (PA).




Presidente: Trizzino Giampiero (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Malafarina Antonio (IL MEGAFONO LISTA CROCETTA).
• Ferrandelli Fabrizio (PD).
• Assenza Giorgio (FORZA ITALIA).
• Bandiera Edgardo (FORZA ITALIA).
• Cirone Maria in Di Marco (PD).
• Fazio Girolamo (MISTO).
• Foti Angela (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Palmeri Valentina (MOVIMENTO 5 STELLE).
• Sudano Valeria (ARTICOLO QUATTRO).
• Turano Girolamo (UDC Unione Di Centro).

Dott. BERINGHELI Rino, dirigente dipartimento regionale infrastrutture,
• mobilità e trasporti
• Dott. INGROIA Antonino, commissario straordinario della Provincia regionale
• di Trapani
• Dott. GIANVITO Mauro, assessore del comune di Erice (TP)
• Sig. PALERMO Franco, presidente Funierice Service
• Dott.ssa LIBRIZZI Gandolfo, capo di gabinetto vicario dell’assessore
• regionale per il territorio e l’ambiente
• Dott. LICATA di BAUCINA Francesco, dirigente generale ARPA Sicilia
• Dott. LIBRICI Luigi, dirigente ARPA Sicilia
• Sig. RICUPATI Gianluca, gruppo consiliare ‘Cambiamo Partinico’
• Ing. LO IACONO Francesco, gruppo consiliare ‘Gruppo Misto’
• Avv. TAFARELLA Francesco, Legambiente Partinico
• Arch. GRIMAUDO Giacomo, osservatorio G. La Franca
• Dott. DI MICELI Gioacchino
• Sig. LO BIUNDO Emanuele (ASSENTE)



http://www.ars.sicilia.it/icaro/default.jsp?icaAction=showDoc&id=2




Distilleria Bertolino: autorizzazione scaduta da due anni, chiesta la chiusura

La IV commissione Territorio ed Ambiente, presieduta dal Grillino Giampiero Trizzino, ha ascoltato i rappresentanti dell’Arpa, quelli dell’Arta che sono gli organi preposti al rilascio delle autorizzazioni, in presenza di diversi deputati regionali. Nessuno ha più potuto nascondere il fatto che l’autorizzazione della Distilleria Bertolino, per l’emissione in atmosfera dei fumi è scaduta dal 2012 e da due anni l’impianto lavora senza autorizzazione. Tra l’altro il dottor Librici in rappresentanza dell’Arpa, Agenzia regionale per l’Ambiente, si è accorto dopo anni di analisi, che la distilleria scarica in atmosfera unità odorimetriche in una quantità esageratamente superiore ai limiti di legge e che il fastidio avvertito dalla popolazione è giustificato da questa emissione irregolare.



Siamo nel 2012, sono i giorni in cui nasce quella che poi sarebbe diventata la lista “Patto per Monselice”. In questa intercettazione Mamprin afferma che l’allora presidente della Provincia Barbara Degani lo aveva indicato quale futuro candidato sindaco di Monselice, dandogli il mandato di curare le alleanze con Udc e Lega e di costituire “assolutamente” un’associazione che “partendo come associazione culturale poi può diventare un partito, una lista civica”. È in questa telefonata che emerge chiara anche la valutazione tutto sommato negativa che Degani e Mamprin hanno del sindaco Lunghi, considerato un bravo medico ma uno che politicamente non vale nulla
Alvise Zillo chiama il vicesindaco Mamprin per precisare che un tale Riccardo va dicendo che il vicesindaco di Monselice gli ha confidato che Italcementi chiude Monselice e compra Este e, ancora una volta, Mamprin con tono apparentemente sorpreso, garantisce di non conoscere alcun Riccardo, salvo poi contattare un “Riccardo” per chiarire eventuali malintesi.

In  una telefonata Mamprin e Lunghi criticano l’affermazione di un lavoratore della cementeria che aveva osato ammettere: “Miazzi avrebbe ragione, perché è vero che inquiniamo” e Mamprin, redarguendolo, commenta: “ma cos’è che buttate fuori, merda? …allora! …per andare avanti e per vivere bisogna pagare anche degli scotti!”



Il vicesindaco Mamprin telefona al sindaco Lunghi per segnalargli un intervento di Francesco Miazzi pubblicato dal “mattino di Padova“: “E’ una testa di c…”, sottolineano i due. “Con tutta la crisi che c’è va a occuparsi di queste cose”
Ecco la telefonata tra l’ingegner Francesco Corsato della cementeria Zillo e il vicesindaco Gianni Mamprin in preparazione del consiglio comunale del 2 agosto 2012, per garantire la bocciatura della mozione sul divieto di utilizzare rifiuti nel processo di produzione del cemento. Mamprin aveva chiesto alla Cementeria di Monselice una relazione che il sindaco avrebbe letto durante quel consiglio comunale. E all’ingegner Corsato, procuratore speciale della Cementizillo (che nel frattempo aveva comprato la Cementeria dei Monselice), che gli chiede cosa scrivere nella relazione, Mamprin risponde con sicurezza che la relazione da presentare ai consiglieri deve essere semplice e non troppo dettagliata, e che non doveva assolutamente toccare gli argomenti né della diossina né dei combustibili da rifiuti di cui semmai si sarebbe parlato “fra tre o quattro anni”: cioè nel 2015-2016.


Revamping, ecco le carte segrete: «Italcementi aveva già deciso la chiusura»

Il comitato “E Noi” pubblica le indagini dei carabinieri: c’erano trattative con Zillo per comprare Este e spegnere Monselice. Tutte le intercettazioni


di Francesca Segato 
MONSELICE. Dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Padova sul revamping Italcementi spuntano fuori le intercettazioni telefoniche. Il comitato “E Noi?” rende infatti pubbliche le registrazioni delle telefonate ascoltate, nell’estate del 2012, dai carabinieri del Noe, nell’ambito dell’indagine sulle presunte forzature per assicurare il via libera al progetto Italcementi: il pm ha chiesto l’archiviazione non ravvisando alcun reato, richiesta contro la quale è stata presentata opposizione: deciderà il 10 giugno il giudice in udienza. In quella fase l’iter per le autorizzazioni al revamping era ormai concluso. Nelle telefonate, però, si parla molto della Cementeria di Monselice, che in quel periodo aveva presentato la richiesta per utilizzare i rifiuti nel processo produttivo. Tra gli intercettati il sindaco uscente Francesco Lunghi e il vicesindaco Gianni Mamprin.
«Ho avuto l’autorizzazione di accedere agli atti relativi alle indagini svolte dai carabinieri» spiega Silvia Mazzetto, presidente del comitato “E Noi?”. «Ho ritenuto opportuno divulgare queste informazioni perché da questi atti emerge uno scenario a mio parere sconvolgente di quella che è stata la ragnatela di affari che ha governato Monselice in questi ultimi anni. Penso sia giusto che i cittadini conoscano in che modo sono state manipolate le informazioni che riguardavano le cementerie, nel deliberato scopo di tenere aperto lo scontro sociale e dare addosso agli oppositori».
È pesante quello che afferma, perché parla di manipolazioni?

«Dall’ascolto delle telefonate si capisce come i nostri amministratori fossero a conoscenza di scenari che hanno tenuto nascosti alla cittadinanza. Il 27 luglio 2012 (telefonata 3686, 3694) Alvise Zillo (Cementizillo) telefona a Mamprin, preoccupato per alcune voci uscite dal Comune sul progetto segreto di Italcementi di chiudere lo stabilimento di Monselice per acquisire la cementeria Zillo di Este, paventando la possibilità che la fuga di notizie possa irritare la multinazionale che avrebbe potuto così abbandonare le trattative. Zillo si raccomanda di“smorzare la situazione”. Mamprin cerca di rassicurarlo garantendogli insistentemente di non aver parlato con alcuno. Ma, dopo solo tre minuti, telefona a Fabrizio Ghedin (addetto stampa del Comune e promotore con Mamprin del Patto per Monselice) riferendogli delle preoccupazioni di Zillo per verificare se avesse parlato di quel fatto con qualcuno, visto che del progetto ne erano a conoscenza solo “io (Mamprin) tu e il sindaco”. (3692, 3696). Alvise Zillo richiama Mamprin per precisare che un tale Riccardo va dicendo che il vicesindaco di Monselice gli ha confidato che Italcementi chiude Monselice e compra Este e, ancora una volta, Mamprin con tono apparentemente sorpreso, garantisce di non conoscere alcun Riccardo, salvo poi contattare (3757) un “Riccardo” per chiarire eventuali malintesi. Sembrerebbe dunque che già nel luglio del 2012 Italcementi fosse intenzionata a lasciare Monselice, pur avendo già incassato il primo via libera del Consiglio di Stato che consentiva la realizzazione del revamping. E di questo il sindaco Lunghi e il vicesindaco Mamprin erano perfettamente a conoscenza».



