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ILVA Taranto / legalità e libertà, poggiano sull’equilibrio e sulla separazione dei poteri: il governo tra caso AIA e nomine dubbie affossa la democrazia

 

ILVA Taranto / legalità e libertà, poggiano sull’equilibrio e  sulla separazione dei poteri: il governo tra caso AIA e  nomine dubbie affossa la democrazia

mercoledì 15 agosto 2012 di Erasmo Venosi
La vicenda dell’Ilva e la paventata ipotesi di emanazione di un
decreto che sospenda l’ordinanza del GIP di Taranto, da il senso e la misura della precarietà raggiunta della nostra democrazia e della teorica e strumentale sovranità del popolo che, tale non è se non si accompagna all’effettiva sovranità della legge. È insufficiente una Costituzione fatta di belle parole come insufficienti sono le promulgazioni di leggi se è messa in discussione, una prassi giudiziaria garante dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
Nella Democrazia reale la legge ha potere assoluto.
Negli Stati Uniti circa un decennio fa accadde un episodio, la cui
modalità di soluzione dimostra la differenza che intercorre tra astratte
garanzie scritte sulla Carta e la loro effettiva applicazione. La Microsoft di
Bill Gates, azienda essenziale per l’equilibrio dell’economia statunitense a
causa dell’enorme valore delle sue esportazioni fu denunciata e condannata per
violazione della legge antitrust. Il Principio di ogni vera democrazia che,
consente di proteggere legalità e quindi libertà, poggia sull’equilibrio e sulla
separazione dei poteri.
La vicenda Ilva e dello strumento che, avrebbe dovuto consentire
la riduzione integrata dell’inquinamento è emblematica e rappresentativa di come
sia tutelata la salute e l’ambiente in Italia. La fabbrica avrebbe dovuto
dotarsi di tecnologie a basso impatto da almeno un decennio e per effetto di
cogenti norme comunitarie e interne. Invece tra legge, decreti attuativi e
cavilli procedurali siamo arrivati alla situazione di oggi. Attenzione:
l’autorizzazione integrata ambientale quale strumento di gestione
dell’inquinamento determinato dal settore produttivo, riguarda circa 200
impianti di competenza statale e 8000 di competenza regionale sui quali grava un
colpevole silenzio. La vicenda della Commissione del Ministero dell’Ambiente per
la concessione delle AIA è emblematica per comprendere, la concezione che i
legislatori e il Governo hanno di questi importanti strumenti operativi.
La Commissione AIA nominata dal Governo Prodi, fu esautorata dal
Governo Berlusconi nel luglio del 2008. Il Ministro dell’Ambiente nominò una
nuova Commissione, in cui emergevano alcune caratteristiche “particolari” : il
presidente era un ingegnere laureatosi sei anni prima e che faceva il
ricercatore nella Università privata siciliana Kore di Enna: tra le sue
pubblicazioni più significative emergevano le “Potenzialità del ravaneto nella
tecnica delle costruzioni stradali” oltre a una pubblicazione sulla gestione dei
rifiuti urbani in Sicilia. Altro elemento che colpì, fu la presenza di tre
magistrati della terza sezione del Tar del Lazio sotto cui ricadono le
valutazioni sui ricorsi all’Aia. Relativamente all’Aia , mentre il Gruppo
Istruttore del Ministero dell’Ambiente nominato per Ilva ed esautorato nel 2008
era composto da tre ingegneri , un chimico e un medico . Il Gruppo della
Commissione nominata dal Ministro Prestigiacomo per l’Aia su Ilva aveva come
presidente l’Ing. Bonaventuura Lamacchia deputato per la lista Dini e poi Udeur
costretto alle dimissioni per condanne a 2 anni e 5 mesi. In seguito fu nominato
un nuovo gruppo Istruttore, composto da due ingegneri, un chimico e due
magistrati della terza sezione del Tar del Lazio, Stefano Castiglione e Umberto
Realfonzo come è possibile riscontrare nel decreto del Ministro dell’agosto
2011.
A me pare non proprio il massimo, affidare un’istruttoria tanto
complessa che comprende, una cokeria, un impianto di agglomerazione, un
altoforno, un’acciaieria, la produzione di laminati e di tubi e che occupa
un’area nella sola Città di Taranto, equivalente a un quadrato avente un lato
lungo 3 km a un gruppo tecnico che, su cinque commissari ne comprende due che
sono magistrati amministrativi ovvero totalmente ignari dell’oggetto della
istruttoria.
Oggi responsabili istituzionali, politici, sindacalisti e
giornalisti parlano e citano Ilva come la più grande azienda siderurgica
d’Europa di cui non se ne può fare a meno, ma nessuno di questi soggetti ha mai
aperto bocca sui patologici ritardi nella applicazione della normativa sull’Aia
, sulla distruzione della Commissione Aia insediata dal precedente Governo per
motivazioni clientelari (la maggioranza dei nuovi commissari erano siciliani
come il Ministro) e l’immissione di tre magistrati della terza sezione del Tar
del Lazio competente per la valutazione dei ricorsi all’Aia.
Nessuno si è mai interrogato sui potenziali rischi per una Città
che, ha dieci impianti a rischio di incidente rilevante. Criminale chi ha
concesso ripotenziamenti d’impianti, nuove centrali in una Città in emergenza
ambientale da venti anni. E ancora mi piacerebbe leggere dichiarazioni da parte
dei Bersani, di Casini, di Alfano e dell’incredibile tuttologo onnipresente ex
direttore generale del Ministero dell’Ambiente per sapere a che punto si
trovano, i circa 8200 procedimenti potenziali di Aia che rappresentano l’unico
strumento di tutela di quel bene primario e fondamentale che si chiama salute  
 
Quando questo Ministro “performante“ adempierà quanto disposto
dall’art 13 dell’ex dlgs 59 del 2005 istituendo l’Osservatorio IPPC
sull’applicazione comunitaria, nazionale e regionale della direttiva sull’Aia e
posto al servizio delle autorità competenti? Dall’istituzione dell’Osservatorio
discende l’obbligo per l’Autorità Competente di comunicare annualmente al
Ministero dell’Ambiente i dati concernenti, le domande di Aia ricevute, le
autorizzazioni rilasciate e i successivi aggiornamenti oltre che un rapporto
sulle situazioni di mancato rispetto delle prescrizioni dell’autorizzazione
integrata ambientale. Chissà egregio Ministro Clini se la vera ragione per la
mancata istituzione dell’Osservatorio non sia rappresentata da quanto prescrive
il quarto comma dell’art 13 dell’ex dlgs 59 del 2005 ? “ Al funzionamento
dell’osservatorio si provvede mediante le risorse umane, strumentali e
finanziarie in dotazione del Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio a legislazione vigente. Ai componenti dell’Osservatorio non spettano
compensi, ne’ rimborsi spese e gli stessi assicurano la partecipazione
nell’ambito delle attività istituzionali degli organismi di provenienza. In ogni
caso dall’attuazione del presente articolo non derivano oneri aggiuntivi a
carico dello Stato”.
 
 
 
 
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