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IL PRESIDENTE LOMBARDO PRENDE SALUTA E VA VIA ESCE DI SCENA?

Politica
02/08/2012 – intervista

Lombardo: “Tutti mi chiedevano favori e ora sono Satana”

Il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo in aula nel momento in cui ha presentato le dimissioni

L’ex governatore: «Smetto
con la politica, ma l’Mpa farà  il 20%»

AMEDEO LA MATTINA
roma
Presidente Lombardo, cosa farà adesso che si è dimesso? Si ritira nella sua casa di campagna in contrada San’Antonino, in provincia di Catania? Farà come Cincinnato in attesa di essere chiamato dalla politica?
«Macché, basta con la politica. Cincinnato aveva 40 anni e io ne ho 62. Sono gli altri, i giovani autonomisti che devono andare avanti. Io sto fuori, mi voglio finalmente godere il mio “buen retiro” dove ho sette specie di galline e da lì osservare lo spettacolo esilarante di una campagna elettorale dove i candidati sono più dei partiti. Ma lei lo sa che nei 4 anni in cui sono stato presidente siciliano ci sono andato tre volte?».

Difficile credere che lei smetterà di fare politica. Non si candida alle regionali e nemmeno alle prossime politiche?
«Esatto. Certo darò un contributo agli amici che me lo chiederanno, andrò un po’ in giro. Anche se mi e ci descrivono come brutti, sporchi e cattivi, il movimento politico che ho fondato non scomparirà, anzi sono sicuro che avrà un ottimo risultato. Prevedo un 20% e non si chiamerà più Mpa ma il partito dei siciliani».

Darà un contributo, sia lei sia le persone che in questi anni ha assunto, soprattutto nelle Asl e nel settore della sanità?
«Smettiamola con questo tormentone. Durante la mia presidenza non c’è stata una sola assunzione ingiustificata. Tutte le persone nominate negli enti ospedalieri e per le cariche dirigenziali delle Asl andavano nominate perché bisognava riempire caselle lasciate vuote in seguito a dimissioni o a pensionamenti. Se non lo avessi fatto commettevo il reato di omissione d’atti d’ufficio».

Ma sono tutti targati “LombardoMpa”?
«Ancora con questa storia del clientelismo… Senta, non facciamo gli ingenui o gli ipocriti. Tutti facevano segnalazioni, e quando dico tutti dico proprio tutti, deputati, senatori di tutti i partiti, nessuno escluso. Le dico di più: le segnalazioni sono arrivate anche da fuori il mondo politico, dal mondo degli imprenditori, delle forze dell’ordine, della chiesa, ma non ci trovo nulla di scandaloso se viene segnalato un bravo professionista. Anche lei poteva segnalarmi una persona meritevole… Qui adesso mi vogliono far passare per il diavolo mentre gli altri sono tutti delle verginelle. Ma su, finiamola con i luoghi comuni! Si è urlato allo scandalo perché, prima di dimettersi, ho nominato il nuovo assessore alle Autonomie e all’Energia. Era però necessario: il primo deve occuparsi delle elezioni regionali del 28 e 29 ottobre, il secondo dell’emergenza dei rifiuti, con tutto quello che sta succedendo nella discarica di Bellolampo a Palermo».

La Regione ha un buco nel bilancio di oltre 5 miliardi, la spesa sanitaria nel 2011 è aumentata del 7,36% rispetto all’anno precedente, i dipendenti sono 28 mila, i forestali un esercito…
«Intanto la Regione Siciliana non si trova in una situazione peggiore di molte altre Regioni. Per non parlare dei conti dello Stato, che ci deve un miliardo e ha utilizzato i nostri fondi Fas. Molte spese sono state tagliate, la spesa corrente è la stessa del 2011. Poi io mi sono trovato tutti questi dipendenti regionali, che dovevo fare? Ammazzarli, buttare per strada migliaia di padri di famiglia, gettando un cerino in una polveriera sociale? C’è tanta disinformazione, un’aggressione criminale nei miei confronti per uccidermi politicamente. Un morto che cammina, ma io mando tutti a quel paese. Allora è meglio separarci e vediamo se riusciamo a camminare con le nostre gambe».