E quali altri fatti sarebbero stati taciuti?
«Risulta evidente la contraddizione tra quanto viene affermato lontano dai microfoni e quanto invece viene dichiarato pubblicamente dal sindaco e dal vicesindaco. In una telefonata Mamprin e Lunghi criticano l’affermazione di un lavoratore della cementeria che aveva osato ammettere: “Miazzi avrebbe ragione, perché è vero che inquiniamo” e Mamprin, redarguendolo, commenta: “ma cos’è che buttate fuori, merda? …allora! …per andare avanti e per vivere bisogna pagare anche degli scotti!” (3654). E anche il sindaco in una telefonata con il consigliere Baratto dichiara a commentando il comportamento “non allineato” del consigliere Basso: “Grande delusione Andrea Basso! Contro gli accertamenti fiscali, contro la finanza, contro… ma questo qui è matto, guarda. Lui per i rifiuti si astiene…Secondo me non c’è con la testa, secondo me non ha capito niente, né di politica né di società, guarda. È un tosetto, questo è come i grillini… come il sindaco di Mira che ha detto che lui fa un piano regolatore dove non fa costruire più niente. Perfetto, quelli che l’hanno votato saranno contentissimi … prima devono comprarsi le case esistenti, niente strade, niente asfalto… deve fare l’ecologia… questi non hanno capito un cazzo. Ma chi non vuole un mondo tutto pieno di fiori, ma la gente deve anche mangiare eh… (…) Ma questo è il paradiso terrestre prima della cacciata, purtroppo il peccato originale c’è stato e ci tocca subire, anche l’inquinamento»(768). Per non parlare delle numerosissime telefonate con la Cementeria di Monselice, dalle quali emerge il fattivo apporto del vicesindaco e indirettamente del sindaco in preparazione del Consiglio comunale del 2 agosto 2012, per garantire la bocciatura della mozione sul divieto di utilizzare rifiuti nel processo di produzione del cemento. Telefonate da cui emerge la sudditanza dei nostri amministratori nei confronti dei cementifici e come siano pronti anche a spianare la strada all’incenerimento di rifiuti».
Perché sostiene questo?

«Mamprin aveva chiesto alla Cementeria di Monselice una relazione che il sindaco avrebbe letto durante quel Consiglio comunale. E all’ingegner Corsato, procuratore speciale della Cementizillo (che nel frattempo aveva comprato la Cementeria dei Monselice), che gli chiedeva cosa scrivere nella relazione, Mamprin rispondeva con sicurezza che la relazione da presentare ai consiglieri doveva essere semplice e non troppo dettagliata, e che non doveva assolutamente toccare gli argomenti né della diossina né dei combustibili da rifiuti di cui semmai si sarebbe parlato “fra tre o quattro anni”: cioè nel 2015-2016” (2097).



Ma questo interessamento in difesa delle cementerie non si può spiegare semplicemente con la difesa dei posti di lavoro?

«Non lo so, visto che in una telefonata con il sindaco Lunghi, Mamprin arriva ad affermare: “Secondo me, se il revamping non va fatto è anche meglio” (272). Abbiamo amministratori che si proponevano come paladini dei lavoratori, ma che in realtà si disinteressavano della chiusura di Italcementi. Uomini di potere che, approfittando della delicata situazione, hanno deliberatamente indirizzato contro comitati e opposizione il risentimento dei lavoratori per trarne un immediato e personale vantaggio, e per contribuire a tenere segrete delle scelte aziendali che, evidentemente, avrebbero potuto essere impopolari».














ITALCEMENTI SOPRALLUOGHI ARPA 2009 NON E’ STATA PRESENTATA ISTANZA A.I.A. VEDI 693 OBBLIGO REVAMPING PAG 4

LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE INQUINA?

La Italcementi di Isola delle Femmine inquina? di isolapulita

Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
DIRIGENTE GENERALE
Dott. Gaetano Gullo
 Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25
ottobre 2013
Regione Sicilia
1° Servizio VIA-VAS
dr. Giorgio D’Angelo
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25
ottobre 2013
Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
Dott.sa  Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25
ottobre 2013
FAX 091 7077963
IV Commissione Ambiente e
Territorio
Assemblea Regionale Siciliana   
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
90129 PALERMO
 FAX 091 7054564
Raccomandata R.R.
Anticipata via fax
Oggetto: Decadenza,
per inosservanza prescrizioni,  decreto
693 18 luglio 2008
Il Sottoscritto Coordinatore del  Comitato Cittadino Isola Pulita con la
presente intende ribadire  quanto
dichiarato nel corso della riunione del Tavolo tecnico tenutosi presso il 1°
Servizio VIA-VAS  di questo Assessorato,
avente ad oggetto “Procedura A.I.A. Impianto IPPC ditta Italcementi S.p.a.”:
.
Considerato che la
procedura di autorizzazione integrata ambientale, in particolare per I
cementifici, ha diverse funzioni, quelle di maggior interesse sono le seguenti:
a) verifica puntuale delle
autorizzazioni ambientali esistenti per ricondurle ad una unica 
autorizzazione tenendo
conto del principio della applicazione della
prevenzione e riduzione  dell’inquinamento, al fine di
raggiungere l’obiettivo di un elevato
 
livello di protezione ambientale e della popolazione.
b) Verifica della applicazione
delle migliori tecnologie disponibili (sulla base di linee guida 
redatte per conto della Commissione
della Unione Europea ed a
  livello
nazionale) atte a 
ridurre gli impatti
ambientali e, tenendo conto delle caratteristiche tecnologiche e la durata 
di vita tecnica dell’impianto, la
previsione di
prescrizioni atte a ricondurre l’impianto, ove necessario, a raggiungere
prestazioni idonee entro tempi certi.
c) La fissazione di limiti emissivi
per le diverse matrici ambientali di interesse (emissioni, 
scarichi, rumore, ecc) che tengano
conto delle
tecnologie disponibili e applicabili al caso in  esame ma anche delle caratteristiche
ambientali della area limitrofa all’impianto. In tal caso possono essere
prescritti
limiti inferiori
a quelli stabiliti dalle norme nazionali applicabili  all’impianto e anche limiti inferiori alle
prestazioni ottenibili dall’applicazione delle
 migliori tecnologie ove le criticità locali
siano tali da renderle necessarie.

d) La individuazione di dettaglio
di un programma di monitoraggio a cura del gestore e di un  programma di controllo da parte degli enti
preposti che riguardi oltre al rispetto dei limiti  emissivi disposti anche le specifiche
modalità gestionali prescritte e il rispetto concreto  delle migliori tecnologie disponibili
individuate per l’impianto
.

Preso atto dell’istanza
presentata, dalla  Italcementi datati
3.11.2006,, contenente un progetto di modifica dell’impianto esistente ed ammodernamento tecnologico dell’impianto.
Preso atto  che in data 31.01.08 nella seduta della
Conferenza dei  Servizi la Italcementi
faceva richiesta di concessione dell’A.I.A. esclusivamente per l’utilizzo del
pet-coke come combustibile nel vecchio impianto, escludendo così  il progetto di modifica dell’impianto che la
Italcementi aveva presentato  il
3.11.2006
Preso atto che il 29
agosto 2008 la G.U.R.S. il decreto 693 del 18 luglio 2008 con cui il
“Dirigente”  del 2° Servizio VIA-VAS Ing
Vincenzo Sansone rilasciava l’autorizzazione Integrata Ambientale  alla Italcementi S.p.a.
Preso atto che il decreto 693 autorizzativo:
articolo 13 recita: “ Questo Assessorato, nella qualità di Autorità
competente per l’AIA, provvederà ad effettuare una visita ispettiva presso
l’impianto  congiuntamente con gli enti
che hanno rilasciato parere in merito ai lavori oggetto, successivamente alla
comunicazione di inizio dell’attività di produzione dell’impianto, al fine di
verifica  la attuazione delle
prescrizioni in fase di realizzazione dei lavori. La società Italcementi S.p.a.
è onerata, i quella sede, a voler consegnare ad ogni ente intervenuto copia di
progetto aggiornato con le previsioni delle suddette prescrizioni….”
articolo 7 recita: “subordinato
al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle
competenti autorità intervenute  in sede
di conferenze dei servizi ed indicate nei pareri sopra riportati, che fanno
parte integrante e sostanziale del presente decreto. In particolare, dalla data
di notifica del presente provvedimento dovranno essere osservate le
prescrizioni relative all’applicazione delle migliori tecniche disponibili,
dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in
conferenza di servizi decisoria qui di seguito riportate:……….”
articolo pag 6 5° capoverso recita “ E’ fatto obbligo all’azienda
di procedere, entro 24 mesi dal rilascio della presente autorizzazione, alla
conversione tecnologica (revamping) dell’impianto con il completo allineamento
alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste per il settore  cemento, al fine di ottenere un sostanziale
miglioramento delle prestazioni ambientali per quanto riguarda l’abbattimento
dei principali inquinanti (polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo).
Nell’ambito dell’intervento di conversione tecnologica l’azienda è in ogni caso tenuta a realizzare
un sistema di abbattimento delle  polveri
che garantisca, per il forno di cottura (attualmente camino E35), un livello
emissivo inferiore a 15 mg/Nm3 (media oraria).……….”
Visto  l’atto d’invito e diffida  a provvedere con istanza in autotutela, inviato
con Raccomandata  R.R. 14344889362-1  del 21-03-2011 al 2° Servizio VIA-VAS  Assessorato TT.AA. Atto a tutt’oggi rimasto
inevaso.
Considerato che alla data della presente sono ampiamente decorsi i termini (24 mesi)
di adeguamento alle prescrizioni imposte alla Italcementi S.p.a., con il
decreto n.693 del 18 luglio 2008 emesso dall’Assessorato Regionale Territorio
Ambiente senza che risulti  realizzato
alcun intervento volto ad uniformarsi alle previsioni della predetta
Autorizzazione Integrata Ambientale.
Considerato che tale condotta comporta una grave responsabilità per Italcementi
S.p.a. che continua ad utilizzare un impianto altamente inquinante e nocivo per
la salute dei Cittadini, ma è foriero di responsabilità anche per
l’Amministrazione regionale per i suoi agenti che rimanendo inerti sono
solidamente responsabili con l’Italcementi S.p.a., per i danni alla salute dei
cittadini;
Considerato che non risulta che l’amministrazione abbia effettuato alcun controllo in
ordine all’adempimento delle prescrizioni imposte nei termini previsti
dall’A.I.A., nonostante che in data 18.1.2011 è stata comunicata
all’amministrazione regionale una situazione di emergenza ambientale relativa a
notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla cementerai e che di
tale emergenza è stata informata l’autorità giudiziaria;
Considerato che ogni ulteriore inerzia da parte dell’amministrazione regionale appare
foriera di gravi responsabilità per la stessa e , specialmente dei suoi agenti
per i gravi pericoli che corre la comunità locale in particolare i cittadini
che risiedono a ridosso del cementificio;
Considerato che la tutela della salute e dell’ambiente costituiscono interessi
pubblici sensibili,con valore primario e prevalente che obbliga
l’amministrazione ad una maggiore sensibilità in ordine alle attività di
controllo nel caso di pericolo;
Tutto quanto sopra premesso e considerato
 Questo Comitato Cittadino Isola Pulita sollecita
gli  Enti in indirizzo, per le competenze
che la legge affida loro, a voler provvedere con urgenza a sospendere e/o
revocare l’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al decreto n 693 del 18
luglio 2008, per il mancato adeguamento alle prescrizioni imposte nel termine
previsto dalla stessa  e/o per gli altri
motivi che l’autorità che legge la presente vorrà verificare a seguito di
adeguato ed idoneo controllo sulla documentazione e sull’impianto oggetto
dell’A.I.A.
Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13
90040 Isola delle Femmine
Per maggiori informazioni si
trovano sui siti del Comitato Cittadino Isola Pulita:

