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Certo che sarebbe una grande soddisfazione se La Repubblica riconoscesse
che la questione dell’idoneita’ dei membri della commissione IPPC per l’AIA Ilva
venne sollevata da questo blog… 

Sul
presidente Dario Ticali clicca qui 

Ilva, autorizzazioni pilotate e corruzioneadesso la Finanza indaga
sull’azienda

L’inchiesta della Guardia di Finanza gira intorno all’Aia, l’autorizzazione
che nel 2011 fu rilasciata dal governo Berlusconi. In alcune foto il passaggio
di 10 mila euro al perito del tribunale. Il figlio del patron accusato di
corruzione  di MARIO DILIBERTO e GIULIANO FOSCHINI



L’AIA

Il
centro dell’inchiesta della Guardia di finanza gira attorno all’Aia,
l’autorizzazione integrata ambientale che il 4 agosto del 2011 il governo
Berlusconi rilasciò dopo quasi otto anni di discussione. Bene, il sospetto delle
Fiamme gialle è che in quel documento (che ora il ministro Clini vuole rivedere
al più presto) i limiti di inquinamento siano stati disegnati appositamente
sulle emissioni dell’Ilva. E’ un fatto, viene ricostruito in un’informativa, che
l’allora capo delle relazione esterne dell’azienda, Girolamo Archinà (rimosso
ora dal prefetto Bruno Ferrante) fosse in rapporti con i membri di quella
commissione. “L’effettiva e la buona riuscita dei contatti – annota la Finanza –
si rileva, come si accennava in precedenza, dai costanti aggiornamenti che egli
fornisce ai vertici aziendali, con i quali ovviamente condivide le strategie da
porre in atto, recependo le direttive che di volta in volta vengono 

impartite. Nello specifico emerge come
anche a livello ministeriale fervano i contatti non proprio istituzionali per
ammorbidire alcuni componenti della Commissione IPCC AIA; con i predetti le
relazioni vengono mantenute da tale Vittoria Romeo e in parte anche
dall’avvocato Perli””, entrambi consulenti dell’azienda. Ed è un fatto che
l’avvocato milanese Franco Perli parlando con Fabio Riva dice: “La Commissione
ha già accettato il 90% delle loro osservazioni e che non vi saranno sorprese,
anche se la visita va un po’ pilotata”.

Vittoria Romeo parla al telefono
con Fabio Riva e spiega le loro modalità di movimento.

R.: “Allora
dicevo ad Archinà, se Palmisano che è quello della Regione, tira fuori
l’argomento in Commissione, siccome l’Arpa deve ancora dare il parere sul
barrieramento e a noi serve un parere positivo per continuare a dimostrare che
non dobbiamo fare i parchi…”. 

Riva: “E’ chiarissimo. Però siccome
noi non possiamo assolutamente coprire i parchi perché non è fattibile… tanto
vale rischiarla così”.

R.: “Valutiamo se la cosa in questi giorni la
teniamo al livello di Ticali, Pelaggi, Mazzoni (ndr, presidente e membri della
commissione) oppure…”. 

Riva: “No, picchiamo…. picchiamo
duro….”.

Fabio Ticali era il presidente di quella commissione Aia. La
sua nomina destò un certo scalpore: proprio Repubblica raccontò che
furono fatti fuori esperti e messi nella commissione Aia signori nessuno, quasi
tutti siciliani, come l’allora ministro Stefania Prestigicomo. E che fu scelto
il trentenne Ticali a capo della commissione che aveva come pubblicazione più
importante una sul ravaneto stradale.

LA
CORRUZIONE

L’attenzione della Finanza si è concentrata prima
sull’incontro tra Archinà e il perito del pm, il professor Lorenzo Liberti.
Secondo l’accusa ci fu un passaggio di diecimila euro (documentato da alcune
fotografie) per ammorbidire una perizia. Secondo gli investigatori anche Fabi o
Riva sapeva, tanto da essere ritenuto responsabile di concorso morale nella
corruzione.

Riva: “Ieri come è andata?”.

A.: “E’ andata
secondo le aspettative…”. 

Archinà, appunta la Finanza, “dice al Fabio
Riva che consegnando in anteprima le analisi, potrà iniziare a lavorare (sul
Liberti) affinché non nasconda che il profilo è identico, bensì che attesti che
comunque le emissioni di diossina prodotte dal siderurgico siano in quantitativi
notevolmente inferiori a quelli accertati all’esterno”.
I Riva quindi
vogliono addomesticare le perizie. E forse lo fanno con il denaro. Capita anche
che conoscano i risultati in anticipo. Al telefono parla ancora una volta Fabio
Riva. 

Riva: “La perizia tecnica sembrava andasse tutto bene…
non lo so che caz… è successo… Però è succulenta la cosa di beccare un Riva
giovane.. eh papà…”. 

FUMO NEI COMUNICATI

Agli atti c’è anche
un incontro tra Nichi Vendola, Fabio Riva, Girolamo Archinà e il direttore
dell’Ilva Capogrosso. Proprio Fabio Riva ne parla con il figlio Emilio (omonimo
del nonno) che suggerisce: “Facciamo un comunicato stampa fuorviante, tanto per
vendere fumo dicendo che va tutto bene e che Ilva collabora con la Regione”.
Proprio i giornalisti sono un problema per l’azienda. Tanto che ci sarebbero
rapporti “pericolosi” (la Procura sta inviando gli atti all’ordine). Archinà è
molto seccato delle notizie sui giornali. “Mi sto stufando perché fino a quando
io sò stato accusato di mantenere tutto sotto coperta, però nulla è mai
successo… nel momento in cui abbiamo sposato la linea, la trasparenza, non ci
raccogliamo più…. La situazione è complicata e se non si ha l’umiltà di dire
ritorniamo tutti a nascondere tutto”.  (La
Repubblica)

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