Qual è stata la sua più grande amarezza?
«Intanto l’accusa di collusioni mafiose che dimostrerò essere falsa. Io non sono stato nemmeno ascoltato dai magistrati e prima ancora di ricevere un avviso di garanzia sono stato fucilato sulla pubblica piazza dai media. Poi c’è un’amarezza personale dovuta al tradimento di alcuni amici. Mi riferisco soprattutto a Nicola Leanza che era venuto da me piangendo quando nessuno voleva più candidarlo e invece con me è diventato segretario e capogruppo regionale dell’Mpa, deputato nazionale, presidente facente funzione della Regione. Ora è ritornato tra le braccia di Casini e di un partito che vuole mettere gli artigli sulla Sicilia. Ma Casini sappia che si è messo in casa un traditore, un trasformista, un quaquaraquà. Forse vanno cercando gente simile, degli ascari che predicano il rinnovamento e sono stati alla corte siciliana di Cuffaro fino a quando Cuffaro è caduto in disgrazia. Lui, Casini, è stato il beneficiario degli anni in cui l’Udc ha governato in prima linea la Regione Siciliana. Sono stati gli anni delle assunzioni facili e degli sprechi, che noi abbiamo cercato di correggere. Ora vediamo cosa metterà in campo, s’avanza un certo D’Alia: è il frutto del patto tra Bersani e Casini, una merce di scambio per compensare Casini che aspirava a fare il premier, il presidente della Repubblica… Come quando ai bambini si danno 10 euro più cinque caramelle. Magari gli faranno fare pure il presidente di una due Camere, più la Sicilia».

Questo è veleno puro.
«No, è la pura verità. Casini non vede l’ora di mettere le mani sul malloppo cuffariano in tutti i sensi».

Che intende?
«Oltre che i voti, lui e i suoi alleati vogliono scambiare la Sicilia con i petrolieri e i grandi gruppi imprenditoriali. Conosco poche persone che disprezzano la Sicilia come Casini».

Lei chi metterà in pista?
«Il mio assessore Russo, un ex magistrato antimafia. Secondo me, di fronte alla frammentazione di tutti i partiti e gli schieramenti, ha qualche chance di vincere se riuscirà a far conoscere la rivoluzione che ha fatto nella sanità».

Sicilia, via al gioco degli specchi

E il peggio deve ancora venire

MARCELLO SORGI
Anche se si ostina a ripeterlo con chiunque glielo chieda, sembra davvero difficile che il governatore dimissionario della Sicilia Raffaele Lombardo si ritiri a fare il Cincinnato. Lo farà, inevitabilmente, se le accuse sui suoi rapporti con la mafia dovessero essere confermate nel processo che lo attende di qui all’autunno. Ma nel caso, non impossibile, di un proscioglimento, sarà di nuovo in campo.

Le elezioni regionali anticipate ad ottobre rafforzano il ruolo, che la Sicilia ha avuto altre volte nella politica italiana, di laboratorio anticipatore, nel bene e nel male, di quel che sta per accadere a livello nazionale. Sono lontani i tempi in cui si sperimentavano a Palermo il primo centrosinistra o i governi di unità nazionale Dc-Pci. Più di recente, e assai più mediocremente, l’Assemblea Siciliana s’è trasformata in un’enorme provetta di ogni tipo di trasformismo e di frammentazione, con ben cinque maggioranze diverse che si sono trovate a sostenere Lombardo nelle sue giravolte, e un’infinità di scissioni e micro-fratture dei partiti, refrattari ormai a qualsiasi indicazione stabilita a livello nazionale. Al punto che, se i suoi guai giudiziari e il dissesto del bilancio siciliano non lo avessero travolto, il governatore avrebbe potuto continuare all’infinito il suo gioco, che prevedeva di mettersi in mezzo alla girandola impazzita dei novanta membri dell’Ars, per combinare ogni mese un nuovo governo appoggiato da una nuova maggioranza.