ITALCEMENTI
ISOLA DELLE FEMMINE Interrogazione a 


risposta scritta 4-03034 MANNINO Claudia
21 dicembre 2013, 


seduta n. 143


Camera,
interrogazione a risposta scritta 
  di Claudia MANNINO
(M5S)

il decreto legislativo
30 luglio 1999, n. 300 attribuisce al Ministero della Salute le funzioni
spettanti allo Stato, in materia di tutela della salute umana, di tutela della
salute nei luoghi…
                    
presentato il: 21/12/2013
                    
 
Atto Camera  
   
 Interrogazione
a risposta scritta 4-03034 presentato da MANNINO Claudia testo di Sabato 21
dicembre 2013, seduta n. 143  


 MANNINO.
— Al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:   
il decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300 attribuisce al Ministero della Salute le
funzioni spettanti allo Stato, in materia di tutela della salute umana, di
tutela della salute nei luoghi di lavoro e di igiene e di sicurezza degli
alimenti;   
 lo
stesso decreto legislativo stabilisce che il Ministero della Salute svolge le
funzioni di competenza statale concernenti la tutela della salute umana anche
sotto il profilo ambientale, nonché il monitoraggio della qualità delle
attività sanitarie regionali;   
 a
seguito di sopralluoghi effettuati dalle competenti autorità il 6 dicembre 2005
risultava che la «cementeria di Isola delle Femmine», sita nel comune di Isola
delle Femmine, utilizzasse come combustibile, per i propri impianti di
produzione, il petcoke senza avere ottenuto alcuna autorizzazione;   
 a
seguito di un atto di diffida della regione siciliana, il gestore dell’impianto
ha presentato, in data 3 novembre 2006, un’istanza per ottenere
l’Autorizzazione Integrata Ambientale necessaria a realizzare un progetto di
conversione tecnologica degli impianti produttivi (revamping);   
 nel
corso del procedimento autorizzatorio, il soggetto gestore ha chiesto il
rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, esclusivamente per
l’impianto esistente includendo il coke di petrolio tra i combustibili
utilizzati, impegnandosi a ripresentare una richiesta di autorizzazione per la
realizzazione del progetto di conversione tecnologica dell’impianto, dopo aver
acquisito il necessario giudizio di compatibilità ambientale per la
realizzazione delle opere previste nello stesso progetto;   
 con
decreto del responsabile del servizio n. 693 del 18 luglio 2008, è stata
rilasciata alla società italcementi SpA l’autorizzazione integrata ambientale
per l’impianto esistente «cementerà di Isola delle Femmine», sito nel comune di
Isola delle Femmine, che consente l’impiego del coke di petrolio tra i
combustibili autorizzati;   
 l’articolo
6 del decreto n. 693 del 2008 stabilisce che «il provvedimento definitivo sarà
subordinato alle risultanze della visita di collaudo», in seno alla quale gli
enti preposti al controllo potranno, se ritenuto necessario, modificare le
condizioni e le prescrizioni autorizzative, stabilite dall’articolo 7 dello
stesso decreto n. 693 del 2008;   
 l’articolo
7 del decreto n. 683 del 2008 elenca, dettagliatamente, le condizioni e le
prescrizioni che devono essere rispettate relativamente al recupero dei rifiuti
come materie prime, ai limiti di emissione, alla conversione tecnologica
dell’impianto, all’uso dei combustibili e ai consumi energetici, al trattamento
dei rifiuti prodotti e infine alle attività di monitoraggio, stabilendo che
l’efficacia dell’Autorizzazione Integrata Ambientale «viene subordinata al
rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti
autorità intervenute in sede di conferenza di servizi», e che a far data dalla
notifica del provvedimento «dovranno essere osservate le prescrizioni relative
all’applicazione delle migliori tecniche disponibili, dettate dai
rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in conferenza di servizi
decisoria» riportate dettagliatamente nello stesso decreto;   
 tra
le prescrizioni relative all’impianto, fissate dal Decreto 683/2009,
all’articolo 7, è stato inserito l’obbligo, per il gestore, di procedere –
entro 24 mesi dal rilascio dell’autorizzazione – alla conversione tecnologica
(il cosiddetto revamping) dell’impianto con il completo allineamento delle
migliori tecniche disponibili (M.T.D.) per la produzione del cemento, al fine
di ottenere un sostanziale abbattimento dei principali inquinanti: polveri,
ossidi di azoto e ossidi di zolfo;   
 a
distanza di più di 5 anni dal rilascio dell’autorizzazione integrata
ambientale, la conversione tecnologica dell’impianto, prescritta dall’articolo
7 del decreto n. 683 del 2009, non è stata realizzata;   
 non
risulta che l’amministrazione competente al rilascio dell’AIA abbia effettuato
alcun controllo in ordine all’effettivo adempimento, da parte del soggetto
gestore, alle prescrizioni dettagliatamente elencate nel decreto n. 683 del
2009, nonostante – in data 18 gennaio 2011 – sia stata comunicata
all’amministrazione regionale e all’autorità giudiziaria una situazione di
emergenza ambientale relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo
provenienti dalla cementeria;   
 nel
comune di Isola delle Femmine, in provincia di Palermo, continua, dunque, ad
operare un impianto per la produzione del cemento, che non utilizza le
tecnologie disponibili per conseguire un effettivo abbattimento delle emissioni
inquinanti: polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo;   
 la
mancata ottemperanza alle prescrizioni fissate nel provvedimento di rilascio
dell’Autorizzazione Integrata Ambientale – e in particolare a quella
concernente l’obbligo di adeguamento tecnologico dell’impianto esistente – non
costituisca una grave minaccia per la salute pubblica stante la stessa
collocazione dell’impianto rispetto ai centri abitati circostanti –:
  
 quali
elementi disponga in merito alla situazione e ai fatti esposti;   
 se
intenda assumere iniziative al fine di tutelare la salute delle comunità che
abitano nel territorio interessato dalle emissioni inquinanti connesse al
funzionamento della cementeria di Isola delle Femmine. (4-03034)
 

PIETRO TOLOMEO DIRIGENTE GENERALE DECRETO 155 29 GENN 2009
CONTRATTO ING NATALE ZUCCARELLO NOMINA DIRIGENTE RESPONSABILE 2 VIA VAS A.IA
ITALCEMENTI DECRETO 693 18 LUGLIO 2008

TOLOMEO PIETRO NOMINA SANSONE DIRIGENTE 2
SERVIZIO VIA VAS A PARTIRE DAL 17 DICEMBRE 2008 DOPO  CINQUE MESI DALLA FIRMA COME RESPONSABILE DEL 2° SERVIZIO VIA VAS   DECRETO CONCESSORIO  A.I.A. ALLA ITALCEMENTI DEL
LUGLIO 2008 



A.I.A. ITALCEMENTI 693 2008, ANZA’, GULLO,EMISSIONI, INTERLANDI, RAFFINERIE, SANSONE, TOLOMEO, ZUCCARELLO,MONSELICE,REVAMPING,GAETA,CANNOVA,LO BELLO,CROCETTA,

RAFFINERIE, I PETROLIERI VOGLIONO LA DEROGA SULLE EMISSIONI

 “L’uso del petcoke fa paura: a meno di un chilometro dalle case. La Regione deve revocare l’Aia. Le carte subito in Procura”.

