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Una fionda per Davide?

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ILVA: MILLE IN PIAZZA A TARANTO E APPLAUSI A GIP

 

OPERAIO SIDERURGICO
CATALDO RANIERI È IL SIMBOLO DELLA PROTESTA
(dell’inviato Roberto
Buonavoglia)
 
Non chiamatelo capopopolo, potrebbe offendersi. Ma il
carisma di Cataldo Ranieri, operaio dell’Ilva di 42 anni, è tipico di chi le
battaglie ha deciso di farle sul serio e non certo contro la magistratura ma per
difendere dall’inquinamento industriale la sua città. Lui, addetto agli impianti
marittimi del siderurgico tarantino, che – dice – da «tre anni sono sotto
sequestro con facoltà d’uso», è in grado di parlare alla gente, di scandire
quelle parole che la politica ha smesso da tempo di pronunciare. È capace pure
di emozionarsi. I cittadini lo sanno e lo seguono, come un capopopolo. Per
questo oggi pomeriggio Ranieri e gli aderenti al ‘comitato cittadini e
lavoratori liberi e pensantì, del quale l’operaio è portavoce, sono riusciti a
portare nella centralissima piazza della Vittoria circa mille persone. È vero,
non si tratta di molta gente anche se mancano tre giorni a Ferragosto e la città
è semi deserta, ma a Taranto tante persone per strada a parlare dell’Ilva e di
tumori su invito di un gruppo di comitati non si erano mai viste. E poi è la
piazza a mormorare che finalmente qualcosa si muove e che l’anello di
congiunzione tra i vari comitati e associazioni è proprio questo ragazzone
biondo che si consegna alla folla, alle telecamere e ai flash con ciabatte
infradito, bermuda e t-shirt. Per spiegare subito di che pasta è fatto dice di
essere «politicamente indipendente», di lavorare all’Ilva da 15 anni, di avere
due figli maschi di 9 e 13 anni e aver un mutuo sulle spalle da 650 euro al mese
che finirà di pagare tra 25 anni.
Quindi, è uno che ha certamente bisogno di
lavorare per vivere.
Ma dice di essere felice di «avere finalmente rotto le
catene» per dire alla gente «che i politici hanno tradito i tarantini perchè non
sono mai intervenuti per fermare l’Ilva che avvelena Taranto», e ai suoi
colleghi «che non si può barattare un posto di lavoro con la salute dei nostri
figli».
Ranieri è il primo a parlare alla folla, poi interverranno gli
aderenti ad altri comitati. Ma quello che subito balza all’attenzione è la
voglia dei tarantini di dire basta.
Infatti, non si era mai vista una piazza
acclamare a squarciagola come si fa allo stadio il nome di un giudice, il gip
Patrizia Todisco, che ha deciso di sequestrare le aree a caldo dell’Ilva e che
ha avuto il coraggio di ribadire che gli impianti vanno fermati. Al magistrato
la folla ha riservato anche un applauso scrosciante. «Mentre fino a qualche mese
fa – ha detto Ranieri – si invitava la magistratura a fare il proprio dovere
sull’inquinamento provocato dall’Ilva, ora ci sono attacchi anche politici a un
giudice che ha fatto solo il suo dovere».
«La gente – sottolinea l’operaio –
sa che la classe politica che finora ci ha rappresentato qui a Taranto ci ha
tradito e non è mai intervenuta per fermare l’Ilva che avvelena la
città».
Bacchettate non sono mancate al governo che ha deciso di inviare a
Taranto il 17 agosto prossimo tre ministri. «Vengono – dice Ranieri, a cui fanno
eco gli esponenti di altri comitati – per tutelare gli interessi dell’Ilva: noi,
tre ministri, li avremmo voluti qui a Taranto per i bambini del rione Tamburi
intubati in ospedale perchè ammalati di tumore». Ed è stata proprio una storia
di tumore che lo ha indotto a fondare il comitato. «Il 27 luglio – racconta
emozionato – stavamo bloccando il ponte girevole per protestare contro il
sequestro dell’Ilva; mi si è avvicinato un automobilista e mi ha detto: ‘Io devo
passare, devo accompagnare mia moglie a fare la chemioterapià. Da quel giorno –
sospira – la mia vita è cambiata».
(ANSA).
 
 
 
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