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Ilva, la procura pronta a tagliare la produzione Ieri un’altra ispezione dei carabinieri nei reparti.Acquisita nuova documentazione

22/08/2012 – TARANTO,
DOMANI LA DECISIONE.

Ilva, la procura pronta  a tagliare la
produzione


Un gruppo di dipendenti dell’llva presidia
davanti allo stabilimento di Taranto

Ieri un’altra ispezione dei
carabinieri nei reparti.
Acquisita nuova documentazione

GUIDO RUOTOLO
inviato a taranto

In una delle ultime pagine delle
motivazioni del Riesame, i giudici scrivono che non dipende certo da loro
definire il destino dell’Ilva. «Non è compito del Tribunale stabilire se e come
occorra intervenire nel ciclo produttivo o, semplicemente, se occorra fermare
gli impianti, trattandosi di decisione che dovrà necessariamente essere assunta
sulla base delle risoluzioni tecniche dei custodi-amministratori, vagliate
dall’Autorità giudiziaria: per questo lo spegnimento degli impianti rappresenta,
allo stato, solo una delle scelte tecniche possibili».


L’incontro Le
carte dell’inchiesta sono molto chiare, dunque. Tanto che è così che domani alle
10 il procuratore Franco Sebastio ha convocato i suoi sostituti, i custodi
giudiziari e gli uomini del Noe dei carabinieri. Un incontro, a questo punto,
operativo. E ancora ieri, custodi e Noe si sono un’altra volta presentati nei
reparti Acciaieria 1 e 2 per una ispezione, per acquisire
documentazione.
Domani, il vertice operativo potrebbe così decidere anche
se ridurre e di quanto la produzione di acciaio, in funzione di uno «stand by»
degli impianti, in attesa di definire il cronoprogramma di interventi necessari
alla messa in sicurezza degli stessi.
A questo punto, infatti, le
motivazioni del Riesame lasciano pochi dubbi sulla necessità di procedere con la
definizione degli interventi necessari, indicati già nel corso dell’incidente
probatorio, dai periti nominati dal gip.
A leggere con attenzione le
motivazioni, colpisce la «recidività» del gruppo dirigente e degli assetti
proprietari dell’acciaieria. E soprattutto la straordinaria denuncia, fatta
propria dai magistrati, del Noe dei carabinieri di Lecce, sulle emissioni
fuggitive, i fenomeni di «slopping»e quant’altro non funziona nell’Ilva.

Il rapporto dimenticato Quel rapporto del Noe arrivò anche al Ministero
dell’Ambiente prima che, nell’agosto scorso, fosse licenziata, dopo una
istruttoria di sette anni, l’Autorizzazione integrata ambientale, AIA, con le
sue quattrocento e passa prescrizioni. L’allora ministro Stefania Prestigiacomo
si è risentita per la denuncia del nostro giornale sul fatto che quel rapporto è
rimasto chiuso nel cassetto. In realtà, nelle prime pagine dell’AIA si riporta
un riferimento proprio al rapporto del Noe: «Considerato che al momento le
irregolarità segnalate dal Noe non rilevano ai fini del rilascio
dell’autorizzazione integrata ambientale ma incidono sulle attività degli enti
responsabili delle autorizzazioni di settore prima del rilascio dell’Aia cui
pure la nota del Noe è diretta, dopo il rilascio dell’ Aia potranno essere
disposti dal Ministero dell’Ambiente opportuni accertamenti onde verificare i
profili di irregolarità segnalati dal Noe ed eventualmente sottoporre a riesame
la presente autorizzazione integrata ambientale».




Qui a Taranto non
risultano che siano partiti gli «opportuni accertamenti» e forse il ministro
dell’Ambiente Clini potrà fornire ulteriori chiarimenti. Incomprensibile,
comunque, la valutazione che le «disfunzioni» segnalate dal Noe non mettono in
discussione l’elaborazione dell’AIA.






L’inferno in città Quelle
«disfunzioni» sono parte integrante dell’atto d’accusa dei giudici di
Taranto.