Revamping Italcementi, indagini da due anni su Lunghi e Matteazzi «E buona parte dei fondi proviene da Italcementi»

Distilleria Bertolino: autorizzazione scaduta da due anni, chiesta la chiusura IV COMMISSIONE ‘AMBIENTE E TERRITORIO’ SED. N. 120 DEL 07 MAGGIO 2014

A.I.A. ITALCEMENTI 693   2008, ARPA.ATA, Bertolino, GELA, ISOLA DELLE FEMMINE, PARTINICO, PETCOKE, PRESCRIZIONI, TRIZZINO, REVAMPING

Distilleria Bertolino: autorizzazione scaduta da due anni, chiesta la chiusura IV COMMISSIONE ‘AMBIENTE E TERRITORIO’ SED. N. 120 DEL 07 MAGGIO 2014 e la Italcementi di Isola delle Femmine ?

DOTTOR RISO NAPOLEONE IL CONSIGLIERE DIONISI DENUNCIA L’ARCANO DELLE PALESTRA BODY CENTER DI LUCIDO MARIA STELLA allegato delibera cc n.25

 

INTERESSE PRIVATO IN ATTO PUBBLICO? nooooooo!!!!

…… .condivise sul punto le osservazioni dell’opponente sia in ordine alla ILLEGITTIMITA’ della PARTECIPAZIONE del
 
SINDACO alla C.E.C. sia alla mancata astensione da parte
della stessa dal prendere parte alla DISCUSSIONE sino alla VOTAZIONE di delibere riguardanti gli INTERESSI propri nonchè di PARENTI o di affini fino al 4° grado…….
 
 
 
 
……a cui vanno aggiunti altresì i rilievi della CONSULENZA disposta dal P.M. che ha affermato la ILLEGITTIMITA’ della CONCESSIONE edilizia relativa all’abitazione del RISO sita all’interno del piano di lottizzazione “LA PALOMA” ………
 
 
……Dispone che il P.M. formuli, entro dieci giorni, l’IMPUTAZIONE dei confronti di RISO NAPOLEONE e PORTOBELLO GASPARE in ordine ai REATI di cui agli art 323 e 328 c.p……..
 
 
 
 
 
CONSIGLIO COMUNALE 10 MARZO 2008
 
 
 
licenza edilizia rilasciata
6 giugno 2006
 

….vi faccio pagare i danni morali……vi arriverà la parcella dell’avvocato perchè i soldi dei miei figli non si toccano…. vi dovete dimettere perchè la mozione di sfiducia nei miei confronti è stat respinta dal TAR ed avete procurato un danno al Comune… avete speculato con il PRG e ve la vedete con la Procura …. avete girato con le carte del PRG ed ora i cittadini vengono a ringraziarvi…. Urlando forte e chiaro CONTRO.. : ” Se mi denunci ti faccio saltare in aria Ti faccio vedere chi sono io” La coerenza politica non abita nelle loro coscienze, come dimostrano anche diversi atti che hanno approvato a colpi di maggioranza e che il tempo implacabile valuterà……..di valutare se fossero esistiti i presupposti per richiedere un risarcimento danni morali per calunnia e diffamazione sia per me che per il Vice Presidente del Consiglio…….

” salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazioni di norme di legge o regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sè o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità”

 
 
 
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
 
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006

DOTTOR NAPOLEONE RISO il PROFESSORE rinnova la concessione della palestra alla BODY CENTER LUCIDO MARIA STELLA Delibera c.c. n.25 VEDI ART 42 DL 267 2000

 

INTERESSE PRIVATO IN ATTO PUBBLICO? nooooooo!!!!

…… .condivise sul punto le osservazioni dell’opponente sia in ordine alla ILLEGITTIMITA’ della PARTECIPAZIONE del
 
SINDACO alla C.E.C. sia alla mancata astensione da parte
della stessa dal prendere parte alla DISCUSSIONE sino alla VOTAZIONE di delibere riguardanti gli INTERESSI propri nonchè di PARENTI o di affini fino al 4° grado…….
 
 
 
 
……a cui vanno aggiunti altresì i rilievi della CONSULENZA disposta dal P.M. che ha affermato la ILLEGITTIMITA’ della CONCESSIONE edilizia relativa all’abitazione del RISO sita all’interno del piano di lottizzazione “LA PALOMA” ………
 
 
……Dispone che il P.M. formuli, entro dieci giorni, l’IMPUTAZIONE dei confronti di RISO NAPOLEONE e PORTOBELLO GASPARE in ordine ai REATI di cui agli art 323 e 328 c.p……..
 
 
 
 
 
CONSIGLIO COMUNALE 10 MARZO 2008
 
 
 
licenza edilizia rilasciata
6 giugno 2006
 

….vi faccio pagare i danni morali……vi arriverà la parcella dell’avvocato perchè i soldi dei miei figli non si toccano…. vi dovete dimettere perchè la mozione di sfiducia nei miei confronti è stat respinta dal TAR ed avete procurato un danno al Comune… avete speculato con il PRG e ve la vedete con la Procura …. avete girato con le carte del PRG ed ora i cittadini vengono a ringraziarvi…. Urlando forte e chiaro CONTRO.. : ” Se mi denunci ti faccio saltare in aria Ti faccio vedere chi sono io” La coerenza politica non abita nelle loro coscienze, come dimostrano anche diversi atti che hanno approvato a colpi di maggioranza e che il tempo implacabile valuterà……..di valutare se fossero esistiti i presupposti per richiedere un risarcimento danni morali per calunnia e diffamazione sia per me che per il Vice Presidente del Consiglio…….

” salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazioni di norme di legge o regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sè o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità”

 
 
 
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
 
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006

DOTTOR NAPOLEONE RISO SONO STATO AUTORIZZATO ALLO SPOGLIATOIO L’UFFICIO TECNICO NON EFFETTUA SOPRALLUOGO ALLA palestra BODY CENTER LUCIDO MARIA STELLA Delibera c.c. n.25

 

INTERESSE PRIVATO IN ATTO PUBBLICO? nooooooo!!!!

…… .condivise sul punto le osservazioni dell’opponente sia in ordine alla ILLEGITTIMITA’ della PARTECIPAZIONE del
 
SINDACO alla C.E.C. sia alla mancata astensione da parte
della stessa dal prendere parte alla DISCUSSIONE sino alla VOTAZIONE di delibere riguardanti gli INTERESSI propri nonchè di PARENTI o di affini fino al 4° grado…….
 
 
 
 
……a cui vanno aggiunti altresì i rilievi della CONSULENZA disposta dal P.M. che ha affermato la ILLEGITTIMITA’ della CONCESSIONE edilizia relativa all’abitazione del RISO sita all’interno del piano di lottizzazione “LA PALOMA” ………
 
 
……Dispone che il P.M. formuli, entro dieci giorni, l’IMPUTAZIONE dei confronti di RISO NAPOLEONE e PORTOBELLO GASPARE in ordine ai REATI di cui agli art 323 e 328 c.p……..
 
 
 
 
 
CONSIGLIO COMUNALE 10 MARZO 2008
 
 
 
licenza edilizia rilasciata
6 giugno 2006
 

….vi faccio pagare i danni morali……vi arriverà la parcella dell’avvocato perchè i soldi dei miei figli non si toccano…. vi dovete dimettere perchè la mozione di sfiducia nei miei confronti è stat respinta dal TAR ed avete procurato un danno al Comune… avete speculato con il PRG e ve la vedete con la Procura …. avete girato con le carte del PRG ed ora i cittadini vengono a ringraziarvi…. Urlando forte e chiaro CONTRO.. : ” Se mi denunci ti faccio saltare in aria Ti faccio vedere chi sono io” La coerenza politica non abita nelle loro coscienze, come dimostrano anche diversi atti che hanno approvato a colpi di maggioranza e che il tempo implacabile valuterà……..di valutare se fossero esistiti i presupposti per richiedere un risarcimento danni morali per calunnia e diffamazione sia per me che per il Vice Presidente del Consiglio…….

” salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazioni di norme di legge o regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sè o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità”

 
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
 
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006

DOTTOR NAPOLEONE RISO AVVIO PROCEDURE AFFIDAMENTO DEGLI IMPIANTI A RILEVANZA ECONOMICA PALESTRA PISTA PATTINAGGIO delibera g.m. n.55[1]

 

INTERESSE PRIVATO IN ATTO PUBBLICO? nooooooo!!!!

…… .condivise sul punto le osservazioni dell’opponente sia in ordine alla ILLEGITTIMITA’ della PARTECIPAZIONE del
 
SINDACO alla C.E.C. sia alla mancata astensione da parte
della stessa dal prendere parte alla DISCUSSIONE sino alla VOTAZIONE di delibere riguardanti gli INTERESSI propri nonchè di PARENTI o di affini fino al 4° grado…….
 
 
 
 
……a cui vanno aggiunti altresì i rilievi della CONSULENZA disposta dal P.M. che ha affermato la ILLEGITTIMITA’ della CONCESSIONE edilizia relativa all’abitazione del RISO sita all’interno del piano di lottizzazione “LA PALOMA” ………
 
 
……Dispone che il P.M. formuli, entro dieci giorni, l’IMPUTAZIONE dei confronti di RISO NAPOLEONE e PORTOBELLO GASPARE in ordine ai REATI di cui agli art 323 e 328 c.p……..
 
 
 
 
 
CONSIGLIO COMUNALE 10 MARZO 2008
 
 
 
licenza edilizia rilasciata
6 giugno 2006
 

….vi faccio pagare i danni morali……vi arriverà la parcella dell’avvocato perchè i soldi dei miei figli non si toccano…. vi dovete dimettere perchè la mozione di sfiducia nei miei confronti è stat respinta dal TAR ed avete procurato un danno al Comune… avete speculato con il PRG e ve la vedete con la Procura …. avete girato con le carte del PRG ed ora i cittadini vengono a ringraziarvi…. Urlando forte e chiaro CONTRO.. : ” Se mi denunci ti faccio saltare in aria Ti faccio vedere chi sono io” La coerenza politica non abita nelle loro coscienze, come dimostrano anche diversi atti che hanno approvato a colpi di maggioranza e che il tempo implacabile valuterà……..di valutare se fossero esistiti i presupposti per richiedere un risarcimento danni morali per calunnia e diffamazione sia per me che per il Vice Presidente del Consiglio…….

” salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazioni di norme di legge o regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sè o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità”

 
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006
 
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL 6 giugno del 2006

ASSESSORE DOTTORE RISO NAPOLEONE SONO CONTRO IL REGOLAMENTO GESTIONE COSA PUBBLICA PROPOSTO DA DIONISI allegato Delibera cc n.20[1]

IL GIUDICE DELLE INDAGINI PRELIMINARI SILVANA SAGUTO  IL 15 NOVEMBRE 2010 

…… .condivise sul punto le osservazioni dell’opponente sia in 
 
ordine alla ILLEGITTIMITA’ della PARTECIPAZIONE del 
 
SINDACO alla C.E.C. sia alla mancata astensione da parte 
 
della stessa dal prendere parte alla DISCUSSIONE sino alla 
 
VOTAZIONE di delibere riguardanti gli INTERESSI propri 
 
nonchè di PARENTI o di affini fino al 4° grado…….
 
 
 
 
……a cui vanno aggiunti altresì i rilievi della 
 
CONSULENZA disposta dal P.M. che ha affermato la 
 
ILLEGITTIMITA’ della CONCESSIONE edilizia relativa 
 
all’abitazione del RISO sita all’intyerno del piano di 
 
lottizzazione “LA PALOMA” ………
 
 
……Dispone che il P.M. formuli, entro dieci giorni, 
 
l’IMPUTAZIONE dei confronti di RISO NAPOLEONE
 
PORTOBELLO GASPARE in ordine ai REATI di cui agli 
 
art 323 e 328 c.p……..
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL  6 giugno del 2006
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL  6 giugno del 2006 
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL  6 giugno del 2006

 

LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL  6 giugno del 2006  
 
 
 
LICENZA EDILIZIA RILASCIATA IL  6 giugno del 2006  
 
 

ESTRATTO CUSTODIA CAUTELARE ADDIO PIZZO 5

ESTRATTO CUSTODIA CAUTELARE ADDIO PIZZO 5

 ESTRATTO CUSTODIA CAUTELARE ADDIO PIZZO 5

La partecipazione di BRUNO Pietro all‘associazione mafiosa Cosa Nostra è asseverata dalla sentenza emessa dal G.U.P. di Palermo in data 20.12.2000, divenuta irrevocabile in data 7 ottobre 2003. Le motivazioni del predetto provvedimento giudiziario certificano l‘appartenenza dell‘indagato alla famiglia mafiosa di Isola delle Femmine, territorio rientrante nel mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo, diretto da Salvatore e Sandro LO PICCOLO.

Il grave ed univoco quadro indiziario a carico del BRUNO in ordine alla attualità del suo contributo all‘interno dell‘organizzazione mafiosa promana dalle precise e convergenti dichiarazioni dei collaboratori di giustizia FRANZESE Francesco, NUCCIO Antonino, PULIZZI Gaspare e SPATARO Maurizio.

Nell‘interrogatorio del 24 dicembre 2007  FRANZESE, in sede di individuazione fotografica, pur non riconoscendolo, ha indicato BRUNO come l‘attuale responsabile della famiglia mafiosa di Isola delle Femmine, riunita a quella di Capaci. Interrogatorio di FRANZESE Francesco 24 dicembre 2007

FOTO N. 3: Non riconosco l‘uomo, credo che si tratti di un soggetto di Capaci. L‘ufficio da atto che la foto ritrae BRUNO Pietro nato a Isola delle Femmine il 18.11.1946. Dopo avere udito il cognome FRANZESE dichiara di avere appreso da Salvatore e Sandro LO PICCOLO che Pietro BRUNO era il responsabile del territorio di Capaci e di Isola delle Femmine. Ricordo in particolare che in ordine alla dazione di una somma di denaro da parte di un negoziante di piastrelle di Capaci, Gerardo PARISI chiese, in mia presenza, l‘intervento dei LO PICCOLO che riferirono che se ne sarebbe occupato proprio Pietro BRUNO.

Successivamente ho appreso da Gerardo PARISI che effettivamente il BRUNO si era interessato, ottenendo il denaro sollecitato. La medesima propalazione accusatoria nei confronti di BRUNO era ripetuta da FRANZESE in data 4 aprile 2008: Interrogatorio di FRANZESE Francesco 4 aprile 2008 – P.M.: allora e su questo quindi non…non è in grado di dirmi altro…foto numero 5) – FRANZESE: no, non ce l‘ho presente… – P.M.: la foto numero 5) riproduce l‘immagine di…BRUNO Pietro, nato a Isola delle Femmine, il 18/11/…del 67… – FRANZESE: ah eh…non l‘ho incontrato personalmente…però posso parlare…sì, poso sparlare di lui, da…da quello che ho saputo diciamo dai LO PICCOLO, …da Sandro…eh da Salvatore LO PICCOLO…cioè lui era reg…posso parlare? di questo fatto? – P.M.: si …certo… – FRANZESE: e le dico pure in che occasione… – P.M.: lei ha detto di essere in grado…vedend…dopo avere saputo il nome di questa persona… – FRANZESE: si, perché…non l‘ho incontrato… – P.M.: perché prima non l‘ha riconosciuto… – FRANZESE: non l‘ho incontrato personalmente… – P.M.: uh… – FRANZESE: però ci sono delle circostanze…che le posso citare…eh…dove è che…ho appreso…che lui era reggente della…famiglia di mafiosa di…Isola delle Femmine – Capaci, le posso dire la circostanza…in cui… – P.M.: lei dice, che l‘ha saputo dai LO PICCOLO, no? – FRANZESE: si, si, da Sandro e Salvatore LO PICCOLO…eh ora le racconto pure la circostanza… – P.M.: reggente della famiglia mafiosa di? – FRANZESE: eh…Isola delle Femmine-Capaci. – P.M.: si… – FRANZESE: le racconto questa circostanza in cui ho… – P.M.: si… – FRANZESE: e allora, c‘era diciamo in una casa dove ho abitato io, della signora Catania ehm… diciamo…eh…il genero GERARDO…con cui parlavo io…che era che abitava accanto…e in questa ehm…in questa casa è venuto pure Sandro LO PICCOLO…e Salvatore LO PICCOLO mentre c‘ero io, …ehm…praticamente il…cognato di Gerardo PARISI, che si chiama…Filippo CATANIA, il figlio della signora Catania, diciamo il suocero eh…ha…una rivendita…una rappresentanza di mattonelle, piastrelle…nel termitano, nella zona di Termini Imerese, in questa zona, e allora lui, aveva dei clienti insolventi nella zona…lì di Capaci, Isola questi qua…e allora ehm…volevano di…Gerardo parlò con…in mia presenza…con i LO PICCOLI…con i LO PICCOLO…per un intervento per vedere di fare recuperare questo credito, e allora…Sandro LO PICCOLO, così come si rivolse con me, eh…il padre prese appunti in un foglietto, che avrebbe dovuto incaricare, cioè indirizzare questo biglietto, a…a BRUNO Pietro, perché qual è… lui disse diciamo amico nostro, quindi…diciamo quale facente capo della famiglia…e quindi di…anche mafiosa, della famiglia di questa zona di competenza…e che avrebbe pensato lui a fare in modo che questi commerciante…questo commerciante…avrebbe restituito questo denaro, diciamo a questi parenti…di Gerardo PARISI…di Filippo Catania. P.M.: quindi in questo episodio specifico… – FRANZESE: si, si, però mi è stato detto…l‘avevo sentito già nominare…per nome insomma…che in per quella zona il referente era lui, era lui…se c‘è…non sono stati episodi per doverlo…conoscere, ma…se ci sarebbero – P.M.: eh…va bè   – FRANZESE: state le condizioni…lui era il referente però…in quel discorso…diciamo fatto dai LO PICCOLO…in base a queste piastrel… Le indagini hanno accertato che il ―Gerardo Parisi‖ si identifica in PARISI Gerardo, nato Palermo 17.09.1967, detto―Zucco‖, in quanto coniugato con CATANIA Maria Giuseppa, nata a Palermo il 06.10.1967.

Il predetto PARISI risulta tratto in arresto in data 16.1.2008 nell‘ambito del procedimento penale nr°38/08 R.G. per il delitto di cui all‘art. 416 bis c.p., ed è stato condannato alla pena di anni 3 mesi 4. Le dichiarazioni di FRANZESE risultano, innanzitutto, riscontrate da quelle di NUCCIO Antonino che ha riferito il 28 novembre del 2007 dell‘inserimento del BRUNO nella famiglia mafiosa di Capaci, pur non avendolo mai conosciuto. Interrogatorio di NUCCIO Antonino – 28 novembre 2007 Non sono a conoscenza di chi operasse per le famiglie di Isola delle Femmine e di Capaci, però so che di questa famiglia e di quella vicina di Capaci, si occupava Andrea GIOE‘.

