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Italcementi – “Il Cementificio deve chiudere”

 gli articoli per Il Quotidiano della Calabria

Lo stabilimento Italcementi di Vibo Marina

VIBO MARINA ITALCEMENTI

Vibo che ha più emissioni inquinanti di una grossa provincia come Milano e che, attualmente, conserva il tristissimo primato, tra le calabresi “di provincia col più alto tasso di tumori maligni”. E’ la Vibo di cui “è quasi impopolare parlare, perché è facile essere fraintesi” e di cui si è parlato sabato scorso a Vibo Marina, durante l’incontro organizzato da associazioni (Wwf Calabria, Marea, Mamma Clara, Nuova Corrado Alvaro, Forum delle associazioni vibonesi) e cui hanno aderito le rappresentanze provinciali di partiti (M5s, Federazione della sinistra, Idv, Sel) e  sindacati (Sib). Durante lo svolgimento dei lavori, la  relazione dello studioso barese, medico Isde ed assessore all’Ambiente di Modugno Agostino Di Ciaula. Una Vibo che comunque, per il momento, si appresta a salutare l’uscita di scena dello stabilimento Italcementi a partire dal 10 settembre, giorno di avvio della cassa-integrazione per le maestranze locali in forza all’azienda. Che, però, è l’auspicio giunto dal responsabile delle Risorse umane Silvestro Capitanio durante la riunione che si è svolta negli scorsi giorni in Prefettura, potrebbe “tornare qualora la crisi del mercato fosse risolta” e riprendere, a quel punto, proprio dalla combustione di Cdr. Proprio quella che Di Ciaula ha bollato senza remissione come “altamente nociva”, se non “letale” assieme, peraltro, alla stessa presenza di cementifici o inceneritori – anche senza che vengano bruciati rifiuti –  a causa della “forte emissioni di inquinanti pericolosissimi per la salute umana come particolato, diossina, Pcb e metalli pesanti”. Su Di Ciaula, considerato in maniera unanime uno dei luminari di settore a livello nazionale, è ricaduta la scelta delle associazioni e dei partiti promotori della conferenza che si è tenuta nel piazzale antistante la Capitaneria di porto. Lo hanno fortemente voluto perché voce “autorevole e imparziale” e perché abituato, “al contrario di quanto troppo spesso si fa a livello locale, a parlare dati alla mano”.

L’analisi di Di Ciaula. Quelli sciorinati e desunti dal Registro europeo per le emissioni sono apparsi molto chiari e hanno riguardato, nel particolare, anche il Cementificio di Vibo. Che già totalizza senza bruciare Cdr ma utilizzando combustibili fossili come il Pet Coke, “una quantità di diossido di carbonio leggermente superiore a quella dell’inceneritore di Brescia, uno dei più grandi d’Italia e di una centrale termo-elettrica di grossa taglia. L’ossido di azoto è, invece, rispetto ai due impianti appena citati, il triplo”. Non ha “senso – poi – parlare di emissioni contenute, perché i parametri cambiano di anno in anno e, anche quando vengono rigidamente rispettati, non tengono conto dei pericoli che si ripercuotono sulla salute umana”. Di quali pericoli si tratta? “Anzitutto numerosi studi scientifici sull’impatto ambientale dimostrano che chi vive vicino ad un cementificio deve tenere conto di un elevato livello di Particolato e di metalli pesanti nel sangue, nell’aria e nei terreni. Particolato sono chiamate – ha chiarito il medico – particelle solide piccolissime in grado di superare il filtro polmonare e la barriera che si trova tra polmone e sangue, entrando in circolazione e facendo danni ovunque arrivino. L’inquinamento generato da questa sostanza causa nel breve termine, anche in una sola giornata, un incremento di mortalità da malattie cardio-vascolari tipo infarto o ictus o la riacutizzazione o nuova genesi di malattie polmonari ma, soprattutto – ha continuato – nel lungo periodo causa inequivocabilmente tumore polmonare. L’organizzazione mondiale della sanità ha elaborato un grafico che ci dice che concentrazioni anche minime di Particolato fanno male alla salute, e il rischio è maggiore per i non fumatori. E i cementifici, è questo il punto – ha proseguito Di Ciaula –  ne producono quantità elevatissime che si mantengono intatte fino a cinque chilometri dal punto esatto in cui sono state emesse”. E i filtri cosiddetti “a maniche”? “Non servono a nulla, sono totalmente inefficaci. Se una particella molto piccola riesce a superare i filtri dell’organismo, può mai essere trattenuta dai filtri costruiti dall’uomo? Ovviamente no e il grafico di rendimento dei filtri ci dice che funzionano bene trattenendo il 90% delle particelle solo quando sono intasati. Si dice poi che i cementifici raggiungono temperature altissime e per questo producono meno diossina. E’ vero ma nel ciclo di lavorazione la temperatura non è costante dall’inizio alla fine: ci sono momenti in cui supera i mille gradi ma alla fine del processo avviene il ciclo di raffreddamento in cui temperatura si abbassa. E’ quello il momento – ha proseguito lo studioso nella sua analisi – in cui le diossine disgregate inizialmente si riformano e si ricondensano. Si accumulano, poi, nel terreno, nei tessuti umani ed animali”.

