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Il porto di Palermo è cosa nostra

Il porto di Palermo è cosa nostra

di Lirio Abbate

Le famiglie hanno messo le mani su una
delle società più importanti che opera nello scalo di Palermo. Ma se le autorità
intervengono si rischia la paralisi


(23 novembre 2010)
 
 

 

 

Oggi è
stata sequestrata per mafia una delle più grosse società portuali della Sicilia.
L’Espresso aveva denunciato le infiltrazioni dei boss il 23 novembre 2010. I
soci della New Port si erano sentiti offesi, e dopo aver acquistato una intera
pagina pubblicitaria sul Giornale di Sicilia in cui respingevano l’inchiesta de
l’Espresso, con tante infamità, hanno pure querelato l’autore. I giudici hanno
dato ragione ai mafiosi e oggi il giornalista, che aveva provato le collusioni e
i contatti con Cosa nostra dei soci, è sotto processo per diffamazione…

 

 
 
 
Ci sono le mani di uomini delle cosche mafiose nell’assistenza
alle navi crociera, ai passeggeri e nella gestione delle merci al porto di
Palermo. Un affare da decine di milioni di euro l’anno che si sviluppa sui moli
del bacino siciliano.
 
Questi affiliati a Cosa nostra oggi sono diventati
imprenditori, ma hanno speso gli ultimi decenni fra le aule giudiziarie in cui
venivano processati, le carceri in cui hanno trascorso parte della loro vita e
infine la prima impresa portuale della Sicilia di cui sono diventati soci. La
società inquinata dai mafiosi, secondo i documenti di cui è entrato in possesso
“L’espresso” , è la New Port spa che
ha sempre avuto e continua ad avere un ruolo importante nel mondo portuale, in
particolare a Palermo e Termini Imerese, a cui l’Autorità portuale, presieduta
dall’ingegnere Nino Bevilacqua, ha affidato compiti professionali con precise
direttive. Un incarico che ha permesso alla New Port di fatturare nel 2008
dodici milioni e mezzo di euro. 
 
Numeri importanti per l’economia della
città che da tempo cerca di avviare le attività imprenditoriali su un percorso
di pulizia. L’Autorità portuale ha imposto direttive ferre alle imprese. Per
questo motivo Bevilacqua ha firmato un protocollo di legalità che non lascia
spazi a dubbi non solo per quel che riguarda gli appalti ma anche per le
concessioni. Ma nessuno sembra voler guardare cosa c’è dietro questa impresa. 
 
Infatti, nel caso in cui la Prefettura guidata da Giuseppe
Caruso, viste le relazioni e i precedenti penali dei soci, dovesse rilasciare
una informativa antimafia interdittiva, l’Autorità portuale dovrebbe revocare la
concessione della gestione dei servizi portuali. Una scelta non semplice, fanno
notare a “L’Espresso” alcuni investigatori, per i gravi riflessi negativi che si
avrebbero nel funzionamento del porto, a meno di non sostituire l’azienda con
un’altra società capace di subentrare, in tempi brevi, nello svolgimento delle
attività.
 
Scorrendo i 209 soci dell’impresa (gran parte dei quali
svolgono anche prestazioni lavorative come dipendenti a tempo indeterminato), si
scoprono personaggi indicati come appartenenti a Cosa nostra o altri
direttamente legati ai boss. Tutto ciò fa pensare agli investigatori che ci sia
la concreta possibilità
che la New Port possa subire il condizionamento dei clan: il presupposto che
potrebbe far negare la certificazione antimafia e cancellare ogni contratto con
la pubblica amministrazione. 
 
“L’espresso” ha ricostruito i passaggi
giudiziari che riguardano alcuni soci ed è emerso come in passato siano state
avviate indagini patrimoniali, discusse davanti ai giudici della sezione misure
di prevenzione del tribunale di Palermo, che hanno disposto il sequestro di
quote. Tra chi detiene azioni della New Port ci sono infatti: Girolamo
Buccafusca, già condannato per mafia perché ritenuto il capo della famiglia di
“Palermo centro”; i cugini Nino e Antonino Spadaro delle famiglia di Corso dei
Mille; Giuseppe Onorato, vicino ai mafiosi Rosario Riccobono e Giovanni Graziano
della famiglia di Partanna Mondello, fratello del collaboratore di giustizia
Francesco Onorato, il sicario della mafia che ha confessato più di trenta
omicidi fra cui quello dell’eurodeputato Salvo Lima. E poi ancora Maurizio Gioè,
Ferdinando Parrinello, Francesco Abbate e Benedetto Messina, tutti finiti in
indagini sui clan. 
 
Questa situazione, per gli investigatori, potrebbe
determinare una scarsa trasparenza nella gestione e nell’esecuzione delle gare
d’appalto per il nuovo Piano regolatore che prevede di realizzare nel porto
opere strutturali per circa 170 milioni di euro
 
 
PORTO DI PALERMO 13 GENNAIO 2006 
 
 
 
209 i soci che sembra abbiano legami con la mafia
 
 
L’Espresso rivela: Navi da crociera accolte da società di Cosa
Nostra
 
 
porto pa

personaggi vicini a Cosa Nostra.

L’articolo, firmato da Lirio Abbate, indica tra gli
azionisti della società: “Girolamo Buccafusca, già condannato per mafia perchè
ritenuto il capo della famiglia di “Palermo centro”; i cugini Nino e Antonino
Spadaro delle famiglia di Corso dei Mille; Giuseppe Onorato, vicino ai mafiosi
Rosario Riccobono e Giovanni Graziano della famiglia di 





Partanna Mondello,
fratello del collaboratore di giustizia Francesco Onorato, il sicario della
mafia che ha confessato piu’ di trenta omicidi fra cui quello dell’eurodeputato
Salvo Lima. E poi ancora Maurizio Gioè, Ferdinando Parrinello, Francesco Abbate
e Benedetto Messina, tutti finiti in indagini sui clan”.



http://palermo.blogsicilia.it/lespresso-rivela-navi-da-crociera-accolte-da-societa-di-cosa-nostra/17177/

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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