DR – Di Pietro BRUNO so che era vicino alla famiglia di Capaci. TRASCRIZIONE – P.M.G.: Lei DI PIERO Bruno ha mai sentito parlare? – NUCCIO: si…però non ne ho avuto mai a che fare…e non…so che è una persona vicino…però non posso riferire… – P.M.G.: e come lo sa? – NUCCIO: no riferitomi da Mimmo SERIO…e da tutti quelli dal… l‘Andrea GIOE‘…sempre che questo BRUNO ha un fratello deceduto pure…se non sbaglio…mi sembra ah! Gli accertamenti esperiti hanno verificato che:  ―Mimmo SERIO‖si identifica in SERIO Domenico, nato a Palermo il 20.06.76, tratto in arresto il 10 novembre 2007 per il delitto di cui agli artt. 416 bis c.p., 110, 629 c.p. ed art. 74 D.P.R. 309/90 (cfr. OCCC in atti) è stato condanato dal GUP di Palermo in data 16 luglio 2009 alla pena di anni 18 di reclusione e 5000 euro di multa. Le indagini hanno accertato che il medesimo era particolarmente legato a NUCCIO Antonino, nonché era organico alla famiglia mafiosa di Tommaso Natale in quanto molto vicino ai latitanti Salvatore e Sandro LO PICCOLO;  ―ndrea GIOE‘‖si identifica in GIOE’ Andrea, nato a Palermo il 13.12.1968, già condannato con sentenza irrevocabile per il delitto di partecipazione all‘organizzazione mafiosa Cosa Nostra, è stato nuovamente tratto in arresto il 10 novembre 2007 per il delitto di cui agli artt. 416 bis c.p. (cfr. OCCC in atti) è stato condanato dal GUP di Palermo in data 16 luglio 2009 alla pena di anni 12 di reclusione. Le indagini hanno accertato che il medesimo, particolarmente legato a NUCCIO Antonino, era il referente dei latitanti Salvatore e Sandro LO PICCOLO per la zona di Sferracavallo e Tommaso Natale. Ulteriore riscontro di natura individualizzante nei confronti di BRUNO Pietro era offerto dalle precise dichiarazioni di PULIZZI Gaspare che, nel corso dell‘interrogatorio del 3 aprile2008, insede di individuazione fotografica, pur non riconoscendolo, ha riferito di avere appreso dai LO PICCOLO della sua qualità di uomo d‘onore della famiglia mafiosa di Isola delle Femmine, nonché quella del fratello, condannato alla pena dell‘ergastolo: interrogatorio PULIZZI Gaspare – 3 aprile 2008 Nella foto nr.5 non riconosco nessuno. L‘ufficio da atto che la foto nr.5 ritrae BRUNO Pietro, nato ad Isola delle Femmine il 18.11.1946. Udite le generalità preciso che si tratta di un uomo d‘onore della famiglia mafiosa di Isola delle Femmine come ho appreso dai LO PICCOLO, che lo consideravano il loro referente anche per Capaci. Tale soggetto ha un fratello detenuto perché condannato all‘ergastolo. TRASCRIZIONE P.M.: Andiamo alla foto nr. 5. PULIZZI: Non lo conosco. P.M.: Guardi attentamente.. non lo conosce. E allora la foto nr. 5 ritrae BRUNO Pietro, nato ad Isola delle Femmine il 18 novembre del ‘46. PULIZZI: Sì, io non lo conosco, però BRUNO Pietro dovrebbe essere uomo d‘onore di Isola delle Femmine. P.M.: Come lo fa a sapere, visto che non lo conosce? PULIZZI: Lui è fratello di un altro BRUNO che non mi ricordo.. è in galera all‘ergastolo per omicidio. Lo conosco tramite i LO PICCOLO, che a Isola c‘era Pietro BRUNO come uomo d‘onore. P.M.: Non l‘ha conosciuto personalmente, ma la qualità e il ruolo l‘ha appresa dai .. PULIZZI: No, una volta mi pare che l‘ho incontrato a Isola in un bar.. P.M.: Allora l‘ha conosciuto? PULIZZI: No, io non ci ho manco parlato.. no, che ero io con mio compare Nino PIPITONE.. e loro si sono salutati e poi mio compare ha detto ―uesto è Pietro BRUNO‖. però non ci siamo nemmeno presentati, perché io ero con qualche altro là che parlavo per i fatti miei.. e loro si sono salutati e hanno parlato più o meno.. Le indagini hanno accertato che ―ino PIPITONE‖si identifica in PIPITONE Antonino, nato a Palermo il 02.05.1969, tratto in arresto il 21 gennaio 2007 per il delitto di cui all‘art. 416 bis c.p., in quanto organico alla famiglia mafiosa di Carini e persone particolarmente legata a PULIZZI Gaspare (cfr OCCC in atti). Ancora, risulta verificato che BRUNO Pietro ha un fratello Francesco, nato ad Isola delle Femmine il 13.12.1944, sebbene non detenuto.

 

Ancora, a carico di BRUNO Pietro rileva la propalazione accusatoria di SPATARO Maurizio. Quest‘ultimo, in data 17 dicembre2008, insede di ricognizione fotografica, seppur non riconoscendolo, riferiva dell‘intervento di BRUNO Pietro in merito ad una richiesta estorsiva nei confronti di un esercizio commerciale:

 

INTERROGATORIO DI SPATARO Maurizio – 17 dicembre 2008 Non riconosco la persona raffigurata nella foto nr.9. L’ufficio da atto che si tratta di BRUNO Pietro nato a Isola delle Femmine PA il 18.11.1946. Lo conosco da molto tempo tramite LO PICCOLO ed il CAPORRIMO. La scorsa estate un ragazzo che conosco ha aperto un pub estivo, il MOMA di MOSCA Massimo, al quale venne formulata una richiesta estorsiva. Mi rivolsi al BRUNO il quale, vista la mia richiesta, attenuò l’entità della somma chiedendo che venisse versata qualcosa alla fine della stagione. Le indagini esperite hanno accertato l‘attendibilità della dichiarazione di SPATARO in quanto ad Isola delle Femmine alla via Amerigo Vespucci opera effettivamente l‘esercizio commerciale denominato ―oma Beach‖avente oggetto sociale la somministrazione di alimenti e bevande. Il predetto locale ha avviato l‘attività il 12.5.2006. In data 28.3.2008 la predetta attività era ceduta dal socio accomandatario MOSCA Valentina alla società ―O.MA DRINCK s.r.l.‖il cui amministratore Unico è

MOSCA Massimiliano, nato a Palermo il 20.9.1971 e residente ad Isola delle Femmine, fratello della predetta Valentina. Il complesso gravemente indiziario esaminato consente di delineare il ruolo e l‘attività attualmente svolta da BRUNO Pietro nell‘ambito dell‘associazione, nonché l‘impegno costante, personale e concreto, dimostrativo di una condizione di appartenenza e di compenetrazione nel senso previsto dall‘art. 416 bis c.p. 147

 

INTERROGATORIO DI SPATARO Maurizio – 17 dicembre 2008 Non riconosco la persona raffigurata nella foto nr.9. L’ufficio da atto che si tratta di BRUNO Pietro nato a Isola delle Femmine PA il 18.11.1946. Lo conosco da molto tempo tramite LO PICCOLO ed il CAPORRIMO. La scorsa estate un ragazzo che conosco ha aperto un pub estivo, il MOMA di MOSCA Massimo,  al quale venne formulata una richiesta estorsiva. Mi rivolsi al BRUNO il quale, vista la mia richiesta, attenuò l’entità della somma chiedendo che venisse versata qualcosa alla fine della stagione. Le indagini esperite hanno accertato l‘attendibilità della dichiarazione di SPATARO in quanto ad Isola delle Femmine alla via Amerigo Vespucci opera effettivamente l‘esercizio commerciale denominato ―Moma Beach‖ avente oggetto sociale la somministrazione di alimenti e bevande. Il predetto locale ha avviato l‘attività il 12.5.2006. In data 28.3.2008 la predetta attività era ceduta dal socio accomandatario MOSCA Valentina alla società ―RO.MA DRINCK s.r.l.‖ il cui amministratore Unico è MOSCA Massimiliano, nato a Palermo il 20.9.1971 e residente ad Isola delle Femmine, fratello della predetta Valentina. Il complesso gravemente indiziario esaminato consente di delineare il ruolo e l‘attività attualmente svolta da BRUNO Pietro nell‘ambito dell‘associazione, nonché l‘impegno costante, personale e concreto, dimostrativo di una condizione di appartenenza e di compenetrazione nel senso previsto dall‘art. 416 bis c.p.

 
 
 

http://isoladellefemmineaddiopizzo5.blogspot.it/2011/01/ordinanza-di-applicazione-della-misura_11.html

http://it.scribd.com/doc/93095874/Mafia-a-Isola-Delle-Femmine-Addio-Pizzo-5-Custodia-Cautelare-PDF

Processo ”Addiopizzo”: 400 anni di carcere

 

Processo ”Addiopizzo”: 400 anni di carcere

 

Un risultato processuale storico: condannati 49 dei 50 imputati tra boss, imprenditori e commercianti

 
Condanne per quasi quattro secoli di carcere (esattamente 375 anni) sono state inflitte, col rito abbreviato, dal Gup di Palermo Vittorio Anania, nel processo “Addiopizzo”, uno stralcio di un’imponente indagine della Squadra Mobile di Palermo sul fenomeno del pizzo gestito dal clan capeggiato dai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo.
 