Eppure, malgrado la sua immagine arcilogorata, e i risultati catastrofici della sua gestione, politicamente Lombardo resta la prima, forse la principale incognita delle elezioni siciliane, ai cui nastri di partenza già s’affollano una decina di candidati alla successione. Il governatore può tentare di accordarsi con il centrodestra o con il centrosinistra, entrambi usciti scottati dalle precedenti alleanze con lui, ma interessati alla rete di clientele costruita ininterrottamente in questi anni e in grado mobilitare ancora un gran numero di voti. Oppure Lombardo potrebbe decidere di ricollocarsi al centro, per impedire a ciascuna delle due (o più) coalizioni di raggiungere la maggioranza. La legge elettorale siciliana agevola allo stesso modo l’aggregazione e la distinzione tra un partito e l’altro. E come s’è visto, il potere assoluto di sciogliere l’Assemblea e mandare a casa i deputati, fa del governatore (quello che c’è ancora per poco, e quello che verrà) l’unico vero dominus dei giochi politici nella regione. Alla luce di questo, il gioco degli specchi siciliano è appena cominciato. E purtroppo, c’è da temere, il peggio deve ancora venire

Video dalle ore 18:05

Repubblica Italiana
Assemblea Regionale Siciliana
XV Legislatura

RESOCONTO STENOGRAFICO

(Stesura provvisoria)
375ª SEDUTA

MARTEDI’ 31 LUGLIO 2012

Presidenza del Presidente Cascio
A cura del Servizio Lavori d’Aula
Ufficio dei Resoconti
La seduta è aperta alle ore 18.06
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che del verbale della seduta precedente sarà data lettura nella seduta successiva.
Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare
PRESIDENTE. Comunico che l’onorevole Musotto ha dichiarato di aderire al Gruppo parlamentare UDC.
L’Assemblea ne prende atto.
Comunicazioni del Presidente della Regione
PRESIDENTE. Si passa al punto all’ordine del giorno: Comunicazioni del Presidente della Regione. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che siamo tutti noi consapevoli che il nostro Paese, l’Italia e la Sicilia vivono un momento molto difficile, un momento molto critico. Ne abbiamo parlato in occasione dell’ultima comunicazione che ho reso a loro tutti, alla vigilia dell’incontro che una delegazione del Governo ha avuto con il Presidente del Consiglio e con alcuni suoi ministri.
Questo, ovviamente, avviene nel contesto di una crisi finanziaria che non risparmia nessun continente in un momento nel quale recessione, disoccupazione, sostenibilità dei conti, oltre che essere entrati nel linguaggio comune, sono fatti che assillano, giorno per giorno, le classi dirigenti e i cittadini. Abbiamo fatto i conti, in questi quattro anni e più, con molte manovre del Governo nazionale che abbiamo dovuto fronteggiare, che ci hanno imposto, ovviamente, dei vincoli e però abbiamo visto che la situazione è tale per cui – non vorrei ripetere il raffronto – ma il debito del nostro Paese, il debito pubblico è cresciuto fino a toccare il culmine dei circa duemila miliardi di euro per un rapporto con il PIL del 120 per cento. Mentre, vale la pena di ribadirlo, la Sicilia questo debito ce l’ha nella misura e nella proporzione del sette per cento del proprio prodotto interno lordo.
Certo, è un momento difficile perché in questo contesto di un’economia fragile come quella di
tante altre regioni, non soltanto del nostro Paese, di tante regioni meridionali, l’economia e il sistema economico siciliano, come dicevamo, presenta non poche criticità. In questo contesto, non c’è dubbio che noi registriamo anche una vera e propria aggressione all’autonomia speciale.