Un passaggio di quel rapporto del Noe è riportato nelle
motivazioni del Riesame: «Durante le ore notturne si ha l’impressione di
assistere ad esplosioni che liberano fumo e fiamme in grado di illuminare l’area
e i manufatti circostanti. La presenza di ostacoli fisici, quali le alte mura di
recinzione, in alcuni casi non hanno permesso di documentare le attività che
davano luogo alle emissioni in argomento, motivo per il quale si è proceduto ad
accedere al sito in questione, individuandolo nell’area gestione rottami ferrosi
(sequestrata anch’essa dal gip Todisco, ndr)».
La discarica Le immagini
delle telecamere poste all’esterno del perimetro dell’Ilva non consentono di
superare l’ostacolo rappresentato dalle mura, costringendo gli uomini del Noe a
procedere con il sopralluogo: “Nell’area scoperta estesa circa 30.000 mq,
denominata discarica paiole, è stato verificato che quelle che erano state
percepite come esplosioni erano, in realtà, “bagliori, fumo intenso e vapori”
prodotti dal ribaltimento delle paiole (contenitori metallici di circa 3 metri
cubi) contenenti le scorie liquide provenienti dall’acciaieria, con conseguente
sversamento sul terreno di scorie incandescenti”.
Tonnellate di polveri
Per fortuna che c’è l’AIA. Perché la vecchia istruttoria per ottenerla è un
«corpo di reato» importante. In che senso? Ecco quello che raccontano i giudici
del Riesame a proposito della situazione dell’area parchi minerari a proposito
di emissioni fuggitive o diffuse di polveri «derivanti dall’azione erosiva del
vento dei cumuli di materiale aggregato ivi depositato, dalla manipolazione dei
materiali solidi e dalla movimentazione stradale dei mezzi all’interno
dell’area».
«E’ lo stesso gestore dell’impianto, nella domanda per
l’ottenimento dell’Aia, ad effettuare una stima delle predette emissioni,
riferite alla capacità produttiva del 2005: quelle da erosione eolica dei cumuli
di stoccaggio materiale sono comprese tra le 6 e le 51 tonnellate annue, a
seconda delle diverse condizioni meteo; quelle da manipolazione dei materiali
solidi (cadute) ammontano addirittura a 668 tonnellate annue e quelle da
movimentazione stradale di mezzi all’interno sono pari a circa 24 tonnellate
annue. Totale, circa 700 tonnellate annue».
Quei parchi minerari vanno
coperti, secondo i periti. Ne vale della vita dei cittadini di Tamburi e di
Taranto centro.


Taranto crisi Ilva

Ilva Taranto: la nuova AIA entro settembre? Non siamo tranquilli!

martedì 21 agosto 2012 di Erasmo Venosi





 







Le dichiarazioni del titolare del
dicastero dell’ambiente sulla
nuova Aia all’Ilva che, sarà concessa entro il 30 di settembre non consente di
essere tranquilli e nemmeno ottimisti sulla vicenda dell’Ilva . Il Ministro
afferma “ sappiamo cosa bisogna fare, si tratta solo di decidere quali sono gli
interventi fattibili” e ancora più chiaro, sulle prescrizioni Aia “ più secca e
con molto meno prescrizioni”. Sconfessate gran parte delle 462 prescrizioni
rilasciate con l’Aia dell’agosto 2011. Ma c’è di più. A noi sembra che intorno
alla nuova Aia, da confezionare in 40 giorni ci sia solo tanto, ma tantissimo
fumo, e null’altro

