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Diossina e ossido di ferro dall’Ilva “Il ministero sapeva tutto dal 2011”

20/08/2012 – i militari
avevano assistito personalmente agli sbuffi di fumi rossi dell’acciaieria

Diossina e ossido di ferro dall’Ilva “Il
ministero sapeva tutto dal 2011”

Il rapporto dei carabinieri

del Noe fu inviato alla Prestigiacomo: “Emissioni diffuse”

guido ruotolo
inviato a taranto
L’esplosivo rapporto del Noe (Nucleo operativo ecologico) dei
carabinieri di Lecce del maggiore Nicola Candido, che documentava il disastro
ambientale di Taranto, con le fughe di emissioni «diffuse e fuggitive» dagli
impianti di area a caldo dell’Ilva, arrivò a Roma, al ministero dell’Ambiente.
Eravamo alla vigilia dell’approvazione, dopo sette anni, dell’AIA,
l’Autorizzazione integrata ambientale, e non successe nulla.
Nessun intervento,
interrogativo, nessuna iniziativa fu presa. Eppure, quel rapporto del Noe con la
denuncia di centinaia di «eventi irregolari» è parte integrante delle accuse
mosse dalla Procura di Taranto all’Ilva.



L’allora ministro per
l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, giura che non vi furono pressioni di sorta
per l’AIA, che fu approvata il 4 agosto del 2011. Anche se dalle intercettazioni
telefoniche e ambientali risulta, invece, che i dirigenti dell’Ilva si mossero
con funzionari della Regione Puglia e con la commissione ministeriale per
addolcire l’AIA. Ma rimane un mistero come della prova dell’inquinamento in
corso a Taranto nessuno tenne conto. Era l’aprile dell’anno
scorso.


Circolavano in rete video o fotografie che riprendevano «strani»
sbuffi dall’acciaieria dell’Ilva e più in generale dall’area a caldo dello
stabilimento. Con il via libera della procura, il Noe dei carabinieri di Lecce
piazzò alcune telecamere esterne ai perimetri dell’Ilva. Mise sotto
intercettazione visiva e sonora per quaranta giorni quello che accadeva, 24 ore
su 24, nella acciaieria più grande d’Europa.
E registrò il cosiddetto
fenomeno di «slopping» in occasione delle colate d’acciaio, la fuoriuscita cioè
di ossido di ferro, una nuvola rossastra che posandosi sporca di rosso gard rail
e asfalto della provinciale, dall’acciaieria 1 e 2.

Dal primo aprile al 10 maggio del 2011 furono segnalati 121 fenomeni di
«slopping» all’acciaieria 1 e 65 all’acciaieria 2. Nel secondo caso, la metà di
quelle emissioni dell’acciaieria 1. E per gli uomini del Noe che fecero domande
e acquisirono documentazione, fu chiara la ragione della differenza:
all’acciaieria 2 erano stati montati sistemi di captazione di fumi più moderni.
In ogni caso, la dimensione dei fenomeni era tale che non potevano essere
giustificati per la eccessiva frequenza.

Naturalmente viene spontaneo
chiedersi se rispetto a un anno fa la situazione è migliorata o meno.
E la
risposta (molto informale) che arriva da chi monitora l’inquinamento è che gli
«slopping sono ridimensionati ma non eliminati». Ma perché avvengono e cosa si
può fare per eliminarli? Intanto è evidente che la differenza tra le due
acciaierie indica una possibile soluzione, sull’efficacia dei sistemi di
captazione, poi la causa potrebbe trarre origine da «rotture meccaniche», da
«errori tecnici», dalle stesse «torce meccaniche».
L’attività di monitoraggio
del Noe dei carabinieri di Lecce, nella primavera dello scorso anno non si fermò
soltanto alle acciaierie. Dalla gestione dei rottami ferrosi, un’area all’aperto
dove attraverso piccole colate di materiali incandescenti, ad alta temperatura,
viene recuperato il ferro, si notavano, di notte, dei bagliori. Erano emissioni
in atmosfera di fumi non captati. E poi le cosiddette torce, collegate
all’acciaieria, dove vengono convogliati i gas della colata. Sono dei sistemi
d’emergenza che per gli 007 del Noe in realtà servono a smaltire gas, ovvero
rifiuti che dovrebbero essere recuperati diversamente.

Il rapporto del
Noe dei carabinieri di Lecce è parte integrante delle accuse della Procura di
Lecce che, tra l’altro, trova conferme nel lavoro dei periti chimici durante
l’incidente probatorio. E sempre al Noe toccò verificare alcuni esposti con
allegati video su quello che accadeva nel reparto cokerie. Il 28 novembre del
2011, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce entrarono all’Ilva.
Scrive il gip Patrizia Todisco: «L’esito fu sconcertante. Durante la fase di
scaricamento i militari notavano personalmente, in sede di sopralluogo, la
generazione di emissioni fuggitive provenienti dai forni che, una volta aperti
per fare fuoriuscire il coke distillato, lasciavano uscire i gas del processo
che invece dovrebbero essere captati da appositi aspiratori/abbattitori».


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