 
Ad essere condannati sono stati 49 dei 50 imputati tra boss, imprenditori e commercianti. I malavitosi sono stati condannati con l’accusa di estorsione, mentre alcuni dei titolari di attività commerciali sono stati condannati per favoreggiamento, visto che non avevano ammesso ai magistrati di avere pagato il pizzo. Una sola assoluzione: si tratta del commerciante Vincenzo Cintura, accusato di favoreggiamento e difeso dall’avvocato Fabio Milazzo.
 
L’accusa era sostenuta dai pm della Dda Marcello Viola e Francesco Del Bene, Annamaria Picozzi e Gaetano Paci, che avevano chiesto pene per 524 anni di carcere. L’indagine era nata dal ritrovamento – nel covo di Giardinello, il 5 novembre 2007, al momento della cattura dei Lo Piccolo – dei pizzini con la contabilità e la gestione del racket delle estorsioni. Era stato così confermato che i commercianti e gli imprenditori palermitani pagavano a tappeto.

 

La condanna più alta, 20 anni di carcere, è stata inflitta a Nino Mancuso, che sarebbe stato esattore nei confronti di numerosissimi commercianti, così come Domenico Serio, al quale sono stati inflitti 16 anni. Ad Andrea Gioé inflitti 12 anni, a Michele Catalano, 20 anni e Domenico Ciaramitaro, 18 anni. A Calogero Lo Piccolo, figlio del boss Salvatore e fratello del mafioso e sicario Sandro, subentrato ai prossimi congiunti dopo il loro arresto, sono stati inflitti 10 anni di carcere.
 
 
Gli imprenditori condannati sono: Salvatore Genovese, Carlo Alberto Adile, Salvatore Ariolo, Giampiero Specchiarello (sei mesi). Mentre Gaspare Messina, titolare del locale notturno “Scalea club” ha avuto un anno e quattro mesi per falsa testimonianza.
 
 
 

La sentenza, risultato processuale storico per le inchieste sulle estorsioni, è stata letta dal giudice nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone, dopo otto ore di camera di consiglio: il solo dispositivo è composto da 18 pagine e il Gup ha disposto provvisionali immediatamente esecutive da 90 mila euro ciascuno a favore dei commercianti che si erano costituiti parte civile; stessa somma alle associazioni (come “Addiopizzo”, dalla quale è stato preso il nome dell’operazione antimafia), Federazione antiracket e Libero Futuro. La Provincia di Palermo ha avuto il risarcimento più alto: 320 mila euro; altre associazioni, come Confindustria, Assindustria, Centro Pio La Torre, Sos Impresa 60 mila euro ciascuno.

[Informazioni tratte da  AGI, Ansa, La Siciliaweb.it

Racket, processo a boss e negozianti Alla sbarra chi negò di pagare il pizzo

di Salvo Palazzolo

Indagini chiuse sul clan Lo Piccolo: sotto accusa 58 boss e 22 commercianti

 

Il primo nome della lista è quello di un capomafia, Andrea Adamo, accusato di aver chiesto il pizzo. Il secondo, quello di un imprenditore, Aldo Adile, amministratore di Interlinea, accusato di favoreggiamento, per non aver denunciato gli esattori di Cosa nostra. Carnefici e vittime sono insieme nel processo alla nuova mafia dei Lo Piccolo, che si celebrerà a breve. La Procura ha chiuso l´inchiesta e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per 58 mafiosi e 22 fra commercianti e imprenditori, titolari di 19 attività. Nella lista firmata dai pubblici ministeri Domenico Gozzo, Gaetano Paci, Marcello Viola, Francesco Del Bene e Annamaria Picozzi ci sono nomi molto noti: non solo Aldo Adile, ma anche Carlo Alberto Adile (amministratore di “Adile salotti”), Maurizio Buscemi (pub Bocachica), Rosario Correnti e Raimondo Inserra (Villa Boscogrande), Giuseppe Consolo e Giovanni Profeta (ristorante Temptation), Salvatore Balsano (ristorante Lo scrigno dei sapori), Vincenz Favaloro (ristorante Alla corte dei normanni), Umberto Prestigiacomo (pub Any Way). Poi, ancora: Salvatore Ariolo (Eurofrutta srl), Giampiero Specchiarello (Gia.spe costruzioni), Antonio Billeci (Il Delfino ristorazione), Vincenzo Cintura (ditta edile Cintura junior), Salvatore Catalano (Movi.ter), Salvatore Genovese (Genovese service srl), Daniele e Domenico Terzo (Carrozzeria Firenze), Giulio Vassallo (Bar Gardenia), Giuseppe Giammona (Giauto). Tutti indagati per favoreggiamento. Gaspare Messina, gestore dello Scalea club deve invece rispondere di falsa testimonianza, per aver ritrattato la denuncia che aveva fatto nei mesi scorsi alla Procura: faccia a faccia con il suo estorsore, durante l´incidente probatorio tenuto di recente davanti al gip Maria Pino, si è tirato indietro.
 
Tutto era cominciato con la cattura di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, il 5 novembre 2007. I mille pizzini ritrovati dalla squadra mobile nel covo di Giardinello hanno dischiuso il forziere del racket. Il pentimento di cinque mafiosi un tempo legati a Lo Piccolo ha offerto indicazioni importantissime per decifrare i nomi in codice degli esattori. Questa volta, agli operatori economici veniva chiesto soltanto di confermare. In 18 l´hanno fatto. In 22 hanno preferito il silenzio. Nonostante gli appelli delle istituzioni e delle associazioni antiracket. Nonostante il disfacimento di Cosa nostra palermitana, decimata dai blitz di polizia e carabinieri.
 
L´elenco dei boss finiti in carcere in questi mesi e adesso destinati al processo è lungo. Nella lista dei 58 ci sono Salvatore Lo Piccolo e i figli Sandro e Calogero. Poi, i quadri dirigenti della nuova organizzazione: Michele Catalano (reggente dello Zen), Giovan Battista Giacalone (reggente di San Lorenzo), Andre Gioè (reggente di Tommaso Natale e Sferracavallo), Salvatore Genova (reggente del mandamento di Resuttana), Ferdinando Gallina (reggente della famiglia di Carini), Antonio Mancuso (reggente di Partanna Mondello), Massimo Giuseppe Troia (reggente di San Lorenzo). Ci sono gli insospettabili favoreggiatori: Gerardo Parisi era ufficialmente l´autista del presidente della Gesip, in realtà era uno dei favoreggiatori più fidati dei Lo Piccolo, sempre pronto a reperire un covo sicuro per i latitanti. Alcuni imprenditori sono accusati di associazione mafiosa, per aver messo a disposizione dei Lo Piccolo le loro aziende: Pietro Alamia, Giovanni Botta, Pietro Cinà, Francesco Palumeri e Sebastiano Vinciguerra. Seguono i picciotti addetti alla raccolta del pizzo: Antonio Ciminello, Tommaso Contino, Antonio Cumbo, Gaetano Fontana, Salvatore Liga, Fabio Micalizzi, Vincenzo Graziano. Nel processo ci saranno anche i mafiosi di un tempo, poi diventati i pentiti che hanno demolito il sistema Lo Piccolo. Da Antonino Nuccio a Francesco Franzese, Gaspare Pulizzi. L´inchiesta fa luce su mandanti ed esecutori di 42 estorsioni e 7 tentate estorsioni. Il caso più eclatante resta quello di Rodolfo Guajana, a cui fu bruciata la fabbrica, tre mesi prima dell´arresto dei padrini di Tommaso Natale. Quel giorno, ha raccontato il pentito Pulizzi, Sandro Lo Piccolo non volle perdersi il telegiornale: vedendo le immagini della fabbrica distrutta dal fuoco, commentò che quel rogo avrebbe dovuto essere di esempio per tutti i commercianti di Palermo. Non lo è stato pe Guajana, che ha denunciato. Non lo è stato per i 18 che nelle scorse settimane sono già stati protagonisti dell´incidente probatorio, una sorta di anticipazione del processo ai Lo Piccolo.
 

Fermati i boss di Resuttana

Il neopentito Manuel Pasta, sta già dando un contributo sostanziale per comprendere i nuovi assetti dei clan palermitani
 
 
 
E’ scattata alle prime luci dell’alba di oggi un’operazione antimafia condotta dai Carabinieri del Reparto operativo di Palermo che hanno eseguito tre fermi per associazione mafiosa ed estorsioni. Tra questi in manette anche colui che è considerato il nuovo ‘reggente’ del mandamento mafioso di Resuttana. In carcere sono finiti Andrea Quatrosi, 52 anni, ritenuto il capo mandamento di Resuttana, Carlo Giannusa, 41 anni e Mario Napoli, 45 anni.
 
 
L’inchiesta è stata avviata dai magistrati del pool coordinato dal procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia: i pm Marcello Viola, Francesco Del Bene, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Lia Sava.
 
I provvedimenti sono stati resi possibili dalle dichiarazioni di un nuovo pentito di mafia, Manuel Pasta, che collabora da una decina di giorni con i magistrati. I tre sono stati fermati per il pericolo di fuga, i pm, infatti, temevano che nell’apprendere dell’avvio della collaborazione del pentito avrebbero potuto lasciare Palermo. Due degli arrestati sono stati fermati a Cinisi a bordo di uno scooter, un terzo aveva trascorso la notte fuori casa. In corso anche perquisizioni alla ricerca di armi e munizioni.

 

 

Come già accennato, all’indagine hanno dato un contributo importante le rivelazioni di Manuel Pasta (nella foto), che per conto dei boss gestiva il racket delle estorsioni. E’ dallo scorso 29 marzo che Pasta collabora con la giustizia e sta svelando a magistrati della Dda di Palermo e ai carabinieri i segreti della cosca palermitana di Resuttana, legata a doppio filo a quella dei padrini Sandro e Salvatore Lo Piccolo.
 