Ilva sa benissimo le cose che deve fare e a tal fine ha
sottoscritto, con Regione, Provincia , Comuni e Ministeri dell’Ambiente, dello
Sviluppo , della Salute molti Atti d’Intesa:
1) in data 8 gennaio 2003 avente ad oggetto gli “Interventi per il
miglioramento dell’impatto ambientale dello stabilimento ILVA di Taranto;
2) in data 27 febbraio 2004 , avente ad oggetto gli “Interventi
per il miglioramento dell’impatto ambientale dello stabilimento ILVA di
Taranto”, con cui l’ azienda si impegnava a presentare un documento contenente
le prime indicazioni delle aree di intervento interessate dall’adeguamento alle
BAT, anche con riferimento alle migliori tecniche disponibili relative alla
produzione e lavorazione dei metalli ferrosi contenute nei documenti comunitari
di settore e nelle linea guida nazionali;
3) in data 15 dicembre 2004, avente ad oggetto gli “Interventi per
il miglioramento dell’impatto ambientale derivante dallo stabilimento ILVA di
Taranto”, che confermava, in particolare, l’impegno assunto nei due precedenti
Atti di Intesa a presentare, entro 9 mesi dall’entrata in vigore del Decreto
Ministeriale di emanazione delle linee guida per l’individuazione e
l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili per il settore siderurgico,
il “Piano di adeguamento, ove necessario, degli impianti esistenti dello
stabilimento di Taranto, alle migliori tecniche disponibili”;il documento
contenente le prime indicazioni delle aree di intervento interessate
dall’adeguamento alle B.A.T (migliori tecnologie disponibili) , presentato da
ILVA, in data 21/04/2004, alla Direzione generale per la salvaguardia ambientale
del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio (DGSAMATT), competente
in materia di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), per consentire ad essa
di anticipare l’avvio delle relative azioni istruttorie; il “Piano di interventi
per l’adeguamento dello stabilimento alle Linee Guida BAT”, inviato da ILVA, in
data 19/07/2005, alla DGSAMATT e predisposto, secondo gli impegni assunti con
l’Atto di Intesa 15/12/2004, conformemente alle emanate Linee Guida di cui al
D.M. 31/01/2005, pubblicato sulla G.U. 13/06/2006, n. 135; l’Atto d’Intesa
integrativo dei precedenti , stipulato il 23 ottobre 2006 con cui l’Azienda,
confermando gli impegni assunti con i precedenti Atti d’Intesa, prevedeva
ulteriori attività finalizzate, all’identificazione delle principali sorgenti
emissive di polveri pesanti e alla rilevazione dell’eventuale presenza di
diossine o furani nei fumi dell’impianto di agglomerazione.
Inoltre fu istituita nel novembre 2005 la Segreteria Tecnica di
supporto alla DGSAMATT per l’esame delle problematiche riguardanti l’attuazione
degli adeguamenti degli impianti esistenti dello stabilimento ILVA alle migliori
tecniche disponibili (BAT) di cui agli Atti d’Intesa citati. La Segreteria
Tecnica formulò delle raccomandazioni al “Piano d’interventi per l’adeguamento
dello stabilimento alle Linee Guida BAT”, presentato da ILVA nell’aprile 2006 e
che riguardavano il ciclo acque, il ciclo rifiuti, i residui, i sottoprodotti, i
gas siderurgici e le emissioni in atmosfera, nonché una dettagliata indicazione
degli interventi di adeguamento e relativi cronoprogrammi di attuazione,
comprese le stime dei costi.
Altro “fumo mediatico” che si apprende dei giornali sarebbe il
coinvolgimento dell’Istituto Superiore di Sanità, della segreteria tecnica del
Ministero e della delegata del ministero per le Bat in UE. Quest’ultima davvero
sembra la “ciliegina sulla torta”, buona peri media, giacché è un soggetto che
partecipa unicamente all’analisi dei Brefs che ripetiamo, sono solo documenti di
riferimento per la redazione di Linee Guida Nazionali e tutti noti a chi fa
istruttorie di Aia . Tutte le “partecipazioni” oggi declamate dal Ministro erano
tutte previste nell’Accordo di Programma (AdP) sottoscritto l’11 aprile 2008 :
fu istituito con l’AdP, un Comitato di Coordinamento con rappresentanti del
Ministero dell’interno, del Ministero della salute, del Ministero dello sviluppo
economico che doveva avvalersi di Ispra (Istituto Superiore Protezione Ricerca
Ambiente ) e di esperti provenienti da enti di ricerca o altri organismi, quali
il CNR (Consiglio Nazionale Ricerche) , l’ISPESL (Istituto Superiore Prevenzione
Sicurezza Lavoro) , l’ISS (Istituto Superiore Sanità) , l’ENEA e l’ASL
territorialmente competente. Ilva nel Piano di Interventi per l’adeguamento alle