Non si parla più nel nostro Paese né di federalismo e neppure di regionalismo, che in fondo è il fondamento dell’organizzazione del nostro Stato e si va affermando, di fatto, a tutti gli effetti, un nuovo centralismo che è lo strumento attraverso cui, più agilmente, governare processi di revisione della spesa, tagli e risparmi che, molto spesso, sono concordati in sede internazionale e vengono imposti, registrando da chi di competenza un atteggiamento di insofferenza per le lungaggini, per le “resistenze”, per le istituzioni democratiche ed elettive e si tende sistematicamente e metodicamente a screditare.
In un momento del genere, considerate le criticità di cui vi dicevo e anche l’aggressione alla nostra
autonomia speciale, è necessario che soprattutto il Presidente della Regione possa esercitare appieno le sue prerogative, che sia libero da ogni vincolo e non sia indebolito nel suo ruolo, soprattutto al confronto con gli uomini, con i vertici delle altre istituzioni.
Come ben sa, signor Presidente, così non è per me! Non è così da oltre due anni, almeno dal 29 marzo del 2010. Sarebbe ipocrita nasconderselo, soprattutto in questo momento e devo dirle, francamente, con grande enorme disagio, che ho cercato di nascondere, e questo mi è costato molto, questo sentimento che ho vissuto in mille occasioni, soprattutto, e non soltanto in quei confronti che il mio ruolo, fino all’ultimo, con il Governo e con il Presidente del Consiglio, mi porta a tenere continuamente.
Non è così per una vicenda giudiziaria, ne abbiamo parlato e vi ho reso conto, a partire dal 13 di aprile del 2010. una vicenda giocata abilmente, devo dire, sul piano mediatico attraverso una bene
orchestrata fuga di notizie, tanto da ingenerare nell’opinione pubblica un’idea di grave responsabilità da parte mia, mentre – lo dico, perché la gran parte di voi non lo sanno – nei fatti, primo, al Presidente della Regione siciliana, in Sicilia, non è stato consentito dopo due anni e quattro mesi di essere interrogato. Ho parlato con voi, ho rilasciato interviste, ho fatto conferenze stampa.
Per ben tre volte, nell’arco di questi due anni, la pubblica accusa ha richiesto l’archiviazione.
Un processo, che era iniziato da molti mesi, è stato interrotto alla vigilia della sua naturale conclusione ed, ancora, molti di voi non lo sanno o forse lo sanno, non solo non è stato disposto ma non è stato neppure richiesto un rinvio a giudizio.
Non è che non sono stato rinviato a giudizio; non è stato richiesto il rinvio a giudizio.
Da cittadino semplice, libero dal peso di una carica così importante e così impegnativa, sempre nel rispetto, ovviamente, della magistratura, avrò il diritto ed ho anche il dovere di fare conoscere ai siciliani e agli uomini dell’istituzione le particolarità di questa vicenda giudiziaria, di un’indagine che non è stata mai compiuta perché, nel caso in cui lo fosse stata, avrebbe potuto forse mettere in discussione una sentenza già emessa ed ampiamente pubblicizzata.
Ragione per cui potrò, potrete, potremo, a tempo debito e a voce più alta, pur senza menarne un
vanto che molto spesso è motivo perché se ne tragga vantaggio – perché si è trattato, come vi dicevo
l’altra volta, di fare il nostro dovere -, potremo diffondere a voce più alta la consapevolezza che forse mai, forse mai come in questi trascorsi quattro anni, sono stati seriamente intaccati gli interessi illeciti e criminali, mafiosi e non.
Mi ero impegnato, nel rispetto della istituzione che rappresento, che qualunque verdetto di un giudice non avrebbe raggiunto il Presidente ma il semplice cittadino. Così è. La mia scelta è stata maturata in altri tempi e oggi, per come mi sono impegnato a fare con il popolo siciliano e con tutti voi, do seguito a quell’impegno. Ma c’è un’altra ragione che mi induce a dimettermi, anche se da più parti mi è stato chiesto di desistere. C’è una ragione politica precisa. Sono convinto, e me ne assumo la responsabilità, che l’anticipazione delle elezioni potrà consentire, dico potrà consentire, alla politica regionale e ai siciliani di determinarsi più autonomamente.