 
Manuel Pasta, 34 anni, è stato arrestato dai militari dell’Arma, a dicembre scorso, nel blitz denominato ‘EOS’. E’ accusato di associazione mafiosa ed estorsione. Il padre, Salvatore Pasta, in passato, è stato arrestato per riciclaggio aggravato. Elemento di spicco del “mandamento”, vicino ai capi della cosca, considerato il gestore del racket delle estorsioni per conto dei boss, il pentito sta aiutando gli investigatori a ricostruire i nuovi organigrammi dell’associazione. Titolare di uno studio di consulenza che trattava sinistri stradali. Si sarebbe occupato anche di pratiche che coinvolgevano diversi personaggi mafiosi riferibili a Cosa Nostra e, in particolare, alla famiglia di Resuttana, tra i quali Salvatore Genova, Rosario Pedone, Sergio Giannusa, Giuseppe Biondino, Salvatore Ariolo, Francesco D’Alessandro e Sebastiano D’Ambrogio. Inoltre provvedeva anche al mantenimento delle famiglie dei boss detenuti facendo avere loro un vero e proprio stipendio mensile.
 
Pasta ha “traghettato” il mandamento dalla vecchia gestione del capomafia Giovanni Bonanno, assassinato col metodo della lupara bianca su ordine dei Lo Piccolo, a quella dei nuovi vertici.
 
Il neo collaboratore – l’ultimo di una lunghissima schiera di uomini d’onore vicini ai Lo Piccolo che hanno deciso di saltare il fosso – sarebbe dovuto comparire oggi all’udienza preliminare in cui è imputato. Per ragioni di sicurezza non sarà presente. I suoi familiari – la moglie e i due figli – nei giorni scorsi, sono stati trasferiti in una località protetta.
 
 
 
A parlare di Pasta sono diversi collaboratori di giustizia, che prima di lui hanno deciso di saltare il fosso, tra cui Maurizio Spataro. Quest’ultimo, secondo i magistrati di Palermo “ha condiviso con Pasta un periodo di collaborazione criminale”. Nel corso di un verbale, reso da Spataro il 20 novembre 2009, il collaboratore, nel ribadire la funzione di Pasta nell’ambito della famiglia mafiosa di Resuttana, aveva evidenziato che quest’ultimo “si occupava di pagare le famiglie dei detenuti”. Manuel Pasta, secondo le dichiarazioni rese da Spataro ai magistrati della Dda di Palermo “gestiva con me il mandamento di Resuttana. Teneva la cassa e si occupava di pagare i familiari ai detenuti. Ha una agenzia di disbrigo pratiche per incidenti stradali che era sede di incontri con esponenti mafiosi. Era vicino a Salvo Genova. Mia moglie ha ricevuto soldi da Pasta”.
 
Anche Lucia Di Matteo, moglie del pentito Spataro, ha parlato di Pasta. Il 30 novembre 2009 la donna, secondo i pm, avrebbe fornito “un quadro esaustivo dei rapporti che ha mantenuto con Manuel Pasta in ragione dell’attività di assistenza finanziaria e legale che Pasta svolgeva in favore della famiglia Spataro dopo l’arresto di quest’ultimo”. Interrogata dai pm la donna ha detto: “Manuel Pasta mi disse che quando io avevo dei problemi oppure per parlare dei colloqui con mio marito Maurizio, avremmo dovuto vederci al Charleston. In effetti ho incontrato più volte Manuel Pasta al Charleston. Con Pasta parlavamo, tra l’altro, dell’andamento dei colloqui”. “Ricordo un evento in particolare, in cui mi rivolsi a Pasta – ricorda ancora la donna – per entrare in possesso di una somma di denaro pari a 3000 euro con riferimento ad un credito che vantava mio marito rispetto ad un cliente del ‘Borgo’ (il quartiere di Borgo vecchio, ndr) per una macchina. Dopo un colloquio avuto in carcere con mio marito avvenuto il 13 di Novembre del 2008, colloquio avvenuto con modalita’ ”sospette” , ovvero a parte rispetto agli altri detenuti, venne a trovarmi a casa di mia suocera Tanino Lo Presti. Ci incontrammo sotto casa e mi diede 15.000 euro quale parte del credito che mio marito vantava, per la restituzione del quale mi ero rivolta a Pasta”.
 
 
 
Per quanto riguarda gli arresti di stamane, Pasta ha raccontato agli investigatori che Andrea Quatrosi e i suoi uomini stavano progettando due delitti: quello di Michele Pillitteri, un commerciante che faceva estorsioni senza l’autorizzazione della mafia, e quello di Gioacchino Intravaglia, soggetto di cui il collaboratore fa il nome, senza spiegare, però, il movente dell’agguato mai commesso. Pillitteri che chiedeva il pizzo – racconta Pasta – “senza la nostra autorizzazione oltre a non essere formalmente affiliato”, ha subito anche un attentato incendiario da parte del clan.
 
Due dei fermati, Carlo Giannusa e Mario Napoli, detto ‘Big Jim’, si erano già procurati gli scooter che il commando avrebbe dovuto usare per l’omicidio e avevano pedinato la vittima. Ma – racconta Pasta – “Pillitteri venne risparmiato perchè quando tutto era pronto per l’agguato aveva un bambino in braccio”. Secondo quanto raccontato dal neopentito Cosa nostra avrebbe dovuto uccidere anche un altro uomo.
 
Chi è Andrea Quatrosi – Da rapinatore a capo di uno dei mandamenti mafiosi più importanti di Palermo: un’escalation criminale compiuta in pochi anni e avallata dai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo. E’ il ritratto del nuovo reggente del clan palermitano di Resuttana, Andrea Quatrosi, fermato oggi dai carabinieri. ‘Punciutu’, ossia “affiliato ritualmente”, solo di recente, Quatrosi, per anni, si è occupato della latitanza dei Lo Piccolo. “Si vantava – racconta Manuela Pasta che ne ha descritto il ruolo – di avere insegnato a Salvatore Lo Piccolo a nuotare”. Per conto dei padrini di San Lorenzo, mandamento confinante con quello di Resuttana, nascondeva le armi: kalashnikov, mitragliette, fucili a pompa. I collaboratori di giustizia raccontano che era solito tenere una P38 nascosta dietro al battiscopa della camera dal letto. Parte dell’arsenale del clan l’aveva affidato a una coppia di insospettabili di Cinisi, paese del palermitano. La cerimonia in cui è diventato formalmente un uomo d’onore l’ha “officiata” Giuseppe Liga, l’architetto succeduto a Lo Piccolo alla guida di San Lorenzo.
 
 
E’ lui a consigliargli di smetterla con i traffici di droga perché non è attività da capomafia e a invitarlo ad affidare il business ad altri, continuando, però, a intascarne i guadagni. Il pentito Pasta, insieme ad altri collaboratori di giustizia come Maurizio Spataro e Francesco Briguglio, racconta che Quatrosi ha preso il posto di Bartolo Genova, estromesso da Cosa nostra perché colpevole di avere organizzato un incontro, senza avvertire nessuno, con l’allora latitante Gianni Nicchi. In cella sono finiti anche i fedelissimi di Quatrosi: Carlo Giannusa, 41 anni, e Mario Napoli, detto Big Jim, 45, incaricato di riscuotere il pizzo per conto del clan.

 

Le estorsioni nel “salotto” di Palermo – Tra le confessioni del neopentito Manuel Pasta anche i nomi degli esercizi commerciali della centralissima via Libertà che pagano il pizzo. Era Andrea Quatrosi, secondo Pasta, a tenere e compilare il libro mastro della cosca: l’elenco delle vittime del pizzo – venivano usati soprannomi – con accanto il denaro ricevuto.
 
 
Dall’inchiesta è emerso, inoltre, che i mafiosi avevano deciso di spostare a maggio e settembre le tradizionali date di riscossione fissate in Natale e Pasqua per cercare di sviare gli investigatori.
 
Tra i commercianti taglieggiati di cui parla il pentito pescherie, bar, ma anche noti negozi di via Libertà, il salotto buono di Palermo. Come “Pollini” che versava 500 euro al mese. Nel mirino della mafia anche il titolare della rivendita Timberland, che ha anche altri due negozi di abbigliamento molto noti nel centro di Palermo, che dava 7000 euro l’anno in due tranches. Il particolare curioso e allarmante è che in questo caso a fungere da intermediario tra la vittima e i clan erano altri commercianti: “paga tramite Diego o Cesare Ciulla – racconta Pasta – i titolari del negozio Hessian” (attività di rivendita di accessori molto conosciuta in città, ndr). Nel libro mastro anche l’hotel Politeama che versava alla cosca 6000 euro l’anno. Sempre a proposito del racket, il pentito racconta del danneggiamento subito dal proprietario di un bar che si era rifiutato di pagare il pizzo. Il titolare aveva risposto in malo modo all’estortore e aveva fatto sapere che non gli interessava cosa sarebbe accaduto. Un comportamento anomalo, visto che la vittima, secondo quanto la cosca sapeva, pagava regolarmente per l’altra attività commerciale di proprietà, un altro bar che si trova nella località balneare di Mondello. Per tutta risposta il clan piazzò uno scooter rubato per commettere un omicidio, poi mai eseguito, e gli diede fuoco davanti al locale del commerciante riottoso.

[Informazioni tratte da ANSA, ADNKRONOS/ING]

 

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