Bat ha anche quantificato il costo degli interventi e parliamo del 2007 e con
insufficienza di analisi delle problematiche: “L’ammontare complessivo, pari a
472 milioni di euro” (altro che i 146 milioni offerti!!!) per 64 proposte che
riguardano la cokeria, l’agglomerato, gli altiforni, le acciaierie, i laminatoio
a caldo, i tubifici , i rivestimenti, lo stoccaggio materie prime. Proposte che
furono contestate puntualmente dalle osservazioni dei comitati ambientalisti e
definiti in parte , come interventi per manutenzione, rifacimenti, adeguamenti
tecnologici per produttività e qualità.
Addirittura nel marzo 2008 fu presentata la documentazione
dell’utilizzo nel ciclo di produzione della ghisa del famigerato pet coke e del
catrame di cokeria come sostitutivo del carbon fossile in percentuali del 5
-10%. Tutto quello che s’ha da fare è conosciuto da Ilva e dalle Istituzioni e
appaiono pertanto preoccupanti le letture, divagatorie e riduttive del Ministero
che afferma di auspicare un’Aia concentrata su “monitoraggio, emissioni
fuggitive ossia non convogliate degli impianti a caldo e il parcogeominerario”
ma con interventi nei confronti di quest’ultimo selezionati perché “sono
stoccati materiali molto diversi con differenti rischi di polverosità” insomma
scordatevi che il parco di stoccaggio dei minerali sia completamente coperto
benché sia , una richiesta che emerge anche nelle perizie. A questo punto vista
che per il Ministero dell’Ambiente , pare insufficiente la mole di documenti,
verifiche, segreterie tecniche, atti d’intesa e proposte che da almeno un
decennio riguardano gli interventi su Ilva propongo di far intervenire gli
esperti del Ministero che sono intervenuti in Cina. Bisogna sapere che il
Ministro Clini nel 2005 è stato assegnatario da parte del Governo cinese e come
riconoscimento per la cooperazione italiana nel settore ambientale in Cina,
dell’importante “Premio Internazionale per la Scienza e la Tecnologia”.
In verità molti italiani non sanno che il Ministero dell’Ambiente
italiano, dall’anno 2000 ha sviluppato in Cina 57 linee progettuali,
cofinanziando progetti ambientali per un primo importo paria 108 milioni di euro
e un secondo programma dal costo stimato di 190 milioni di euro. Il nome di
alcuni progetti suona davvero come una nemesi storica per la Città di Taranto e
non solo : “ il monitoraggio e la gestione della qualità dell’aria nelle città
cinesi “, “ Protezione e conservazione delle risorse idriche” e che riguarda la
maggiore fonte di approvvigionamento di Pechino il Miyun Reservoir, la
Prevenzione e il controllo dell’inquinamento atmosferico (..monitoraggio
sorgenti inquinanti nell’area urbana di Shangai), “ Elaborazione Programma per
l’eliminazione delle sostanze chimiche controllate dalla Convenzione ONU sulle
sostanze organiche persistenti” (..insomma i PCB , diossine e furani..in Cina
però!!) e il “ China CDM Study Project” un progetto che ha consentito la messa a
punto di una metodologia nei due settori chiave dell’economia cinese la
SIDERURGIA e l’edilizia .Tratteremo compitamente in un prossimo articolo della
“triade della nuova Aia “: monitoraggio, emissioni fuggitive e parco
geominerario ma anche dell’uso del pet coke e del catrame di cokeria.

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article30801 


Sunto campagna
straordinaria di caratterizzazione IPA vento selettiva nel comune di
Taranto.

Campagna straordinaria di caratterizzazione IPA
vento selettiva a Taranto


Taranto, 05/07/2011 – ARPA Puglia ha realizzato una campagna
straordinaria di caratterizzazione
IPA vento selettiva nel comune di
Taranto. Si pubblicano i primi rapporti
di prova
 relativi al sito Peyrani, situato tra ILVA e la raffineria. Si
evince che la concentrazione di benzo(a)pirene sottovento nei pressi
di ILVA è pari a 4.46 ng/m3, molto più alta di quella sopravento (0.06) e di
quella con calma di vento (0.27). Se ne deduce il contributo praticamente
esclusivo di ILVA. Per le diossine i valori più alti si registrano nella
cartuccia associata alla calma di vento (64 fg TEQ/m3) rispetto ai valori
sottovento (44 fg TEQ/m3), che comunque sono tre volte più alti dei valori
sopravento (13 fg TEQ/m3). Si tratta peraltro di valori assoluti di diossine non
elevati. Nessuna differenza tra i valori di PCB nelle tre cartucce, valori
comunque in assoluto molto contenuti.

05/07/11

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