Le conseguenze dell’uso del Cdr e i pericoli derivati dal Pcb. Questo senza bruciare rifiuti perché, facendolo, il discorso cambia. E, sembra, peggiori. “Bruciare rifiuti genera metalli pesanti, diossine, idrocarburi policiclici aromatici ed altri composti persistenti, che rimangono lì dove emessi e vengono assorbiti dall’uomo in qualunque modo possibile: ingestione, inalazione, perfino attraverso il contatto cutaneo, si accumulano nei tessuti degli animali viventi trasferendosi da un organismo all’altro e sono tossici. Causano danni al dna, mutazioni genetiche, malformazioni fetali, alterazioni ormonali, tumori maligni. I limiti consentiti sono in continuo divenire ed in discesa e riguardano un adulto di 70 chili, cosa che appare altamente nociva per i bambini e per la vita in fase embrionale. C’è poi il Pcb. Lo stabilimento Italcementi di Vibo Marina – ha continuato Di Ciaula – ne produce circa 164 grammi l’anno. Non ci si faccia ingannare dai grammi perché queste sostanze esprimono la loro tossicità addirittura in un milionesimo di grammo. E causano il cancro, alterazioni del sistema immunitario, neurologie, endocrine. Altra rivelazione sconvolgente è il danno epigenetico. Questi inquinanti – ha proseguito – arrivano fino a dentro cellule ed il Dna provocando meccanismi di riprogrammazione fetale e, dunque, ci sono danni molto gravi che si verificano anche dopo una generazione o che nei bambini in età scolare esposti rivelano alterazioni dello sviluppo psico-motorio”.

Conclusioni e la salvaguardia della salute e dei posto di lavoro.“Tutti i cementifici – è stata la conclusione di Di Ciaula – anche seguendo la legislazione italiana e le imposizioni dettate dalla Comunità europea, devono chiudere. Questo – è quanto hanno affermato anche il presidente regionale del Wwf Giuseppe Paolillo ed il portavoce del Forum delle associazioni vibonesi Antonio D’Agostino – non va affatto contro la prospettiva di conservare l’occupazione dei lavoratori dello stabilimento di Vibo Marina. Nessuno vuole, e noi compresi, che venga perso, come è stato detto, un solo posto di lavoro e, in più, un indotto virtuoso, garantirebbe non centinaia di posti, ma migliaia. Ma, senza andare troppo lontano – hanno continuato – quello che conta è soprattutto la salvaguardia della salute dei lavoratori, esposti più degli altri ai rischi in questione”. E, da questo punto di vista, la precisazione conclusiva è arrivata ancora da Di Ciaula: “maneggiare clinker pieno di ceneri tossiche, perfino a prodotto finito, è rischiosissimo e crea un forte rischio disoccupazionale. Gli operai, infatti, accusano in molti danni irreversibili al Dna e si vedono, dunque, alla lunga impossibilitati a lavorare. Molto meglio pensare ad occupazioni alternative, a riconversioni, anche perché – ha concluso – non può essere considerata unità di sviluppo l’incedere di malattie tra lavoratori e non o il numero di cementifici presenti ma, piuttosto, lo sviluppo è fatto da un indotto virtuoso che crei maggiore occupazione e liberi dalla sudditanza verso la classe politica gli operai”.

News & Views dalla Calabria – a cura di Zaira Bartucca

http://calabro9.ilcannocchiale.it/post/2748627.html

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