Potrà consentire che la Presidenza della Regione, il Governo, le alleanze, il Parlamento regionale, possano essere sottratti in buona parte, mi auguro del tutto, ai tavoli della trattativa tra i partiti nazionali laddove la Sicilia, ma anche la sorte del popolo siciliano, il nostro destino, sarebbero stati trattati come merce di scambio, così come è stato, così come è accaduto, salvo brevi parentesi temporali, in questi sessant’anni di cosiddetta autonomia.
Sono convinto infatti, e oggi più che mai, sono convinto, ma credo che si tratti di una consapevolezza sempre più diffusa, che autonomia e partiti nazionali sono ontologicamente incompatibili.
In questi quattro anni la concreta esperienza autonomista condotta con determinazione ha provocato l’indebolimento e talvolta la disgregazione di quei partiti e, in particolare, di alcuni di quei partiti. Se si confrontano, vi prego di rifletterci per un momento, le condizioni del quadro politico di oggi con quelle del 13 aprile 2008 quando si votò, i mutamenti sono quasi incredibili e molti di questi hanno avuto origine in Sicilia.
Ed è stata la logica e la pratica politica e di governo dell’autonomia a determinarli; non è stato un capriccio, una volontà di fare questo piuttosto che quest’altra cosa.
Qui si sono evidenziati, in una Regione meridionale a Statuto speciale, i limiti di un bipolarismo che nell’alternanza ci lascia l’Italia più povera e smarrita e che ha accresciuto, a mio avviso, ma non solo a mio avviso, a dismisura il divario tra Nord e Sud che sembrano appartenere a due diversi continenti.
Oggi a Comiso bisogna ricorrere alle proteste, allo sciopero della fame, per denunciare la colpevole omissione di uno Stato che lascia inutilizzato un aeroporto la cui pista fu inaugurata dodici anni fa, mentre il miraggio del Ponte va sfumando nelle nebbie dello Stretto e le ferrovie restano indegne, addirittura, di un Paese da terzo mondo.
Oggi è facile contestare l’autonomia dopo che la si è ridotta ad un simulacro di se stessa, in un patto scellerato tra governi e classi dirigenti fondato sull’assistenzialismo, sullo spreco, sul saccheggio delle risorse naturali, umane ed elettorali, salvo ora attaccarla in questo momento di debolezza per eliminarla, dipingendola agli occhi del mondo come la causa di tutti i mali, addirittura, del nostro Paese, salvo gridare al fallimento della Sicilia che non c’è stato, sono passati credo una decina di giorni da quei titoli a nove colonne. Interessare i giornali di mezzo mondo, seguendo una tattica politico mediatica disonesta e criminale, magari con l’intento di alzare e poi abbassare rating e spread, valori dei mercati finanziari, per supportare gli spending review – di cui si fa un gran parlare – per minacciare la povera gente che più povera non può essere, per insultare il precariato, i nostri forestali, per farli quasi vergognare di esistere e di guadagnare un mitico stipendio.
Signor Presidente, so che avete approvato una legge, useremo i nostri poteri nell’emergenza di protezione civile o quanti altri potremo esercitare, ogni risorsa disponibile, per intanto quei servizi fondamentali per non massacrare le altre Isole della Sicilia, ma anche perché riteniamo che – lo diciamo, ovviamente, consapevoli che insieme abbiamo approvato una legge per il blocco delle assunzioni – la gente che ha costruito, ha fondato l’aspettativa della propria vita, quella della propria famiglia, nessuno può pensare o permettersi il lusso di credere che la si possa condannare alla morte civile e non soltanto civile.
Una manovra per favorire la speculazione finanziaria che mortifica la produzione e il lavoro, sequestra le democrazie, le commissaria o minaccia di commissariarle, rovescia i governi e piega ai suoi interessi gli uomini e le donne ormai di mezzo mondo.
