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TARANTO: DIRITTO AL LAVORO O DIRITTO ALLA SALUTE?

TUTTI sapevano TUTTO!

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Diossina e ossido di ferro dall’Ilva. “Il ministero sapeva tutto dal 2011”


C’è
poco da scherzare

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TARANTO: DIRITTO AL LAVORO O DIRITTO ALLA SALUTE?

I
telegiornali hanno trasmesso immagini relative all’ILVA di Taranto che
mostrano fatti recentissimi e sconvolgenti di inquinamento ambientale
.
L’Ordine dei Medici della Provincia di Taranto ha pubblicato un
documento dove invita i genitori del quartiere Tamburi
a impedire che i loro bambini possano giocare a contatto con la
terra
e sollecitandoli al ritorno a casa a fare immediatamente
una doccia e lavare i vestiti
, evitando in ogni circosatanza che
corrano sul prato.  Un magistrato serio e rigoroso come Patrizia
Todisco
ha firmato una ordinanza di sequestro degli
impianti dell’ILVA per gravissime violazioni accertate
che hanno causato morti
. Gli ultimi dati ambientali disponibili (resi
noti a inizio 2012) indicano che nel 2010 l’ILVA ha emesso dai propri
camini:

  • 4mila tonnellate di polveri
  • 11mila tonnellate di diossido di azoto
  • 11mila e 300 tonnellate di anidride solforosa
  • 1 tonnellata e 300 chili di benzene
  • 338,5 chili di IPA
  • 52,5 grammi di benzo(a)pirene
  • 14,9 grammi di composti organici di benzo-p-diossine e
    policlorodibenzofurani (PCDD/F)

Parliamo insomma di circa
150 kg di sostanze emesse ogni anno per ciascun residente.
Uno
studio (denominato Sentieri), dell’Istituto Superiore di
Sanità
, pubblicato sulla rivista scientifica “Epidemiologia e
Prevenzione
” nel dicembre 2011, indica il numero di morti in eccesso nelle
popolazioni che vivono nei 44 Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche
(SIN). I dati dei ricercatori descrivono una media di 1.200 morti in
eccesso all’anno
nel periodo 1995-2002 (cioè 1.200 decessi in più di
quanti statisticamente ne sarebbero stati attesi). Molti di questi
decessi sono legati a tumori polmonari, a tumori della pleura e a tumori del
fegato
.
Tuttavia, i dati resi pubblici in queste
ultime settimane non indicano la quantità di sostanze cancerogene
presenti attualmente
nel suolo, nel sottosuolo, nelle acque sotterranee
e nei sedimenti marini di Taranto. Né indicano quanti bimbi, quante
donne, quanti operai si sono ammalati e sono morti negli ultimi due-tre
anni.

Io credo che il Ministero della Salute ed il Governo
debba rendere immediatamente pubbliche tutte le informazioni scientifiche di cui
dispone. Solo sulla base di dati scientifici recenti e certi si possono prendere
delle decisioni che siano nell’interesse di chi vive e lavora a
Taranto.

E comunque non si possono mettere in un conflitto
irrisolvibile due diritti fondamentali come il lavoro e la salute.
L’articolo 41 della Costituzione parla chiaro:
l’iniziativa economica non può svolgersi in modo da recare danno alla sicurezza
delle persone. Se qualcuno ha sbagliato deve pagare e farsi carico di
riconvertire il sito industriale con percorsi lavorativi che abbiano come
protagonisti gli stessi lavoratori dell’ILVA e dell’indotto.

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