Sono convinto, vi dicevo, che non c’è autonomia istituzionale, come le tante esperienze regionali ci insegnano, senza autonomia politica.
Questi quattro anni sono serviti, credo, perché questo si comprendesse e io non giudico negativamente questo proliferare di movimenti del territorio, di gruppi di parlamentari, di gruppi politici che, ormai si sono resi conto, abbondantemente, che la risposta alla domanda dei cittadini provenienti dai partiti nazionali non è più assolutamente sufficiente.
Questa mia scelta, signor Presidente e onorevoli colleghi, lucida e ragionata, mi auguro possa aprire una ulteriore fase politica e di governo e dell’azione legislativa guidata da uomini liberi, non intruppati, che sappiano archiviare la tradizionale piaga dell’ascarismo e del trasformismo che ha caratterizzato e caratterizza, in misura sempre più ridotta, la nostra vicenda politica e quella della nostra classe dirigente. Possa essere guidata da una politica libera e forte che sappia riconquistare l’autonomia e, finalmente, realizzarla in tutti gli articoli dello Statuto.
In questi giorni, credo, anche ieri, oggi, voi stessi rivedete il 24 che cosa c’è al posto dell’Alta
Corte, per non parlare degli articoli 36, 37 e 38 dello Statuto. Uno Statuto, non lo dimentichiamo, ottenuto con la passione, con la lotta e col sangue, e attuarla, finalmente, questa autonomia, certo praticando il rigore finanziario, superando il modello di una pubblica Amministrazione concepita come ammortizzatore sociale per liberare energie e risorse per lo sviluppo, per incentivare l’impresa che produce e dà lavoro a chi lo merita e non ai nostri amici.
Un’autonomia, una classe dirigente e un Presidente della Regione che possano confrontarsi alzando la voce se serve, da pari a pari con lo Stato pretendendo che la ferita delle due Italie venga rimarginata dopo centocinquanta anni di parole, di speranze, di illusioni o di inganni.
Da pari a pari e con voce forte, tanto da prendere atto, in caso contrario e che si prenda atto anche della controparte che piuttosto che essere quotidianamente vituperati ogni giorno, giorno per giorno, come la fatidica palla al piede di questa palla al piede, consensualmente e civilmente ci si liberi. Il piede, da un canto, e la palla, dall’altro; e ognuno per la sua strada.
Ecco perché è necessario che votando il 28 e il 29 si elegga un Presidente forte, senza vincoli e riparta l’azione di governo a favore dell’autonomia.
A tal proposito non mi stanco di citare Malta, che è a un braccio di mare dalla Sicilia.
E’ un fazzoletto di terra poco fertile, conta gli abitanti di metà di Palermo, ha una pressione fiscale che è enormemente più bassa della nostra e nell’era della recessione conosce una straordinaria stagione di sviluppo. Ha una rappresentanza nelle istituzioni dell’Europa, e si fa valere.
In quell’Europa che senza politica e senza ideali impone la legge del più forte. Ha finanziato, nell’interesse di alcuni Paesi che, certo, si sono potenziati, salvo ora a meravigliarcene come se fosse il portato del caso, ha finanziato l’espansione ad Est mentre ha fatto fallire, deliberatamente, lo sviluppo verso Sud e l’area di libero scambio Euro-Mediterranea. E sottoscrive continuamente
protocolli che portano al fallimento della nostra economia e della nostra economia agricola in maniera particolare.
Io credo che le politiche di questi quattro anni, di cui non rinnego né per i governi né per le alleanze né per le riforme né per tutti gli uomini e le donne che ho avuto l’onore di avere a fianco a me, riforme e azioni la cui valutazione sarà resa quando gli umori dell’oggi lasceranno il posto ad una analisi più serena e che, pur tra mille errori che ho compiuto, mille incertezze, mille ritardi per i quali non giova cercare attenuanti nelle inimmaginabili ostilità, sofferenze e sacrifici, io credo che le politiche di questi quattro anni abbiano determinato una svolta che, comunque, vada continuata nella consapevolezza di chi governa, ma soprattutto nella consapevolezza di chi legifera.
Se lascio la Presidenza della Regione, la Presidenza del popolo siciliano, se lascio tutte le cariche politiche, le lascio tutte, le ho lasciate tutte per la verità, lo faccio ragionevolmente, con serenità e assolutamente senza rimpianti.
Sono consapevole di avere toccato, peraltro, l’apice degli onori perché per un siciliano la Presidenza della Regione non è stata, non può essere stata la tappa della carriera politica, una tappa che poi vede Parlamenti nazionali, piuttosto che Parlamenti europei, infatti il Parlamento europeo è stato prima e neppure ministeri; ma costituisce il punto più alto di un percorso. Ecco perché non ci sono rimpianti, c’è una grande serenità e sicuramente una grande soddisfazione.
E le lascio consapevole di aver fatto, pur tra mille limiti, il mio dovere fino in fondo.
Ringrazio per questo, perché me lo hanno permesso, il popolo siciliano e vi auguro sinceramente lo auguro a tutti voi novanta, di potere continuare a servire e a servire meglio la Sicilia. Grazie.
(Applausi)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l’Assemblea prende atto delle dimissioni del Presidente della Regione.
Ricordo che, ai sensi dell’articolo 10 comma 2 dello Statuto, si procede alla nuova e contestuale elezione dell’Assemblea Regionale e del Presidente della Regione entro i successivi tre mesi.
Ricordo, altresì, che ai sensi dell’articolo 8 bis comma 3 dello Statuto e secondo la giurisprudenza della Corte Costituzionale (sentenza n. 12 del 2006), nel periodo tra lo scioglimento dell’Assemblea e la nomina del nuovo Governo regionale, il Presidente e gli Assessori possono compiere atti di ordinaria amministrazione.
Avverto infine che, a norma dell’articolo 4 della legge costituzionale n. 1 del 1962, finché non si è riunita la nuova Assemblea regionale siciliana sono prorogati i poteri della precedente Assemblea.
Onorevoli colleghi, in questa giornata molto particolare che segna la vita delle Istituzioni regionali sento forte il dovere di ringraziare tutti voi, colleghi deputati, per l’impegno profuso e per la partecipazione all’attività parlamentare che, in questi quattro difficili anni, ha registrato il conseguimento di importanti risultati sia sul versante legislativo che per quanto concerne l’attività ispettiva e politica. Tutto questo nonostante l’enorme difficoltà del quadro politico e soprattutto difficoltà di natura finanziaria.
E’ auspicio di questa Presidenza, ma credo di interpretare il sentimento dell’intero Parlamento, che i prossimi mesi, pur nella competizione elettorale che si avvicina, possano far emergere valori condivisi di partecipazione nella comune prospettiva del miglioramento delle condizioni di vita dei siciliani.
Onorevoli colleghi, questa è l’ultima seduta dell’Assemblea.
Terremo seduta giovedì 9 agosto 2012, alle ore 11.00, per eventuali ordini del giorno rispetto ad impugnative da parte del Commissario dello Stato per le otto leggi che abbiamo approvato tra ieri e oggi.
Pertanto, la seduta è rinviata a giovedì 9 agosto 2012, alle ore 11.00, con il seguente ordine del giorno: Comunicazioni.
La seduta è tolta alle ore 18.31
Licenziato dal Servizio Lavori d’Aula – Ufficio dei Resoconti alle ore 20.30
DAL SERVIZIO LAVORI D’AULA
Il Direttore
dott. Mario Di Piazza
Il Responsabile
Capo dell’Ufficio dei resoconti
dott.ssa Iolanda Caroselli

http://www.ars.sicilia.it/sedute/default.jsp

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